Lione, delitto Quentin: cattolico ucciso da islamocomunisti
Quentin Deranque, giovane cattolico, voleva proteggere le ragazze dell'associaizione Némésis mentre queste protestavano contro una conferenza dell'eurodeputata Rima Hassan. È stato ammazzato per questo, da violenti islamocomunisti.
Nella Francia di Macron, a causa anche della pavidità con cui l’Eliseo gestisce il paese e i pericoli crescenti dovuti alla saldatura tra islam e sinistra politica, di cui più volte si sono descritti i profili su LaBussola, un pacifico attivista francese cattolico muore dopo un attacco violento e brutale degli Antifa a Lione. Quentin Deranque, un giovanissimo 23enne francese è morto per le ferite riportate, massacrato il 12 febbraio scorso, nel tentativo (riuscito) di difendere un gruppetto di ragaze. Omicidio avvenuto nei pressi della facoltà di Scienze Politiche, dove si è tenuta una manifestazione in occasione di un evento a cui ha partecipato Rima Hassan, membro del Parlamento europeo di “La France Insoumise”, sinistra parlamentare francese.
Secondo quanto riportato, da diversi organi di stampa e confermato dalle indagini, sarebbero sorte tensioni tra i membri di un gruppo di ragazze attiviste di “Némésis”, reo di organizzare regolarmente proteste contro la "sinistra islamista" nelle università francesi e gruppi di islamo-comunisti. In tutto ciò, Quentin aveva solo cercato di proteggere le ragazze di “Némésis”, finchè non è stato ucciso. “Némésis”, secondo Wikipedia, è un'organizzazione che riunisce donne di età compresa tra i 18 e i 30 anni e si definisce femminista e identitaria che stigamtizza il legame tra immigrazione, criminalità e violenza sulle donne. Nulla di pericoloso dunque. Infatti, secondo il procuratore di Lione, «un piccolo gruppo di sette ragazze stava organizzando una manifestazione nell'ambito di una conferenza dell'eurodeputata Rima Hassan. Ben presto, diverse persone sono intervenute per cercare di strappare il loro striscione. Verso le 18:00, gli uomini incaricati di accompagnarle sono stati aggrediti da un gruppo di una ventina di individui… Questi tre giovani sono stati gettati a terra e poi picchiati da diversi individui mascherati e incappucciati, almeno sei nel caso di Quentin D.».
Sei i sospettati dell'omicidio di Quentin Deranque, identificati lunedì 16 febbraio, mentre l’esito dell'autopsia di Quentin ha stabilito che «presentava principalmente ferite alla testa» e «un grave trauma cranico». Nelle comunicazioni della Procura alla stampa, è emerso anche che l'indagine, inizialmente aperta per «aggressione aggravata» e «colpi mortali» è stata riclassificata come «omicidio volontario» ed è stata inoltre aperta una seconda indagine penale separata, per «aggressione aggravata in tre circostanze (azione in gruppo, mascheramento, porto d'arma e cospirazione)».
La morte del ventitreenne ha sconvolto l'opinione pubblica di tutta la Francia ed è ancora in queste ore oggetto di dibattiti e polemiche parlamentari con le sinistre ipocrite e moralmente complici a ripetere, esattamente come in Italia, di “non strumentalizzare” l'accaduto, senza una vera condanna e presa di distanze dai gruppi e movimenti di islamocomunisti attivi e sostenuti anche da silenzi e compiacenza nelle élite del paese. In un clima politico teso, è tornata all’attenzione pubblica una dichiarazione attribuita a Jean-Luc Mélenchon, riportata nel libro La Meute (Il Branco), che racconta di un incontro mai smentito del 2022 con giovani attivisti ed in particolare il passaggio in cui Mélenchon stesso invita un gruppo di giovani membri di “La France Insoumise” ad andare a «picchiare i fascisti, a prenderli con la forza». Lo stesso leader della coalizione di sinistra francese, pur non negando le frasi attribuitegli, dopo la morte di Quentin ha espresso sgomento, empatia e compassione per la famiglia, mentre la sua eurodeputata Rima Hassan, che teneva la conferenza alla Sciences Po di Lione, ha spiegato che il «servizio d'ordine non ricorre mai alla violenza».
Mai dire la verità piuttosto, visto che i sei giovinastri indagati appartengono al gruppo di sinistra “La Jeune Garde”, fondato dal deputato di sinistra Raphaël Arnault al quale si chiedono a gran voce le dimissioni, come al Ministro degli Interni si chiede lo scioglimento del gruppo e la classificazione di organizzazione terroristica.
Sia chiaro Quentin Deranque non era certo un estremista di destra, in uno splendido ritratto scritto da Paul Sugy su Le Figaro, lo si descrive come un assetato della verità, recentemente tornato con entusiasmo e pieno di ragioni alla fede cattolica, grazie anche alla bellezza delle forme e degli ornamenti nella celebrazione dell'antico rito. «Era un missionario…Si preoccupava di trasmettere la fede, soprattutto ai più giovani», così lo ricordano molti testimoni a LeFigaro. Non (ancora) un martire della fede, forse un martire per la libertà, sicuramente un cavaliere che difende madamigelle, ma nel paese di Macron, abbandonato alle violenze islamocomuniste, per tutto ciò si può morire.

