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Ora di dottrina / 224 – Il supplemento

Maria nella prospettiva trinitaria: il rapporto con il Figlio

A immagine di Gesù, anche Maria è piena di grazia e di verità. Viene associata all’incarnazione con la divina maternità. E come nuova Eva, sposa-compagna del Redentore, genera la nuova stirpe dei redenti. Corrispondendo al singolare amore divino verso di lei, è Corredentrice, Mediatrice e Avvocata.

Catechismo 04_10_2026

L’idea fondamentale di questi articoli che cercano di riflettere sul mistero di Maria in relazione alla Santissima Trinità è che ciascuna Persona trinitaria comunica, partecipa all’amata ciò che in qualche modo la caratterizza. Creando l’amata e unendola a Sé, la Trinità, per così dire, imprime in essa le sue caratteristiche nella “misura” della capacitas e della docilità con cui ella accoglie l’amore e vi corrisponde. La capacitas è creata da Dio stesso, mentre la corrispondenza, suscitata e sorretta dalla grazia, è atto della creatura. In Maria Santissima noi troviamo qualcosa di unico e insuperabile sia nella capacitas che nella corrispondenza; creata immacolata da Dio, fin dal concepimento elevata non solo allo stato di grazia, ma alla pienezza della grazia, Maria ha corrisposto secondo questa pienezza all’amore di Dio. Si comprende dunque che nessuno quanto lei porti impresso nel proprio essere l’immagine e la somiglianza di Dio e, in particolare, di ciascuna Persona trinitaria.

La scorsa volta abbiamo visto come il Padre le abbia comunicato la virtù generativa relativa al Figlio nella divina maternità e l’abbia resa principio della nuova creazione come nuova Eva. Che dire di quella relazione così unica e intima con il Figlio stesso, da lei generato nel tempo?

Nella vita intratrinitaria, il Figlio ha la duplice caratteristica di essere il Generato e di spirare, con il Padre, lo Spirito Santo (di questo secondo aspetto, ci occuperemo in un altro articolo). Nell’unione con Maria Santissima, il Figlio le comunica questo essere generata ab initio et ante sæcula (Sir 24, 9; è il testo che corrisponde, nella Vulgata, a Eccli 24, 14 e che costituisce l’epistola di molte Messe mariane del Rito romano antico e il capitolo del Comune dell’Ufficio divino), evidentemente non come generazione eterna nella trasmissione della divinità, ma perché lei, pensata dall’eternità, prima della creazione, riceve in modo unico e irripetibile la pienezza della vita divina, per quanto possibile a una creatura. Ad immagine del Figlio, anch’ella è piena di grazia e di verità (cf. Gv 1, 14; Lc 1, 28), non nella modalità di una natura umana ipostaticamente unita alla persona del Verbo, ma nella modalità di una creatura elevata all’ordine ipostatico, perché Madre di Dio.

Ma la seconda Persona della SS. Trinità conforma a sé Maria anche nelle sue operazioni ad extra. Il Verbo si incarna per rivelare il volto di Dio e redimere gli uomini. Di fatto, l’incarnazione del Verbo è redentrice, come affermiamo nel Credo: «per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e […] si è incarnato nel seno della Vergine Maria». Propter nos homines et propter nostram salutem: nel presente stato di cose, il Verbo si fa uomo per liberarci dalla schiavitù di Satana, dal peccato e dalla morte, e così ridonarci la vita divina, restaurando l’opera della creazione. Nella sua donazione d’amore a Maria Santissima, il Figlio la conforma e la unisce a Sé in questa sua specifica missione ad extra. Maria viene intimamente associata all’incarnazione con la divina maternità: è dal suo grembo – e solo da esso – che il Verbo prende la nostra natura ed ella sarà per sempre la Madre del Verbo incarnato. Ma poiché il Figlio prende la nostra natura per divenire il «primogenito tra molti fratelli» (Rm 8, 29), per essere il «capo del corpo, cioè della Chiesa» (Col 1, 18), anche Maria Santissima viene attirata nell’orbita di questa nuova creazione, con il duplice titolo di Madre del Redentore e di sua sposa-compagna, quale nuova Eva.

