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A ROMA

Santa Prisca, una chiesa-scrigno sull’Aventino

Tra le prime martiri cristiane, Prisca era una vergine tredicenne uccisa in odio alla fede sotto l’imperatore Claudio. A lei è intitolata una chiesa sull’Aventino, con una storia che è come un riassunto di diverse espressioni artistiche e religiose.

Cultura 18_01_2022

“I martiri sono particolarmente preziosi per la Chiesa ed esiste un intimo legame tra martirio e Chiesa. I martiri, infatti, esprimono in modo peculiare la presenza di Cristo in essa, sono un’immagine privilegiata del Redentore, annunciano la salvezza eterna e trasmettono alla Chiesa uno speciale dinamismo di carità”. Così scrive Zdzislaw Józef Kijas dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, nel suo capitolo “Il martirio” presente nel testo Le cause dei santi, edito dalla LEV. Martirio, parola che ha segnato il cristianesimo fin dal suo sorgere. Il dono della vita di santa Prisca - di cui oggi celebriamo la memoria - rappresenta una testimonianza importante di quella presenza di Cristo fin dagli albori della Chiesa: la santa, infatti, è una delle prime martiri cristiane.

Santa Prisca, vergine, giovane romana, figlia di Aquila e Priscilla, uccisa in odium fidei sotto l’imperatore Claudio (41-54). Gli Acta Sanctorum ci descrivono il martirio al quale fu sottoposta la fanciulla tredicenne: messa in carcere sotto l’imperatore romano per essersi rifiutata di adorare la statua di Apollo, fu sottoposta alla tortura per poi essere condannata al supplizio delle belve nel Circo Massimo. Ma i leoni, anziché divorarla, si prostrarono ai suoi piedi. Fu così che venne di nuovo messa in carcere, flagellata e gettata nel rogo. Ma anche le fiamme la lasciarono illesa. Infine la condussero al decimo miliario della via Ostiense e la decapitarono. Lì venne eretta una chiesa. I suoi presunti resti furono rinvenuti nel III secolo da papa Eutichiano e trasferiti, poi, nella chiesa che da lei prese il nome.

Cerchiamo, allora, di fare una sorta di pellegrinaggio verso la chiesa a lei intitolata sull’Aventino, uno dei colli più famosi di Roma, ricco di memorie religiose cristiane e pagane. Nel luogo in cui sorge attualmente la chiesa di Santa Prisca, in origine si trovava una domus databile alla fine del I secolo. Alcuni storici attribuiscono la domus romana a Lucio Licinio Sura, altri - invece - l’hanno identificata come la residenza di Traiano prima di diventare imperatore. La chiesa fu costruita ai tempi dell’imperatore Onorio (tra la fine del IV secolo e gli inizi del V) e nel corso del tempo è stata più volte restaurata da diversi pontefici, come Adriano I (772-795) e Pasquale II (1099-1118). Nel XV secolo un incendio distrusse la parte anteriore della chiesa che venne restaurata da Callisto III (1455-1458).

Storia assai interessante quella della chiesa di Santa Prisca. Una storia che, vedendo una successione così prolifica di pontefici, può rappresentare - proprio grazie ai loro diversi rifacimenti architettonici - un “riassunto” iconografico della Chiesa nelle sue diverse espressioni artistiche e religiose. Appena giunti davanti la chiesa veniamo subito colpiti dalla sua facciata, riformulata nel XVI secolo dall’architetto Carlo Lombardi (o Lambardi) da Arezzo durante il pontificato di Clemente VII. Un timpano imponente troneggia su quattro paraste, partenti da un unico stilobate. Al centro, una porta, fiancheggiata da due colonne romane di granito, unico ingresso alla chiesa. Davanti a questo, un piccolo sagrato.

Entriamo, ora, in questa chiesa così ricca di fede e di storia. Regna, dentro, lo stile barocco. Necessario ricordare, infatti, che una sostanziosa opera di ristrutturazione fu eseguita in vista del giubileo del 1600, indetto da papa Clemente VIII. La chiesa internamente è suddivisa in tre navate, divise da due file di archi a tutto sesto. Queste poggiano su pilastri rettangolari, decorati con piccole mensole. All’interno dei pilastri sono racchiuse, visibili in parte, le antiche colonne del tempio cristiano.

La navata centrale è coperta da un soffitto ottocentesco a cassettoni lignei. Nelle navate laterali vi sono degli affreschi raffiguranti gli apostoli, gli angeli e alcuni santi. Questi affreschi furono realizzati dal pittore fiorentino Anastasio Fontebuoni (1571-1626). E sempre allo stesso artista sono attribuiti anche gli affreschi del presbiterio. Quali sono le raffigurazioni che possiamo vedere? Innanzitutto “Il martirio di santa Prisca” e “Il trasporto delle reliquie”. Dell’artista fiorentino è anche la complessa decorazione pittorica dell’abside. L’altare maggiore - sormontato da un arco trionfale su cui si può notare lo stemma di papa Clemente XII - è opera barocca del Lombardi. Sopra vi è posta una pala di Domenico Cresti, detto il Passignano (1560-1636), che rappresenta la santa mentre riceve il Battesimo dalle mani di san Pietro. Infatti, la tradizione vuole che fu proprio il primo pontefice a battezzare la santa martire. Vi è, all’interno della chiesa, un capitello-fonte battesimale del I secolo che ci ricorda questo evento. La pala d’altare del Cresti ci dona un’immagine sublime: l’apostolo Pietro - vestito con una tunica blu scuro ma lucente e una mantella rossa che cade dalle spalle - battezza la santa che veste una tunica rosa. La bellezza del volto è indescrivibile. Piegata, in ginocchio, con le mani conserte, riceve l’acqua del Battesimo. Se la presenza degli apostoli in questo luogo sia solo frutto di una leggenda non lo sappiamo. Cosa certa, invece, è che questa domus Priscae fu uno dei maggiori centri di predicazione ed evangelizzazione cristiana.

Ma oltre a questa sublime arte, che si erge magnifica sulla superficie, ne abbiamo una nascosta, posta sotto il suolo: è il mitreo - uno dei più interessanti della Capitale - ricavato alla fine del II secolo d.C. all’interno di un edificio più antico, databile intorno al 95 d.C., secondo alcuni identificabile con la Privata Traiani Domus, la casa abitata da Traiano prima di essere imperatore. Il luogo è stato rinvenuto durante gli scavi compiuti sotto la chiesa negli anni 1933-1936. Il mitreo, distrutto nel 400 d.C., poco prima della costruzione della chiesa, si presenta così: un’aula stretta e lunga, lungo le pareti corrono due banconi dove sedevano gli iniziati al culto di Mitra. Sopra i banconi, le pitture raffiguranti una “processione di iniziati” che sfocia in un’immagine del “patto di alleanza” tra Mitra e il dio Sole.

Con la chiesa di Santa Prisca, ancora una volta, Roma offre una perla nascosta di bellezza e spiritualità. Una chiesa che ci racconta di quel sangue versato per la fede e che ci fa riflettere sul cammino del cristianesimo nei secoli: da quel costato trafitto, il sangue versato di molti martiri.