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La decisione

USA, Corte Suprema reintroduce (per ora) pillole abortive via posta

Altalena giudiziaria negli Stati Uniti in pochi giorni. Dopo la sentenza della Corte d’Appello (1 maggio 2026), che aveva bloccato la norma dell’amministrazione Biden sul mifepristone via posta, ieri la Corte Suprema l’ha temporaneamente ristabilita. Una norma che si è ritorta contro la “libertà” delle stesse donne. Il caso della ricorrente Rosalie Markezich.

Vita e bioetica 05_05_2026

Altalena giudiziaria negli Stati Uniti nel giro di pochi giorni. Prima, venerdì 1 maggio, lo stop temporaneo alle pillole abortive via posta deciso dalla Corte d’Appello del 5° Circuito. Poi, ieri, lunedì 4 maggio, la decisione – anch’essa temporanea – della Corte Suprema che ha reintrodotto la controversa norma dell’amministrazione Biden, con un ordine che scade tra meno di una settimana, per l’esattezza alle cinque del pomeriggio (ora di Washington) del prossimo lunedì 11 maggio.

L’ordine è stato sottoscritto dal giudice Samuel Alito, un conservatore, a seguito del ricorso d’emergenza presentato sabato 2 maggio da Danco Laboratories e GenBioPro, due aziende produttrici del mifepristone, la prima delle due sostanze usate nel regime “classico” di aborto farmacologico e appunto oggi distribuibile per corrispondenza. Lo Stato della Lousiana ha tempo fino a questo giovedì, riferisce Life Site News, per presentare nuovi documenti in risposta al ricorso dei produttori del mifepristone, dopodiché la Corte Suprema prenderà il tutto in considerazione. Una parziale doccia fredda, dunque, quella giunta ieri per il movimento pro vita americano, sebbene non si possa escludere un nuovo ribaltamento giudiziario la prossima settimana.

In effetti, il blocco deciso venerdì dalla Corte d’Appello per il 5° Circuito aveva (e ha) fondate basi. La sentenza dei giudici d’Appello era giunta a seguito della richiesta dello Stato della Louisiana e di Rosalie Markezich, argomentando che i ricorrenti hanno buone probabilità di vincere nel merito, condizione previa necessaria per ottenere la sospensione di una norma. La decisione significava il ripristino dell’obbligo della visita di persona prima di poter dispensare il mifepristone. Un requisito minimo, che è stato spazzato via dalla progressiva liberalizzazione della pillola nota anche come Ru486.

Infatti, va ricordato che quando la Food and Drug Administration approvò il mifepristone nel 2000, solo i medici, dopo tre visite di persona, potevano prescriverlo ed erano tenuti a segnalare gli effetti avversi gravi. Poi, nel 2016, la FDA consentì la prescrizione del mifepristone anche agli infermieri e dopo solo una visita medica di persona; da allora, inoltre, i medici sono tenuti a segnalare solo i decessi, e non anche tutti gli altri effetti avversi gravi subiti dalle donne che assumono il mifepristone. Nel 2021, all’epoca del Covid, l’agenzia del farmaco statunitense ha eliminato anche il requisito dell’unica visita di persona, consentendo la dispensazione del mifepristone via posta. Infine, nel 2023, a seguito della sentenza Dobbs vs Jackson e ad allarme per il Covid ormai rientrato – a conferma che il virus era un pretesto funzionale, in questo caso, a espandere e banalizzare ulteriormente l’aborto – è stata formalizzata l’eliminazione del requisito della visita e dispensazione di persona.

Nell’ottobre 2025 lo Stato della Louisiana e Rosalie Markezich hanno impugnato questa nuova, ultra-allentata, regolamentazione della FDA, chiedendone appunto la sospensione in vista di un giudizio nel merito: e la Corte d’Appello l’ha concessa. Netta la presa di posizione dei tre giudici della sezione interessata, i quali, dopo aver citato precedenti sentenze, spiegano: «Abbiamo ormai constatato per tre volte che il progressivo allentamento delle misure di sicurezza relative al mifepristone da parte dell’agenzia [la FDA, ndr] probabilmente non trovava fondamento nei dati e nella
letteratura scientifica. La stessa FDA ammette ora che le norme erano viziate da “carenze procedurali” e da una “mancanza di adeguata valutazione”. L’interesse pubblico non è servito dal perpetuare una pratica medica la cui sicurezza, come ammette l’agenzia, è stata studiata in modo inadeguato. Anzi, l’interesse pubblico richiede il contrario».

La FDA, dal settembre 2025, ha iniziato una revisione del mifepristone, ma non sa quando la finirà, né aveva voluto nel frattempo ripristinare prudenzialmente il requisito della visita di persona, opponendosi alla sospensione richiesta dai ricorrenti.

Altro punto importante. I giudici d’Appello hanno riconosciuto che la Louisiana ha sofferto un «danno irreparabile» dato dal fatto che la nuova regolamentazione della FDA è servita ad aggirare le norme statali a protezione dei bambini nel grembo materno e, inoltre, ha costretto lo stesso Stato a guida repubblicana a destinare fondi del programma Medicaid per curare donne che avevano subito danni fisici a causa del mifepristone. Malgrado il divieto introdotto dalla Lousiana a seguito della sentenza Dobbs, nello Stato, secondo quanto riferisce Life News, si sono continuati a praticare circa mille aborti al mese a causa delle prescrizioni a distanza da parte di medici di altri Stati. Problemi simili hanno interessato gli altri Stati con normative pro-vita.

Si è visto che tra i ricorrenti c’è una donna, residente in Louisiana, di nome Rosalie Markezich. Ma perché questa donna ha fatto ricorso contro la normativa della FDA che prevede la possibilità di dispensare le pillole abortive via posta e senza visita di persona? Semplice: per le costrizioni che molte donne patiscono proprio a causa di questa ulteriore liberalizzazione. Nel 2023 Rosalie era rimasta incinta e voleva portare avanti la gravidanza. Il suo fidanzato, tuttavia, era contrario: perciò lui aveva ordinato online delle pillole abortive, prescritte da un medico della California che non aveva mai parlato con Rosalie. La donna aveva resistito alle pressioni del fidanzato, che però un giorno l’aveva portata in auto in un luogo a lei sconosciuto, terrorizzandola e inducendola infine ad assumere le sostanze che hanno tolto la vita al suo bambino. Un trauma di cui Rosalie ancora soffre. E questa è solo una delle diverse storie di abusi emerse negli Stati Uniti (vedi qui) e “favorite” proprio dalle pillole abortive. Che non solo uccidono i nascituri, ma confermano quanto sia falsa la propaganda abortista sulla “libertà” delle donne.

Ora, la questione è appunto in mano alla Corte Suprema, che si pronuncerà nuovamente l’11 maggio.



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LO STUDIO

RU486, la FDA ha sottostimato gli effetti avversi

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