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REPORTAGE

Testimonianze da Yaroun, il villaggio cristiano distrutto dall'Idf

Yaroun è un villaggio cristiano del sud Libano completamente distrutto dall'Idf, compreso il convento delle suore locali. In questo reportage abbiamo raccolto le testimonianze del parroco, padre Charles, e di suor Therese.

Esteri 08_05_2026
Bombardamento di Yaroun (AP)

Scrive Robert Fisk, eminente giornalista britannico inviato in Libano negli anni della guerra civile, che non conviene guardare il Medio Oriente troppo da vicino; in caso contrario, si è inevitabilmente costretti a fare i conti con la propria coscienza, nonché con la propria storia individuale e collettiva.

Anche se buona parte dell'Occidente sembra aver fatto proprio il paradossale suggerimento di Fisk, ci sono fatti che, per motivi spesso imperscrutabili, sono capaci più di altri di abbattere il muro della rimozione che circonda quella parte di mondo - peraltro più vicina all'Ovest di quanto si pensi, e non solo geograficamente.

Il vilipendio del crocifisso preso a martellate da un soldato israeliano nel sud del Libano è uno di questi fatti; la distruzione ad opera di IDF del convento e della scuola delle Religiose Salvatoriane Basiliane dell'Annunciazione nel  villaggio di fede greco cattolica (o melchita) di Yaroun, nella stessa area geografica, un altro. In mezzo, decine di altri episodi accaduti  in Libano in violazione della tregua attualmente in vigore tra Stato Ebraico e Paese dei Cedri, ma meno noti alle nostre latitudini: la demolizione di dozzine di  altri villaggi sciiti e cristiani, l'uccisione di migliaia di civili libanesi di ogni confessione religiosa, compresi donne e bambini, l'esodo di centinaia di migliaia di famiglie costrette a fuggire dalle bombe israeliane lasciandosi indietro tutto.

La notizia della demolizione degli edifici delle suore di Yaroun è rimbalzata con insolito vigore sui media nazionali, dai più piccoli a quelli mainstream. L'Osservatore Romano ha dedicato alla vicenda di Yaroun e dei villaggi che ne condividono la sorte la prima pagina del 2 maggio scorso, corredata da una foto che non necessita di didascalie.

Mercoledì 6 maggio il Santo Padre Leone XIV - coadiuvato dal Nunzio Apostolico nel Paese dei Cedri, monsignor Paolo Borgia - si è collegato in videoconferenza con il Vescovo greco cattolico melchita di Tiro e con una decina di sacerdoti delle varie denominazioni cattoliche presenti nel sud del Libano, assicurando loro il proprio sostegno, la propria benedizione e la propria preghiera.

La Nuova Bussola Quotidiana ha raggiunto telefonicamente padre Charles, parroco di Yaroun – che al momento vive nel villaggio poco distante di Ain Ebel - chiedendogli di ricostruire la storia recente del villaggio e dei suoi abitanti.

Padre Charles, quando ha lasciato Yaroun assieme alla sua comunità?
La prima volta che abbiamo lasciato Yaroun è stato il 9 ottobre 2024, durante i due mesi di invasione israeliana del Libano. Idf distrusse la chiesa parrocchiale, intitolata a San Giorgio, assieme alla moschea e a una grande quantità di case appartenenti sia a cristiani che a sciiti. Poi, dopo la tregua (siglata tra Israele e Libano il 27 novembre 2024, ndr) -  anche se le demolizioni non sono cessate nemmeno con la tregua - chi non ha avuto la casa interamente distrutta è rientrato e pian piano sono state riparate le abitazioni che avevano subito danni. Ma quando la guerra è scoppiata di nuovo il 2 marzo scorso, dopo l'uccisione di Khamenei,  l'esercito israeliano ha ricominciato a bombardare il villaggio, provocando la fuga di chi era rientrato. Stavolta Idf ha distrutto completamente il salone della chiesa di San Giorgio – che stavamo utilizzando come chiesa provvisoria –  i locali dei giovani della parrocchia, posti sotto il salone, e le abitazioni che erano appena state riparate.

Dove si trovano i suoi parrocchiani in questo momento?
Alcune famiglie di Yaroun si sono disperse tra i villaggi di Ain Ebel e Rmeich, sempre qui nel sud, mentre altre si sono spostate a nord in diversi villaggi del Monte Libano, la regione di Beirut.