L’insistenza con cui nel XX secolo pastori, teologi e fedeli hanno chiesto il riconoscimento di Maria come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata, ha la sua radice nella consapevolezza, più o meno riflessa, del fatto che, nell’opera della salvezza, Dio ha scelto una madre, per Sé e per quanti sono uniti a Lui nel suo corpo (la Chiesa) per la fede e il battesimo. Il dogma che la proclama Theotókos è il primo fondamento dell’estensione della sua maternità dal Capo (Cristo) al corpo (la Chiesa); Maria non può essere madre di un Capo senza corpo, quel corpo che il Capo ha unito a Sé, analogamente a come ella non può essere madre del solo Cristo-uomo, senza essere anche madre di Cristo-Dio. Vale sempre il principio fondamentale che l’uomo non deve separare ciò che Dio ha unito (cf. Mc 10, 9).

I Padri hanno visto molto presto che Maria è associata a Cristo non solo con il titolo di Madre, ma anche con quello di nuova Eva, e dunque di sposa del nuovo Adamo. Eva venne tratta dal costato di Adamo, per tornare ad essere una sola carne con lui, e generare così la stirpe umana; la nuova Eva offre la sua carne verginale a Cristo, perché sia tratto da lei, ma nel contempo, dal punto di vista della grazia, ella nasce dal fianco aperto di Cristo sulla croce, che l’ha redenta in modo unico (preventivo), per poterla associare a Sé nella generazione della nuova stirpe dei redenti. Questa associazione, disposta da Dio nei suoi eterni disegni, abbraccia dunque la nuova creazione e avviene in modo analogo a come avvenne la prima creazione, ossia con l’opera congiunta di un uomo e di una donna. Per questa ragione i Padri parlano anche di ricapitolazione: come fu la prima creazione, così (un “così” di analogia, non di identità) anche la rigenerazione. Si potrebbe forse con più precisione invertire gli analogati: la prima creazione della stirpe umana avvenne in questo modo – con Adamo, ed Eva che le fu data come aiuto e compagna – perché doveva essere figura della nuova creazione più perfetta. Maria è dunque pensata dall’eternità come la compagna del nuovo Adamo, Gesù Cristo, per compiere con Lui l’opera della rigenerazione.

L’analogia deve anche tener conto del fatto che se la prima creazione nasce immacolata, per poi precipitare nel peccato, la seconda inizia in uno scenario già di decadenza dell’umanità dallo stato della grazia. C’è dunque un’opera da compiere, una guerra da combattere per riscattare l’umanità e generarla nuovamente alla vita della grazia. Sappiamo che l’opera della nostra redenzione ha richiesto il sangue di Cristo, la sua immolazione sulla croce, e non semplicemente l’incarnazione. Dunque Cristo, che associa Maria a Sé nell’incarnazione, la associa anche nella redenzione, così che ella possa riparare il contributo immediato e attivo di Eva alla caduta, ai piedi dell’albero dell’Eden, con il contributo immediato e attivo alla rigenerazione ai piedi della croce (cf. Gv 19, 25-27).

Seguendo questa logica dell’amore trinitario che associa a Sé l’amata, Maria Santissima, e imprime in  lei, nel modo più perfetto possibile ad una creatura, le proprie operazioni ad intra e ad extra, che Maria sia Corredentrice non appare più un problema, ma una conseguenza della logica di questo amore unitivo. Ed è infatti secondo questa “logica” dell’amore divino che Gesù associa Maria a Sé anche nel trionfo. Egli ascende al cielo, per regnare alla destra del Padre, e condurre così ciascun uomo alla salvezza, mediante l’elargizione delle grazie acquistate con i suoi meriti; e analogamente, la SS. Vergine viene assunta in cielo, per regnare con Cristo e mediare ogni grazia di salvezza per gli uomini. Ancora, Gesù Cristo, con la sua risurrezione e ascensione, è «sempre vivo per intercedere» a nostro favore (Eb 7, 25); analogamente, Maria Santissima è assunta in cielo in anima e corpo, sempre viva, per intercedere incessantemente per noi. Ed è dunque a giusto titolo chiamata nostra Mediatrice e Avvocata.

Come si può vedere, i tre titoli tanto discussi – Corredentrice, Mediatrice e Avvocata – non sono altro che l’esito dell’amore singolare con cui Dio, il Figlio specificamente, ha amato e ama Maria, e imprime in lei i suoi stessi tratti. Tratti che dunque non trovano la sua origine in lei, ma nella partecipazione generosa che Dio le ha voluto concedere per puro amore, così che ogni gloria di Maria Santissima manifesta costitutivamente la gloria e l’amore della Trinità beatissima.



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