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Ora di dottrina / 224 – La trascrizione

La regalità di Maria – Il testo del video

Quando si parla di regalità universale di Maria, ci si riferisce al dominio benevolo che la Madonna esercita su tutti gli uomini e anche sugli angeli. Una regalità che discende da quella di Cristo. I riferimenti scritturistici e l’enciclica di Pio XII, Ad Caeli Reginam.

Catechismo 04_10_2026

Iniziamo oggi una piccola sezione di queste Ore di dottrina da dedicare alla regalità universale di Maria. Cosa intendiamo con regalità? Il re, la regina, per essere definiti tali, devono avere un effettivo dominio su un territorio (quindi l’estensione geografica del dominio deve essere precisata), su un popolo, per guidarlo a un bene comune. Questo è proprio il senso del reggere, da cui derivano appunto i sostantivi re e regina. Reggere indica proprio questo dominio “al servizio di”, che si estende appunto su un popolo, su una nazione.

Quando parliamo di regalità universale di Maria, non ci stiamo riferendo a un mero titolo onorifico ma all’effettivo dominio di Maria Santissima che ha estensione universale e che si esercita su tutti gli uomini, su ciascuno di loro, e anche sugli angeli.

Oggi iniziamo a tratteggiare i riferimenti principali delle Sacre Scritture e della Tradizione della Chiesa. Quando parliamo di questo titolo, dobbiamo tenere presente un’enciclica dedicata proprio a questo tema, l’enciclica Ad Caeli Reginam di Pio XII, che è un po’ il culmine dello sviluppo sul tema della regalità di Maria, che pure è stato trattato anche dopo papa Pacelli. Questa enciclica è stata un po’ il sigillo posto dalla Santa Sede rispetto a un percorso che ora andremo a vedere. È un percorso che dobbiamo tenere presente anche rispetto ad altri titoli mariani di cui abbiamo anche parlato, come il titolo di Mediatrice e quello collegato di Corredentrice. È uno schema che tende a ripetersi.

Nell’enciclica di Pio XII ci sono due testi fondamentali che vengono richiamati come fondamento biblico della regalità di Maria. Un’obiezione che è stata sollevata al titolo di Maria Regina è il fatto che non si trova questa espressione nelle Scritture in riferimento a lei. Noi abbiamo già dedicato delle catechesi alle figure mariane dell’Antico Testamento. Abbiamo visto anche la figura della Regina Madre, a cui vi rimando. Sicuramente non abbiamo nelle Scritture l’affermazione che Maria è regina dell’universo: questa è un’obiezione classica, ripetuta. Però, in realtà, potremmo a nostra volta obiettare che nelle Scritture non c’è neanche il titolo della Santissima Trinità: si parla del Padre, del Figlio e dello Spirito di verità, ma non c’è il termine Trinità. Quindi dobbiamo entrare nell’ottica che non è vero che tutta la terminologia che non si trova nelle Scritture deve essere eliminata in quanto non fedele alle Scritture, perché in realtà è proprio la comprensione più profonda delle Scritture che ha portato e continuerà a portare la Chiesa a introdurre una terminologia che, seppur non presente nelle Scritture, rispecchia, comunica un contenuto che c’è nelle stesse Scritture.

Il primo testo è quello dell’Annunciazione, perché qui l’angelo saluta Maria Santissima con delle parole assolutamente decisive per il nostro tema. L’angelo saluta Maria e le dice, in riferimento al Figlio che lei avrebbe dato alla luce: «il Signore gli darà il trono di Davide, suo padre» (Lc 1, 32); e aggiunge: «Regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 33). Quindi si parla di un trono, evidentemente regale, e di un regno. Un trono e un regno indicano necessariamente un re. E Maria è la madre di Colui che sarà re in eterno. Il passaggio è: Cristo è re, Maria è la madre del re e dunque è la regina.

L’altro testo, abbastanza esplicito, sempre nel Vangelo di Luca, è il brano relativo alla Visitazione, perché Elisabetta saluta Maria come «madre del mio Signore». Il termine Signore ha una connotazione di regalità, quindi Maria è salutata come madre del sovrano. C’è anche un altro testo che è stato messo in luce da alcuni mariologi, in particolare da padre Gabriele Roschini, un servita che ha dato un contributo straordinario allo sviluppo della mariologia. Padre Roschini dice che questi due testi si riferiscono a un diritto nativo, cioè Maria è regina in quanto predestinata dall’eternità ad essere madre del Re. C’è anche un altro testo che ci fa vedere la stessa regalità, ma questa volta per diritto di conquista. Facciamo un piccolo passo indietro per capirci. Quando parliamo della regalità di Cristo, noi diciamo che Cristo è re per due ragioni fondamentali: 1) perché è Dio, perché è l’uomo-Dio; 2) per diritto di conquista. Quale conquista? Quella della redenzione. Con la redenzione, Egli in qualche modo conquista l’umanità intera, strappandola a un’altra “regalità”, una regalità fasulla perché in realtà è una tirannia, cioè quella del demonio, del peccato. Redenzione vuol dire proprio questo: strappar via qualcuno da qualcun altro che ne ha la proprietà. Così Cristo è nostro re anche per diritto di conquista.

