Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Maria Faustina Kowalska a cura di Ermes Dovico
NUOVI DIRITTI

Malta, “ex gay” si racconta in un’intervista. Ora rischia la galera

Matthew Grech, 33 anni, racconta in un’intervista la sua conversione a Cristo e l’abbandono dello stile di vita omosessuale. Ora è accusato di pubblicità alle terapie riparative, pratica vietata a Malta. A processo il 3 febbraio, rischia fino a 5 mesi di carcere. Un caso che conferma la tirannia dei “nuovi diritti”.

Libertà religiosa 28_01_2023
Matthew Grech

A Malta sta andando in scena una rivisitazione del mito della caverna, mista alle fantasie degli scrittori dei romanzi distopici contemporanei. Solo che qui i protagonisti sono in carne e ossa. C’è un ex “prigioniero”, di nome Matthew Grech, che ha scoperto la Luce (di quella con la L maiuscola, che lo stesso Platone ancora non conosceva) e la vuole testimoniare agli ex compagni di “prigionia” e, si può dire, al mondo intero, visto che tutti - cristiani e non cristiani - abbiamo bisogno ogni giorno di convertirci alla volontà salvifica di Nostro Signore. E c’è un sistema, fondato su un’ideologia penetrata nei maggiori centri di potere politico-mediatico-giudiziario, che minaccia di mandare in una nuova prigione - stavolta con sbarre materiali - il nostro Matthew.

Fuor di metafora, Matthew Grech è un giovane di 33 anni che il 6 aprile 2022 ha rilasciato un’intervista a Pmnews Malta (piccola piattaforma di controinformazione) in cui ha testimoniato come la scoperta di un rapporto personale con Gesù lo abbia condotto a lasciarsi alle spalle lo stile di vita omosessuale che aveva praticato per qualche tempo, intorno ai vent’anni. Ora rischia fino a cinque mesi di carcere e/o una multa di 5.000 euro. La sua colpa? Matthew è accusato di aver pubblicizzato le cosiddette «pratiche di conversione», cioè quell’insieme di percorsi di aiuto psicologico seguiti dalle persone che si trovano a disagio con la loro attrazione omosessuale o con una presunta disforia di genere. L’isola di Malta, nel 2016, è diventata il primo Paese dell’Unione Europea a dotarsi di una legge che vieta sia di esercitare queste pratiche - meglio chiamate «terapie riparative» - sia appunto di pubblicizzarle.

Nell’intervista incriminata, Grech ha parlato della confusione sperimentata nella sua prima giovinezza riguardo alla propria sessualità. E di come questa confusione - alimentata dal condizionamento altrui - fosse sfociata, ormai maggiorenne, in rapporti con persone dello stesso sesso. Da questa situazione, Grech si è tirato fuori grazie alla riscoperta della fede cristiana (educato come cattolico, il giovane si era presto allontanato dalla Chiesa, quindi era caduto negli inganni della New Age e oggi è in una chiesa evangelica), alla pratica della preghiera e alla lettura delle Sacre Scritture. Da lì ha capito che «nella Bibbia, l’omosessualità non è un’identità come la si intende oggi (…), bensì è una pratica». Ed essa - andando contro il progetto divino sulla sessualità, da vivere all’interno del matrimonio tra uomo e donna - «è un peccato. Proprio come ogni altro peccato, ci si può pentire e chiedere perdono a Dio e chiedergli la forza per vincere...».

Grech è un volontario di Core Issues Trust, un’associazione cristiana che lavora strettamente con altre realtà simili (International Federation of Therapeutic Counselling e X-OutLoud), ognuna avente il fine di aiutare uomini e donne che si trovano a disagio con la loro attrazione omosessuale e desiderano cambiare vita. Non era la prima volta che Grech raccontava la sua storia sui media maltesi. Ma è la prima volta che si trova a essere sotto processo per la sua testimonianza cristiana, in quello che potrebbe essere il primo caso in assoluto di questo tipo, almeno nell’Ue.

Si capisce quindi lo stupore con cui Grech ha accolto l’ordine della polizia che lo convoca, per il 3 febbraio, alla Corte dei Magistrati di La Valletta, per rispondere all’accusa di aver pubblicizzato «pratiche di conversione» violando l’articolo 3 del capitolo 567 delle leggi maltesi. Gli avvocati di Grech, difeso dal Christian Legal Centre, ribattono che le accuse mosse al loro assistito violano la libertà di espressione garantita dalla Costituzione di Malta (art. 41) e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (art. 10). L’accusato, inoltre, fa notare che durante l’intervista non ha mai invitato gli ascoltatori a partecipare a qualche terapia o a cercare aiuto per superare l’attrazione omosessuale indesiderata. Grech ha insomma semplicemente condiviso i propri pensieri sulla questione e manifestato la sua fede in Gesù.

Ma ciò oggi, evidentemente, è proibito e ritenuto meritevole di condanna. Il fatto stesso di essere costretti, per cercare di sottrarsi a un’assurda causa giudiziaria, a mettere i puntini sulle i - cioè a distinguere i confini tra testimonianza personale e “pubblicità” di terapie con un fine buono e a cui gli interessati possono liberamente scegliere di aderire o no - la dice lunga sui livelli di totalitarismo raggiunti dalle società che si sono piegate alla logica Lgbt dei “nuovi diritti”. I quali si traducono in sempre nuove persecuzioni dei cristiani e di chiunque difenda la verità sulla natura umana, il matrimonio, la famiglia. Ciò interessa, com’è evidente, il complesso delle società occidentali. Basti dare uno sguardo agli Stati Uniti, dove, appena due giorni fa, è stata emessa un’altra sentenza contro il pasticciere cristiano Jack Phillips, reduce da dieci anni di persecuzioni giudiziarie e stavolta giudicato colpevole di essersi rifiutato di fare una torta che celebrasse la “transizione” (illusoria) di un uomo verso il sesso femminile.

Il caso di Malta è a tutti gli effetti un test sullo stato della libertà di coscienza, parola e religione nel nostro Occidente. A processo andranno anche i due conduttori di Pmnews Malta. Grech è convinto che all’origine dell’accusa che gli viene contestata ci sia l’azione di lobbying del Movimento di Malta per i Diritti Gay, ma si dice determinato ad andare avanti. «Sono impegnato a continuare a condividere la mia testimonianza perché non voglio che altri uomini e donne attraversino quello che ho passato io nella mia educazione e adolescenza». Il divieto che vige sulle terapie riparative, spiega ancora Grech, «sta creando un ideologico effetto domino», che fa sì che si imponga sulla popolazione «un unico punto di vista morale sulla sessualità umana», doppiamente grave. Fluidità di genere sì, insomma, ma a senso unico. Questo stato di cose genera «confusione legale e scoraggia i giornalisti dall’esplorare l’altro lato della storia».

È l’ossimoro di un’ideologia che dichiara di rendere più liberi, ma in realtà perseguita le voci contrarie e incatena chi cade nell’inganno. Tutto il contrario della libertà e gioia che sono venute a Matthew, passo passo, instaurando un rapporto personale con il Salvatore. «Questo Gesù - diceva già nel 2018 - è così reale nella mia vita, che vale la pena mettere tutto da parte per conoscerlo bene».