Se il tabù Tesla conta più della verità: il caso Gallese è preoccupante
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Si è conclusa, ufficialmente per «rinuncia», l’esperienza di monsignor Gallese alla guida della diocesi di Alessandria. Fatali le polemiche per il possesso di una Tesla e presunte spese pazze, non dimostrate. Mentre restano in sella i vescovi che negano la dottrina.
Il caso del vescovo con la Tesla si è concluso col più classico dei promoveatur ut amoveatur. Monsignor Guido Gallese a soli 64 anni ha lasciato la guida della diocesi di Alessandria ed è stato nominato nuovo assistente ecclesiastico del Collegamento Nazionale dei Santuari. Un contentino che non toglie l'amaro in bocca per l'allontanamento anticipato – ufficialmente per «rinuncia» – dalla cattedra su cui sedeva da 14 anni. Gallese cade vittima di una campagna mediatica che lo ha mostrificato per gli spostamenti in moto (usata), la passione per il kitesurf e il possesso della già citata Tesla. Elementi spiattellati sui media con l'evidente intento di rendere credibile la voce sulle spese pazze. In realtà, secondo quanto trapela, le finanze della diocesi sono in ordine. La vera colpa del vescovo è stata quella di non piacere a tutti e così le lamentele dal Piemonte orientale sono arrivate fino a Roma. Gli hanno contestato di aver governato e quindi l'accorpamento di parrocchie, la gestione delle unità pastorali e lo spostamento di parroci. Contro Gallese erano partite lettere indirizzate alla Santa Sede già qualche anno fa, quando si era trovato ad affrontare una ribellione di fedeli per il trasferimento di un prete da una chiesa di Valenza.
Dal Vaticano era stata ordinata ad inizio 2026 una visita apostolica affidata al cardinale Giuseppe Bertello terminata però senza «una riga scritta e nessuna sanzione», come ha tenuto a far sapere il vescovo in un'intervista a La Voce Alessandrina. «Tuttavia, il clima generale e le circostanze che si sono create hanno evidenziato il bisogno di voltare pagina, per tutti» ha spiegato monsignor Gallese. Dopo anni in cui populismo e giustizialismo sembravano dilagare anche nel governo della Chiesa, c'era la speranza che l'elezione di un canonista come Robert Prevost potesse significare la fine della stagione delle rimozioni arbitrarie sull'onda della pressione mediatica. Per questo il caso di Alessandria – se, come dice Gallese, da Roma non è arrivata alcuna sanzione e nemmeno una riga al termine di un'ispezione – genera un po' di delusione.
Ora, per Alessandria, Leone XIV ha nominato un amministratore apostolico, il vescovo di Acqui monsignor Luigi Testore. Il prossimo 4 ottobre Gallese farà il suo saluto ufficiale alla diocesi che Benedetto XVI gli affidò nel 2012. Il vescovo ha reagito con stile al ridimensionamento, commentando con favore la nomina ad assistente ecclesiastico perché la sua «vocazione è nata proprio in un luogo di pellegrinaggio, Medjugorje». Ma resta tutta l'amarezza che aveva fatto trasparire a fine gennaio di quest’anno lamentandosi di come fosse doloroso vedere la propria vita «passata al setaccio del pregiudizio». La vicenda di Alessandria è preoccupante: le spese pazze non ci sono state, ma il chiacchiericcio sì, quindi è meglio cacciare il vescovo e voltare pagina... Dopo i tanti, troppi casi dei dodici anni di Francesco speravamo di non vedere più vescovi messi a riposo (o quasi) molto prima dei 75 anni canonici e invece siamo di nuovo qui a commentarne uno. La lezione che arriva da Alessandria è evidente: un vescovo può negare la dottrina e sfidare l'autorità di Roma come avviene sistematicamente in numerose diocesi tedesche, ma si guardi bene dal viaggiare in Tesla. Piuttosto sconfortante.