Quando parliamo di Maria Santissima abbiamo qualcosa di analogo, anche se non uguale. Per diritto di natura, ella è madre di Dio e dunque ha una regalità che le deriva da Cristo di cui è madre. Ma c’è anche per lei una regalità per diritto di conquista che padre Roschini vede raffigurata molto chiaramente nel capitolo 12 del libro dell’Apocalisse, dove leggiamo di una Donna che vince, con Cristo, contro il drago. Questa immagine ci dice che, in quell’azione compiuta dal Figlio per riscattare gli uomini, ella è partecipe. Ella stessa, essendo partecipe di quella lotta, in modo subordinato a Cristo, conquista l’umanità e quindi è regina anche per diritto di conquista. Padre Roschini sottolinea questa duplice regalità o meglio: la regalità, da un lato, e la tirannia, dall’altro, che potremmo chiamare anche “regalità usurpata”. Cioè, da un lato la Donna, dall’altro il drago. Questa lotta è una lotta per ottenere un potere, una regalità. Oggi la parola potere ci fa pensare al peggio, ma in realtà c’è un potere buono che è precisamente quello che viene esercitato da Gesù Cristo e da Maria Santissima.

Abbiamo anche un apparato regale. La Donna viene presentata come vestita di sole, con una corona di dodici stelle: le dodici stelle indicano le dodici tribù della casa di Giacobbe, ma anche i dodici apostoli, quindi la Chiesa adombrata nell’Antico e realizzata nel Nuovo Testamento, che sarà perfetta in Paradiso. E poi c’è la luna ai suoi piedi. Perciò questa immagine è stata letta correttamente da alcuni interpreti come un apparato regale, perché i re e le regine nel linguaggio tradizionale dell’umanità si riconoscono da qualche cosa di visibile che li distingue, come l’abito regale, la corona, lo scettro. Questo testo dell’Apocalisse indica in qualche modo i segni della regalità di Maria.

Sulla base di questi tre testi neotestamentari, che richiamano la figura veterotestamentaria della Regina Madre, vediamo com’è stata recepita la regalità di Maria dalla Chiesa e dal popolo di Dio, perché è qui che ci giochiamo la “partita” sulla classica obiezione per cui non c’è alcun riferimento di Maria Regina nelle Scritture; anzi qualcuno aggiunge che l’affermazione della sua regalità addirittura confliggerebbe con le Scritture dove la Madonna si chiama «ancella», «serva del Signore»; quindi, secondo questa obiezione, se volessimo essere fedeli alle Scritture dovremmo togliere la corona a Maria Santissima. Può sembrare che stia esagerando ma in realtà ci sono stati dei sacerdoti che hanno fatto delle azioni per scoronare Maria, togliendole la corona perché questa – sostengono – sarebbe una sovrastruttura “medievale” e non fedele alle Scritture.

L’altra obiezione che viene mossa è che l’affermazione della regalità di Maria sminuirebbe, diventerebbe concorrente della regalità di Cristo. Per qualsiasi titolo mariano tornano puntualmente le stesse obiezioni. Vediamo un po’ di tratteggiare brevemente questo percorso della consapevolezza del popolo cristiano, dei santi sulla regalità di Maria.

Riguardo al primo periodo, potremmo parlare di “periodo del germoglio”, nel senso che è il periodo in cui la verità della regalità di Maria inizia a germogliare in modo molto chiaro, ma anche molto umile, com’è un germoglio. Un germoglio non è un albero monumentale: lo diventerà, ma non lo è ancora. Abbiamo alcune indicazioni in questo periodo, tra cui, per esempio, quella che troviamo nelle catacombe di Priscilla, a Roma: nell’Adorazione dei Magi, la Madonna, secondo alcuni interpreti, ha due elementi che indicano che la si è voluta rappresentare come regina: 1) ha un’acconciatura molto simile a quella usata per rappresentare le imperatrici; 2) e la sua postura, cioè l’essere assisa in modo maestoso, il che poi darà il “la” alla rappresentazione, in epoca romanica, della Madonna seduta in trono in modo regale. Già questo è un segnale di una percezione che quella «serva del Signore» è molto più che una serva, esattamente come il «servo di Jahvè» è molto più che un servo.