Qual è la situazione a Ain Ebel, dove lei si trova attualmente, a Rmeish, a Debel? Avete ancora scorte di acqua, cibo, medicinali? State ricevendo aiuti o siete tagliati fuori dal resto del Libano?
Ogni villaggio ha una situazione a sé. Qui a Ain Ebel l'esercito israeliano ha intimato agli abitanti della zona del paese più vicina a Bint Jbeil (la città sciita dove negli ultimi mesi hanno avuto luogo duri scontri tra Hezbollah e soldati dell'esercito israeliano, ndr) di lasciare le loro case. La mia abitazione si trova in questa zona, assieme a quelle di molti altri residenti; ci siamo spostati nell'altra parte del villaggio e siamo in attesa che Idf ci dia il permesso di rientrare. Altre abitazioni di Ain Ebel sono invece state completamente distrutte dall'esercito israeliano. A Rmeich, Idf ha bombardato tutte le case vicine a Hanin, villaggio sciita dove si trova Hezbollah. Per quanto riguarda Debel, l'esercito israeliano ha circondato il villaggio e gli abitanti non ci possono più entrare, se non previa l'autorizzazione di Idf; in ogni caso non ci sono più elettricità né acqua, perché l'esercito israeliano ha distrutto i pannelli solari che alimentavano la pompa d'acqua del villaggio. Abbiamo ricevuto degli aiuti di medicinali, ma non c'è un solo ospedale rimasto in piedi nella nostra zona, dunque se ci saranno casi di gravi emergenze la situazione sarà molto critica. Gli aiuti arrivano (generi alimentari, kit sanitari, vestiti) ma ci sono dei bisogni che i box di aiuti non possono soddisfare ed è il motivo per cui l'aiuto finanziario al momento è quello più necessario. Non si può negare che queste famiglie e, in generale, gli abitanti rimasti nei villaggi del sud hanno bisogno di denaro per resistere perché, oltre al resto, hanno perduto anche il lavoro. Per essere franco, le famiglie hanno più bisogno di denaro che di altri generi di aiuti.

Cosa pensa che accadrà al sud del Libano?
Posso solo dire che spero che questo periodo passi presto.

Suor Therese è una Religiosa Salvatoriana che vive ad Hadath, nella dahyie – l'intreccio di quartieri che forma la periferia sud di Beirut - dove la sua congregazione ha una casa e una scuola, il Collège Notre Dame de la Délivrance. Dal 2 marzo scorso la scuola è stata lambita più volte dai raid israeliani che hanno raso al suolo gran parte della dahyie, in cerca di uomini, mezzi e strutture di Hezbollah.

Da una settimana a questa parte, da quando il destino del convento di Yaroun è divenuto noto a livello internazionale,  i giornalisti non le danno tregua, ci racconta. “Ma io ho molto da fare, non posso rispondere a tutti”, ci confida in ottimo francese. «Il nostro convento di Yaroun non c'è più, ma anche la nostra casa e la nostra scuola di qui sono continuamente minacciate. Avichay Adraee (il portavoce in lingua araba di Idf, ndr) emette quotidianamente ordini di evacuazione per questa parte della città. La zona in cui siamo è proprio al confine con il quartiere sciita di  Lailaki, e ci siamo trovate in mezzo a tutti i bombardamenti di questi ultimi mesi». Il legame tra il convento distrutto di Yaroun e la casa di Hadath ha un volto e un nome precisi: è l'anziana suor Suzanne, una vita passata in seno alla congregazione delle Religiose Salvatoriane nel sud del Libano. Da quando ha dovuto lasciare Yaroun suor Suzanne vive in casa con suor Therese e le altre consorelle; ci hanno avvertito che non parla volentieri, e rispettiamo il suo riserbo. L'ultimo raid israeliano sulla periferia sud di Beirut ha avuto luogo mercoledì 6 maggio, quasi un mese dopo i terribili attacchi simultanei su tutto il Libano dell'8 aprile scorso che, solo nella Capitale, hanno provocato 200 morti. 

Con la ripresa dei bombardamenti su Beirut cade l'ultima parvenza di tregua – ufficialmente tuttora in vigore – tra Libano e Israele. Secondo il Ministero libanese della Salute Pubblica, giovedì 7 maggio le vittime dell'aggressione israeliana in tutto il Paese sono salite a 2727  (8438 i feriti) – 433 in più rispetto all'entrata in vigore del Cessate il fuoco il 17 aprile scorso.

Chi desidera aiutare la comunità di padre Charles può inviare un bonifico all'associazione Annas Linnas

https://annaslinnas.weebly.com/donations.html

indicando come causale “Yaroun”.