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I SACRI CUORI

Quel segreto legame tra il Cuore di Gesù e Maria

C'è un legame imprescindibile che unisce il Sacro Cuore di Gesù al Cuore Immacolato di Maria. Un vincolo che va dalla semplice e dolcissima somiglianza fisica tra Madre e Figlio, e che arriva sino all'unione mistica dei due Cuori in un sol Cuore sul monte Calvario e sulla Croce. È qui che, secondo molti Padri della Chiesa e Santi, trova il suo fondamento la corredenzione della Beata Vergine all'opera di Redenzione del suo divin Figlio.

Cultura 25_06_2022

Non è certo per un caso che, il giorno dopo la solennità del Sacro Cuore di Gesù, la Chiesa celebri la memoria liturgica del Cuore Immacolato di Maria. Vi è piuttosto un legame imprescindibile che unisce il cuore del nostro Divin Redentore a quello della Sua Santissima Madre, tanto da far dire con certezza che non si possa veramente conoscere, amare e adorare il cuore di Dio, senza passare per quello della Sua umile Serva. O, ancor più, si può affermare che di due distinti cuori non vi è che un solo e unico amplesso di divinissimo Amore.

SOMIGLIANZA DI CUORE

A parlarci delle analogie tra Gesù e Maria, non è solamente il popolo di Dio con i suoi moti d’affetto e con la tradizione che scaturisce dalla sua popolare devozione. Vi sono, al contrario, fior-fior di Padri della Chiesa, Santi e mistici che hanno elaborato una sorta di teologia della somiglianza tra la Madre ed il Figlio e, quindi, tra i loro sacratissimi cuori.

Tra i più antichi ricordiamo S. Efrem (+373) che così si rivolge a Gesù: «Somigli a Maria che ti ha partorito, poiché per mezzo di lei fosti in figura umana. Ecco: somigli al tuo Padre, somigli alla Madre tua, somigli pure a te stesso. O tu che hai assunto la forma del servo, gloria a te!».

Un antico concetto perfettamente tradotto in epoca moderna dal chiaro insegnamento di San Roberto Bellarmino (+1621): «Come l’immagine che risulta nello specchio è somigliantissima a colui che la produce, e viene prodotta senza il lavoro del pittore e senza intervento di tempo, così Cristo bambino nacque d’un tratto somigliantissimo alla madre e senza lavoro di lei o dell’ostetrica e senza spazio di tempo. […] Un giorno il Figlio disse: Chi vede me, vede anche il Padre mio; altrettanto poté dire della madre: Chi vede me, vede anche mia madre».

Anche la Santa contemporanea, Madre Teresa di Calcutta, interrogata sul tema della Corredenzione mariana ha avuto modo di esprimersi sulla relazione tra i due Sacri Cuori: «Maria è la nostra Corredentrice con Gesù. Ella ha dato a Gesù il corpo e ha sofferto con Lui ai piedi della Croce. Maria è la Mediatrice di tutte le grazie (…) Maria è la nostra Avvocata che prega Gesù per noi. È solo attraverso il cuore di Maria che noi giungiamo al Cuore Eucaristico di Gesù».

È invece l’ardente apostolo dei Sacri Cuori, san Giovanni Eudes (+1680), a cui si deve uno dei primi accenni sulla vera e propria unità mistica tra il Sacro Cuore di Gesù ed il Cuore Immacolato di Maria: «Non devi mai separare ciò che Dio ha così perfettamente unito. Gesù e Maria sono così intimamente legati l’uno con l’altro che chi vede Gesù guarda Maria; chi ama Gesù, ama Maria; chi ha la devozione per Gesù, ha la devozione per Maria».

DUE CUORI IN UNO

«Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima”». (Luca 2, 33-35)

È nella profezia di Simeone, durante la presentazione di Gesù al tempio, che si manifesta in modo tutto speciale l’unione tra il cuore della Madre e quello del Figlio. Un’unione vivissima che si traduce in una iconografia che quasi sovrappone i due Sacri Cuori immersi tra ardenti fiamme d'amore: l’uno, di Lui, trafitto dalla lancia e coronato di spine, l’altro, di Lei, trapassato dalla spada e circondato da una corona di rose e di gigli.

