San Giuseppe agente immobiliare, storie di ordinaria intercessione
«Qualunque grazia si domanda a san Giuseppe verrà certamente concessa», diceva santa Teresa d'Avila. Come ha sperimentato una famiglia americana che cercava una baita nel Vermont.
Una guarigione? Una conversione? No, una baita. Niente di eclatante ma neppure insignificante. Una grazia che a qualcuno sembrerebbe persino "superflua", eppure non lo è nell'ottica di Dio che veste anche i gigli del campo meglio di Salomone con tutta la sua gloria (cfr. Mt 6,28-29). E testimonia ancora una volta la veridicità delle parole di santa Teresa d'Avila: «Qualunque grazia si domanda a san Giuseppe verrà certamente concessa», come ha sperimentato una famiglia americana.
«Per più di un decennio l'ho cercata: una baita in mezzo alla natura selvaggia», scrive Sharon Delaney su National Catholic Register. Ma quel sogno era divenuto fonte di litigi tra lei e suo marito Rich per via del budget limitato e della frustrazione dei tentativi andati a vuoto. Fino allo sfogo con una sua amica che le suggerisce di chiedere aiuto a san Giuseppe. Così quella sera Sharon, che deve percorrere cinque ore in auto, durante il tragitto si rivolge al Padre putativo del Signore: «Avevo detto a san Giuseppe che volevo una casa nel Vermont, ma non una casa qualsiasi, bensì nel Vermont meridionale (non avevo intenzione di guidare per 10 ore). E la volevo vicino a una stazione sciistica. Doveva essere arredata, fin nei minimi dettagli, pentole e padelle comprese. Doveva essere vicino a una bella comunità parrocchiale. E volevo una casa tutta in legno, come la casa degli Ingalls ne La casa nella prateria». Nient'altro?
Al ritorno lo racconta a suo figlio che se la ride, mentre lei riapre i siti di annunci immobiliari. E per la prima volta salta fuori l'annuncio giusto, budget compreso. Ne parla a suo marito, senza dirgli inizialmente della richiesta al santo, e subito – senza litigi – contattano i proprietari, una coppia anziana che quell'annuncio lo aveva pubblicato solo poche ore prima, aggiungendo: «Abbiamo messo tanto amore in questo posto e vorremmo che andasse a una famiglia». Si accordano per andare a vedere la baita e in breve l'affare è fatto: quella era proprio "la casa nella prateria" e c'era tutto ciò che Sharon aveva chiesto, compresa la «bella comunità parrocchiale» nella chiesa vicina che – neanche a dirlo – è dedicata a san Giuseppe. E quel giorno era appunto la sua festa, 19 marzo 2026, soltanto due settimane dopo quella conversazione "casuale" con l'amica che l'aveva spinta a rivolgersi al santo.

