• NUOVI DISSIDENTI

Un appello agli intellettuali: svegliate l'Italia!

L'incultura è una caratteristica del nostro tempo, lo si nota anche dalla sciatteria lessicale con cui si esprimono gli stessi vertici dello Stato. E la classe intellettuale preferisce essere asservita. Un appello va rivolto, dunque, a quegli intellettuali dissidenti che non piegano la testa e che possono gettare le basi di una nuova Italia. Come Havel, senza potere, fece in Cecoslovacchia con la rivoluzione di velluto. 

Vaclav Havel

Recentemente Marcello Veneziani ha voluto porre l’accento sulla distinzione tra governare e far politica, attraverso il paragone evocativo dell’antica Roma con la differenza tra il potere consolare utilizzato per le decisioni e i tribuni della plebe istituiti per la rappresentanza popolare. Oggi i cosiddetti “tecnici” al governo, sotto la direzione del Primo Console, Mario Draghi, guiderebbero i processi decisionali, mentre i politici, di qualunque colore, sarebbero ridotti a meri tribuni della plebe. Si tratta di una situazione pericolosa ad alto rischio totalitario. Ormai lo si è ripetuto in tutte le salse. C’è un terzo elemento, però, che a mio parere manca nella pur interessante analisi di Veneziani: il ruolo degli intellettuali.

Oggi il livello culturale nella gestione della cosa pubblica ha raggiunto minimi mai riscontrati da quando si è costituita la repubblica. È quello che i tedeschi chiamano Zeitgeist, spirito del tempo, ed è un perfetto indicatore del periodo di Basso Impero che sta vivendo la nostra civiltà. L’assenza assoluta di idee, principi, valori, ideali, visioni e cultura sembra accomunare sia i consoli che i tribuni. A volte ciò emerge persino in maniera pacchiana. Basti prendere l’esempio dell’ultima circolare N. 15350/117/2/1 del 10 agosto 2021 sottoscritta da un tecnico, il prefetto Bruno Frattasi, Capo di Gabinetto di un ministro tecnico, il prefetto Luciana Lamorgese, che dovrebbe governare la sicurezza del nostro Paese. Ebbene, quella circolare con i suoi trentasette errori ortografici e refusi in sole tre paginette e mezzo, è riuscita a raggiungere il primato di atto amministrativo più sgrammaticato del mondo. Roba che resterà per molto nel guinness dei primati. Certo, non dubitiamo delle capacità grammaticali e sintattiche dei signori prefetti, ma quella circolare è il sintomo di una sciatteria, di una trascuratezza di un pressapochismo che è davvero sintomatico dell’attuale declino.

Se questo riguarda i consoli, la situazione è ancora più tragicomica per ciò che concerne i tribuni. Stendiamo un velo pietoso, per amor di Patria, sul livello culturale medio dell’attuale classe politica. Tolte, ovviamente, le rarissime eccezioni che servono solo a confermare la regola generale. Ora, sarebbe interessante comprendere se, di fronte a questo disastro collettivo, una importante funzione potrebbe averla la classe intellettuale. Non mi riferisco, ovviamente, agli intellettuali á la page, a coloro che utilizzano la cultura per servire il regime, ai pensatori prezzolati, agli ideologi del Pensiero Unico, ai luminari pretoriani del sistema, ai cantori del Principe. Grazie a Dio, in Italia esistono ancora delle menti e coscienze critiche che rifiutano di asservirsi al Potere. Persone come Veneziani, Cardini, Agamben, Cacciari, possono aiutare il nostro Paese ad uscire dall’attuale palude stigia? L’intelligenza può salvare l’Italia facendola emergere dalle tenebre dell’attuale buio culturale? Io credo di sì.

Non vale l’obiezione che i veri intellettuali dissidenti rispetto al regime non hanno potere, non hanno mezzi di comunicazione, non hanno armi, non hanno risorse finanziarie. La storia ha dimostrato che il pensiero può avere una forza sovrumana. Pensiamo all’esperienza di un uomo come Váklav Havel, il dissidente ceco diventato poi primo presidente della repubblica democratica cecoslovacca. Quest’uomo ha combattuto e vinto la dittatura comunista sovietica nel suo Paese con la sola forza delle idee e il coraggio della verità. Celebre è il suo saggio dal titolo sintomatico: Il potere dei senza potere. Uno come Havel, senza soldi, senza armi, senza mezzi di comunicazione, senza potere, appunto, è riuscito ad abbattere il regime con quella che fu definita «rivoluzione di velluto», ossia senza sparare un colpo e senza spargere una goccia di sangue. Quando gli chiedevano come avesse fatto, lui rispondeva semplicemente: «Con la forza delle idee e il coraggio della verità».

È nota una sua frase: «Una parola di verità, anche se pronunciata da un solo uomo, è più potente, in certe circostanze, di un intero esercito; la parola illumina, sveglia, libera; anche la parola ha un potere: è il potere degli intellettuali». Una bella lezione ai veri intellettuali italiani, ai quali forse vale la pena rivolgere un appello. Salvate l’Italia.

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