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ELEZIONI

Tre candidati abortisti e pro-gender per il cattolico Messico

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Cosa c'è in palio nelle elezioni messicane del 2024? Molto, perché potrebbero portare alla scristianizzazione del Messico. I tre principali candidati alle presidenziali sono tutti pro-aborto e gender.

Esteri 01_06_2024
Città del Messico, moltitudini in piazza per la fine della campagna elettorale (La Presse)

Cosa c'è in palio nelle elezioni messicane del 2024? Molto più di cariche politiche, l’esito del voto rappresenterà la scelta tra la definitiva scristianizzazione o la ripresa del buon senso civile cristiano.

Nel più grande giorno elettorale della storia, il 2 giugno verranno elette 20mila cariche politiche in tutto il paese oltre ai candidati che si contenderanno, stante le previsioni, il ballottaggio per la presidenza della Repubblica, dopo la catastrofica presidenza del caudillo socialcomunista Lopez Obrador.

L’uscente maggioranza di Morena e il suo leader socialcomunista Lopez Obrador non solo hanno portato le peggiori ideologie del gender e favorito la pressoché completa liberalizzazione dell’aborto a livello federale, ma anche una ondata di violenza senza precedenti. Ciononostante, lo stesso presidente, ha dichiarato lunedì 27 maggio che il paese ispano-americano ha «stabilità politica ed in Messico si può andare ovunque… la violenza è localizzata e per questioni speciali», tuttavia solo nell’ultima settimana il paese è stato teatro di almeno 30 omicidi di candidati che avrebbero dovuto partecipare alle elezioni generali di domenica.

L’ultimo caso di violenza omicida, forse il più sconvolgente perché ripreso in diretta e riguardante un candidato sostituto di altro già ucciso, riguarda il candidato sindaco di Coyuca de Benítez, candidato della coalizione PRI, PAN, PRD, José Alfredo Cabrera Torres, che  stava salutando i suoi sostenitori quando è stato ucciso.

A tre giorni dalla più grande giornata elettorale nella storia del Messico, i preparativi continuano e l'Istituto Nazionale Elettorale (INE) prevede la partecipazione di 98 milioni di elettori. Oltre al nuovo presidente della Repubblica (che rimarrà in carica fino al 2030), si vota per il Senato della Repubblica, dove saranno rinnovati 128 seggi, la Camera dei deputati con 500 deputati federali che saranno rinnovati per un periodo di tre anni e i Governatorati di nove stati tra cui: Città del Messico, Chiapas, Guanajuato, Jalisco, Morelos, Puebla, Tabasco, Veracruz e Yucatan.

Inoltre, si voterà per l’elezione del sindaco della capitale Città del Mesico, di tutte le 16 municipalità della capitale, oltre ai sindaci e consigli comunali di 31 amministrazioni locali importanti del paese.  Alla vigilia delle elezioni, i vescovi messicani hanno invitato i sacerdoti e i religiosi del Paese a «rispettare le leggi elettorali e rispettare il diritto dei cittadini di esercitare il proprio voto in modo libero e informato». La Conferenza episcopale messicana (CEM) il 28 maggio ha ricordato a sacerdoti e religiosi che il «ruolo di guide spirituali è quello di incoraggiare la riflessione, la preghiera e la partecipazione responsabile dei fedeli ai processi democratici…nel rispetto della libertà di coscienza e delle leggi elettorali» è essenziale «per costruire una società più giusta, pacifica e solidale».

Le parole dei vescovi richiamano l’attenzione alla legge messicana, che vieta ai ministri di culto di esprimersi  a favore o contro qualsiasi candidato, partito o associazione politica, soprattutto durante le celebrazioni pubbliche. Tuttavia, le linee guida emanate dall'episcopato elencano una serie di cose che i ministri di culto possono fare, come parlare e pubblicare testi «sull'importanza della partecipazione dei cittadini…e promuovere i diritti umani alla libertà religiosa e alla libertà di coscienza e ricordare…la dottrina e il corpo delle credenze religiose su argomenti come la vita, la famiglia, il matrimonio, i diritti umani, l'etica pubblica e in generale la dottrina sociale cristiana». In molti confidano che i sacerdoti non manchino di far presente le buone ragioni e i principi non negoziabili che, insieme alla più ampia dottrina sociale della Chiesa, devono guidare la scelta elettorale della maggioranza cattolica del paese.

Infatti, i principali candidati alla presidenza della Repubblica sono pro-aborto e pro-gender, sia la candidata Claudia Sheinbaum della coalizione Continuiamo a Fare la Storia (Movimento di Rigenerazione Nazionale  o “Morena”, Partito del Lavoro e Partito Ecologista Verde del Messico), sia la seconda candidata Xóchitl Gálvez della coalizione di Forza e Cuore per il Messico (Partito di Azione Nazionale PAN, Partito Rivoluzionario Istituzionale PRI e Partito della Rivoluzione Democratica). Il terzo candidato alla presidenza è Jorge Álvarez Máynez, anche egli pro-aborto e pro-LGBTI, del partito Movimiento Ciudadano.

Tutti dunque si sono dichiarati apertamente favorevoli alla diffusione dell’ideologia gender, dei matrimoni LGBTI, dell’aborto libero e dell’eutanasia, secondo una puntuale analisi compiuta dal sito web AciprensaEduardo Veràstegui, noto attore e produttore cattolico messicano che aveva tentato senza successo di presentare la propria candidatura, invita ora a non votare per i principali candidati, ma a scrivere il proprio nome sulla scheda. Un esercizio nobile, ma poco popolare e dall’esito improbabile a meno che la Chiesa Cattolica non compia sino in fondo il suo dovere.