L’elemento fondamentale di questo primo periodo è proprio questo passaggio: se Cristo è re, Maria è la madre del re e dunque è la regina madre. La lettura primaria che emerge è quella che mette in rilievo il diritto nativo di Maria ad essere regina. Altro riferimento è il fatto che troviamo il titolo di Maria come Signora. San Girolamo, quando commenta i vari significati del nome di Maria, parla anche di quello di Signora, Domina. Chiaramente la definizione del titolo di Madre di Dio da parte del Concilio di Efeso (431) ha confermato e dato una spinta ulteriore a questi primi accenni della regalità di Maria. E possiamo dire che è un periodo in cui questa regalità, più che essere frutto di riflessione, è semplicemente affermata nei titoli attribuiti a Maria e in questa arte incipiente.

Dopo questo “periodo del germoglio”, un autore, nell’VIII secolo, che diventa più esplicito è san Giovanni Damasceno (670/680-749). Nella sua seconda omelia sulla Dormizione di Maria (è interessante il fatto che la regalità di Maria è spesso affermata in relazione alla sua Dormizione e quindi alla sua Assunzione in Cielo), il Damasceno ci dice che la maternità divina è il fondamento della regalità. Quindi, formula in modo più esplicito questo legame: il fondamento, la maternità divina, e la conseguenza di questo fondamento, la regalità.

Con Ambrogio Autperto (c. 740-784), che fu teologo e precettore di Carlo Magno, si inizia a intravedere un altro aspetto: Maria non è regina “solo” perché è la madre del re, ma anche perché è la sposa del re. È un tema che appare qui in modo espresso, siamo sul finire dell’VIII secolo.

Dalla fine dell’VIII secolo inizia un periodo di grande sviluppo che arriva fino all’epoca della Riforma protestante, quindi al XVI secolo. Anche qui abbiamo diversi elementi. Il primo riguarda le rappresentazioni di Maria incoronata. Quindi passiamo da Maria seduta su un trono e anche con una postura, degli elementi che richiamano l’imperatrice, a Maria che viene proprio incoronata dal Figlio, dal Padre, da tutta la Santissima Trinità. Oltre ad autori che continuano a parlare di Maria come regina, vediamo anche sorgere una preghiera importantissima: la Salve Regina. La Salve Regina ci dice in modo esplicito l’affermazione nel sensus fidei – perché la preghiera indica proprio il sensus fidei, quello che crede la Chiesa nella sua liturgia – di una consapevolezza che si radica sempre di più nella coscienza dei cristiani, e di conseguenza nell’espressione della preghiera della Chiesa.

Tra i diversi autori che parlano della regalità di Maria, due mi sembrano particolarmente significativi. Il primo è Eadmero di Canterbury (c. 1060 – c. 1126) che fu il compagno di vita, amico di sant’Anselmo d’Aosta, del quale fu anche biografo (la Vita Anselmi è opera sua). Eadmero è citato più volte nell’enciclica di Pio XII, Ad Caeli Reginam. Egli introduce un aspetto importante. Non solo ribadisce che Maria è regina per titolo di natura, in quanto madre di Dio, come avevano detto san Giovanni Damasceno e altri, ma afferma anche che è regina per diritto di conquista. Verso il XII secolo si comincia quindi a comprendere che Maria è regina anche perché, come diremmo oggi, è corredentrice: ha partecipato alla battaglia e ha riportato la vittoria.

Un altro riferimento che ha molto influito sotto l’aspetto della regalità è quello del Mariale, che è un’opera che è stata attribuita per molto tempo a sant’Alberto Magno, mentre oggi la si attribuisce a uno pseudo-Alberto Magno. Il Mariale ha molto inciso nella “coscienza” della teologia, della pietà del Medioevo. In questa opera troviamo una conferma dell’intuizione di Eadmero. Scrive l’autore del Mariale: «Sola, essa [Maria] ottenne il consorzio nel regno perché era stata d’aiuto nel lavoro». Di quale lavoro si parla? Evidentemente del lavoro della conquista delle anime, il lavoro della salvezza delle anime. Dunque, in quanto è stata d’aiuto in questo lavoro, ottiene anche il consorzio nel regno, perciò è consorte di Cristo nella regalità. Per sommi capi questa è la seconda fase del percorso che stiamo trattando.

