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I VENERDÌ DELLA BUSSOLA

Pasqua di guerra a Gerusalemme, ma l'odio non ha l'ultima parola

La Città Santa si prepara ai riti pasquali sotto le restrizioni imposte dal conflitto. Ma se la Terra Santa è la terra di contraddizioni e divisioni, è anche quella della vittoria della Risurrezione sulla morte, ricorda mons. Ilario Antoniazzi, intervenuto con Nicola Scopelliti nella diretta di venerdì 27 marzo.

Attualità 28_03_2026



Cancellata la processione della Domenica delle Palme, rinviata la Messa crismale, anche nei riti religiosi Gerusalemme si prepara a vivere una Pasqua sotto le restrizioni imposte dalla guerra. «È una ferita che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto», ha scritto il patriarca Pierbattista Pizzaballa il 22 marzo, esortando a mantenere viva la tensione spirituale e a non perdere la speranza.
Alla Pasqua di guerra a Gerusalemme è stata dedicata la diretta dei Venerdì della Bussola del 27 marzo, con mons. Ilario Antoniazzi e Nicola Scopelliti. Non una sola guerra ma ben tre, ha ricordato Scopelliti – quella di Gaza, dove «si continua a morire anche se è stato firmato un accordo», quella contro l’Iran e quella contro Hezbollah nel sud del Libano. Nella Città Santa in particolare, la gente vive questa fase «con grande difficoltà, anche se abituata a convivere con le guerre da circa ottant’anni». Direttamente da Gerusalemme interviene mons. Antoniozzi, che nel Patriarcato ha vissuto tutta la sua vita sacerdotale e vi è tornato dopo essere stato arcivescovo di Tunisi dal 2013 al 2024:  «Anche nei momenti più duri, più bui come quello attuale, sappiamo che il Signore della storia è Lui, che l’ultima parola non è del male ma del bene, che non è della morte ma della vittoria sulla morte, della Risurrezione». La lettera del Patriarca, racconta, ha dato speranza ha molti fedeli che erano un po’ disperati. È una Pasqua di contraddizione, oltre che di Risurrezione, che del resto è insita nella contrasto fra il nome stesso di Gerusalemme, città della pace, e le tensioni che la attraversano. L’equilibrio seguito alla Guerra dei sei giorni (1967) è diventato sempre più fragile, osserva ancora Scopelliti, e ancora di più negli ultimi quattro anni. Alla convivenza tra arabi e israeliani è subentrato l’odio – «e l’odio bisogna cancellarlo: bisogna essere realisti, israeliani e palestinesi sono destinati a vivere assieme». E anche se il cristianesimo è nato qui, «siamo divisi, anche i cristiani a volte sono in lotta tra loro, ma non è qui che bisogna fermarsi», dice mons. Antoniazzi, altrimenti «ci si fermerebbe al sepolcro vuoto». Invece non bisogna dimenticare che la Terra Santa è, sì, terra di contraddizioni, ma è soprattutto «la Terra della vittoria della Risurrezione sulla morte e dell’amore sull’odio».