Una somiglianza che, chiaramente, va ben oltre l’aspetto iconografico: il profondo legame che Simeone annuncia tra i cuori di Madre e Figlio, si traduce in un comune destino di Passione tra l’Addolorata ed il Crocifisso. È esattamente sul Calvario che Gesù e Maria vedono fondersi i loro Cuori in un’unica esperienza di dolore e d'amore.

Come non citare a tal proposito le apparizioni di Fatima, alle quali si deve la propagazione del culto stesso del Cuore Immacolato di Maria. Con riferimento esplicito all’apparizione dell’Addolorata del 13 ottobre 1917 a Fatima, Suor Lucia dos Santos, l’unica veggente a divenire adulta dei tre pastorelli, spiega che la Chiesa chiama Maria «Nostra Signora dei dolori perché nel suo cuore ha sofferto il Martirio di Cristo, con Lui e accanto a Lui», diventando così «la Madre del Corpo mistico, la Chiesa, che è la sua generazione spirituale», e noi siamo quindi «figli del dolore e dell’amarezza del cuore di Gesù e del cuore della sua e nostra Madre».

Della stessa "scuola", insieme a numerose altre sante e mistiche, è santa Elisabetta della Trinità (+1906), la quale, guidata dalla visione contemplativa, parla di Maria come della «Regina dei Martiri» che vive direttamente nel suo cuore tutto ciò che ha vissuto suo Figlio Gesù: «È sempre "nel cuore" che le trapassò la spada. In Lei tutto accade dal di dentro»… nel Cuore!

IL CUORE DELLA CORREDENZIONE

Se si vuole capire, almeno in qualche misura, come la Beata Vergine visse nel suo Cuore gli stessi misteri dolorosi del suo Figlio Redentore, particolarmente nella sua Passione e Morte in Croce, un saggio eloquente e ammirevole ci è dato dall’esperienza della mistica Alessandrina da Costa.

Questa Beata, vissuta nella prima metà del ventesimo secolo (1904-1955), nelle sue copiosissime pagine di colloqui estatici, fornisce una speciale lettura dell’unione tra i due Sacri Cuori, come base del principio di Corredenzione mariana. Verità non ancora proclamata dalla Chiesa, ma contenuta nella dottrina della maggior parte dei Santi.

Ecco – secondo Alessandrina – un esempio di questa unità tra il Redentore e la Corredentrice nell’operare la redenzione universale. È Gesù stesso che parla alla Beata, mostrandole il Suo Cuore ed il Cuore della Mamma, ambedue trafitti e lacerati: «Ecco qui i cuori di Gesù e della tua cara Mamma. Vedi come il mondo è ingrato e crudele, vedi quanto sono feriti! Entrambi hanno la Croce, le medesime spine, le medesime spade li feriscono, il medesimo amore li avvince, i medesimi vincoli li legano».

In poche parole Gesù stesso rivela ad Alessandrina l’unità strettissima tra Lui e la Madre nel soffrire i dolori della Passione dall’Orto del Getsemani sino al Calvario, con l’unica croce, con le stesse spine e spade, con lo stesso amore e gli stessi vincoli.

Come poi la stessa Beata spiega: «Gesù mi presentò davanti i due Cuori molto uniti, la Croce del suo Cuore raggiungeva entrambi i Cuori, trafitti da una parte all’altra da acutissime spine e spade, allacciati con lacci dorati; erano tanto feriti!». E ancora: «I nostri Cuori – dice Gesù – soffrivano in un sol Cuore. Le nostre lacrime avevano la stessa amarezza, lo stesso dolore, gli stessi sentimenti… sanguinavano di dolore quei due Cuori, in uno solo».