La terza fase, che va dal XVI secolo ai nostri giorni, è particolarmente segnata da un aumento di testi di riflessione più specifici, da quelli più controversistici – per esempio quelli di san Pietro Canisio nei confronti dei protestanti che non accettavano la regalità di Maria – a quelli di autori come san Luigi Maria Grignion de Montfort, sant’Alfonso Maria de’ Liguori, passando per i papi che iniziano a usare questo titolo nei loro discorsi, nei loro saluti, nei loro documenti. È l’epoca anche della maturazione del senso della regalità nei congressi teologici, mariologici, nazionali e internazionali. È anche l’epoca di iniziative come quella del 1933, del Pro regalitate Mariæ, un movimento internazionale che si occupò di raccogliere firme tra cardinali, vescovi, persone autorevoli, per chiedere la proclamazione ufficiale, da parte dell’alta cattedra di Pietro, della regalità di Maria. Fu un movimento di sensibilità, ma anche un movimento di studi che portò a far maturare la dottrina sulla regalità di Maria. E che culmina, come dicevo, nell’enciclica di Pio XII, Ad Caeli Reginam (11 ottobre 1954). Poi, l’1 novembre 1954, papa Pacelli proclamava la festa liturgica di Maria Regina. E lui stesso incoronò l’immagine di Maria “Salus populi romani”. Dunque, un’enciclica, una festa liturgica e un gesto che suscita e conferma la pietà popolare: tre elementi che indicano la consapevolezza della Chiesa sul fatto che Maria è pienamente regina. E potremmo dire che oggi questo titolo è “sdoganato”: pensiamo alle Litanie Lauretane, che finiscono con una serie di invocazioni a Maria come regina: Regina angelorum, Regina patriarcharum, Regina prophetarum, eccetera. Di volta in volta sono stati aggiunti altri titoli, ad esempio Giovanni Paolo II la proclamò Regina familiæ.

Nonostante la chiarezza con cui la Chiesa ha proclamato Maria Regina, non mancano mai quelli che pensano di saperla più lunga della Chiesa. Chiudiamo dando un piccolo sguardo retrospettivo a questo percorso. Vedete come una verità ormai pacifica, quella che riguarda Maria Regina, non è nata matura, adulta, come nulla in questo mondo nasce sviluppato: tutto ciò che è vivo segue la legge della nascita, della crescita e della maturazione. Tutti i dogmi e i titoli mariani hanno questo tipo di percorso; se uno pensa di trovarli già pronti e sviluppati nelle Sacre Scritture o nei primi secoli non comprende questa legge fondamentale dello sviluppo e adotta una prospettiva assolutamente fuorviante che impoverisce moltissimo la Chiesa e la teologia cattolica. Sarebbe come pensare di far ritornare una quercia centenaria, a furia di potarla, un germoglio: è una follia. Se poto una quercia, la poterò in modo da farla crescere ancora di più; non posso pensare di farla diventare un germoglio, perché questo significherebbe ammazzarla. Le verità di fede nascono piccole e crescono: alcune crescono prima, altre maturano dopo, ma anche questa in fondo è la legge di tutto ciò che è sotto il sole. Non tutti i frutti, non tutti gli ortaggi maturano nello stesso tempo; ogni cosa a suo tempo. E la stessa cosa vale per la comprensione che la Chiesa ha dei dogmi e delle verità di fede che sono lì, nelle Scritture, nella Tradizione, ma chiedono ogni volta di essere approfonditi, compresi, difesi, sviluppati. Questa è un po’ la legge dello sviluppo della consapevolezza e dell’insegnamento delle verità di fede nella Chiesa. La prossima volta vediamo un po’ meglio il contenuto dottrinale della regalità di Maria.



Ora di dottrina / 224 – Il video

La regalità di Maria

04_10_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 224 – Il supplemento

Maria nella prospettiva trinitaria: il rapporto con il Figlio

04_10_2026 Luisella Scrosati

A immagine di Gesù, anche Maria è piena di grazia e di verità. Viene associata all’incarnazione con la divina maternità. E come nuova Eva, sposa-compagna del Redentore, genera la nuova stirpe dei redenti. Corrispondendo al singolare amore divino verso di lei, è Corredentrice, Mediatrice e Avvocata.

Ora di dottrina / 223 – La trascrizione

La distribuzione delle grazie nella Tradizione – Il testo del video

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Nelle Sacre Scritture ci sono i semi della mediazione universale di Maria Santissima, che include tanto l’acquisto quanto la distribuzione delle grazie. Semi di cui poi vediamo lo sviluppo con le riflessioni dei Padri, l’insegnamento dei santi e dei papi, la liturgia. Il contributo di san Bernardo.