Libano, Israele verso un’operazione di terra su larga scala
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Le forze israeliane hanno annunciato che la 162^ divisione ha terminato l'addestramento ed è pronta a raggiungere le altre nel sud del Libano, dove intanto hanno distrutto diversi ponti. Dopo tre settimane, le vittime hanno già superato quota mille.
Il 20 marzo il mondo islamico ha celebrato Eid al-Fitr, la festa solenne che conclude il mese del Ramadan. In Libano l'aggressione israeliana in corso – da quando, il 2 marzo, Hezbollah è entrato in guerra a fianco dell'Iran – ha gettato sulla ricorrenza un'ombra sinistra di morte e distruzione. «Di tutto il palazzo, hanno colpito solo la camera dei bambini. Mia figlia e suo marito, che dormivano nella stanza accanto, sono rimasti illesi. I miei nipoti, Rana di dieci anni e Ali di cinque (nomi di fantasia), sono morti sul colpo, fatti a pezzi da un drone, o da un missile di precisione. È impossibile che chi ha mirato non sapesse che in quella cameretta dormivano i bambini». Chi parla piangendo al telefono è Z., sessantenne libanese originaria di un villaggio del sud, nel distretto di Nabatiye. Una telefonata all'alba della «notte più santa dell'anno» l'ha avvertita che i suoi nipotini non ci sono più, colpiti da un attacco delle forze israeliane; la figlia e il marito erano rimasti nella loro casa al villaggio nonostante gli ordini di evacuazione dell'esercito israeliano, non sapendo dove altro andare.
All'altro capo del Paese, una televisione locale mostra il pianto di una ragazzina costretta assieme alla sua famiglia e a migliaia di altre persone a celebrare la festa in un rifugio per sfollati – apparentemente una scuola – lontano dal calore della sua casa, senza i dolci della tradizione e i doni attesi tutto l'anno.
Sui social, un giovane anonimo si sfoga contro Hezbollah: «Spero che questa guerra spinga la comunità sciita a riconsiderare il proprio sostegno a Hezbollah. Hanno lanciato una guerra in pieno Ramadan, costringendo la popolazione a vivere nelle tende a Beirut sotto forti piogge, mentre i loro villaggi vengono distrutti. Invece di festeggiare la fine del Ramadan le famiglie seppelliscono i loro cari, invece che nelle loro case vivono nei rifugi. Il Partito di Allah non ha fatto altro che mettere in pericolo la vita dei suoi stessi membri, insieme a quella di tutti gli abitanti del Paese».
Secondo i dati ufficiali del Ministero libanese della salute pubblica, al 23 marzo le vittime di quasi tre settimane di aggressione ammontano a 1039, mentre 2876 sono i feriti. Come d'abitudine, Hezbollah non ha dichiarato le sue perdite, che però si stimano ingenti. Gli sfollati interni sono circa un milione, di cui circa 130.000 sono alloggiati nei poco più dei 600 centri di accoglienza predisposti dal governo. Frattanto, a seguito dell'ordine impartito dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, di «distruggere tutti i ponti sul fiume Litani», nel sud del Libano, allo scopo di «impedire ai terroristi di Hezbollah di dirigersi verso sud portandovi armi e materiale militare», IDF ha fatto saltare un ponte all'altezza della località di Qasmiyeh, a nord di Tiro, sull'autostrada litoranea che percorre il Libano da nord a sud, interrompendo così un'importante via di comunicazione. L'obiettivo dell'operazione sembra essere quello di isolare la regione del sud dal resto del Libano, come ha sottolineato il presidente della Repubblica, Joseph Aoun, in una nota di condanna della «distruzione da parte di Israele di infrastrutture vitali» per il Paese. «Questi attacchi rappresentano una escalation pericolosa e una flagrante violazione della sovranità del Libano; li consideriamo come un preludio ad un'invasione di terra», ha proseguito Aoun, invitando la comunità internazionale, segnatamente il Consiglio di sicurezza dell'Onu, ad agire immediatamente per dissuadere Israele da simili operazioni. «L'inazione incoraggia le violazioni e indebolisce la credibilità internazionale», ha aggiunto.
Incurante delle rimostranze del presidente libanese, nella notte di domenica 22 marzo, IDF ha distrutto un ponte a Qaaqaiyet el-Jisr e lunedì ne ha fatto saltare un altro sul fiume Litani all'altezza di Dalafa, interrompendo importanti collegamenti nella regione (vedi qui). Il ministro Katz ha dato anche ordine di «accelerare la demolizione delle case libanesi nei villaggi di confine», per «difendere gli abitanti del nord di Israele»; un razzo sparato dal Libano avrebbe infatti provocato una vittima civile nei pressi del kibbutz di Misgav Am, nell'Alta Galilea. Oltre a sparare razzi verso lo Stato ebraico, Hezbollah impegna direttamente le truppe di IDF sul confine; combattimenti ininterrotti si sono registrati in questi giorni in varie località lungo la Linea Blu, particolarmente a Naqoura e Khiam.
IDF ha annunciato che la 162^ divisione ha terminato l'addestramento ed è pronta a raggiungere le altre nel sud del Libano. Al momento, la 91^ e la 36^ divisione sono dispiegate nel settore est della regione, la 146^ nel settore ovest e la 210^ sul monte Dov. Se anche la 162^ dovesse varcare il confine, le divisioni impegnate in Libano salirebbero a cinque e si ravviserebbero i presupposti per l'inizio di un'operazione di terra su vasta scala. Rimane la variabile dell'offensiva iraniana su Tel Aviv, che potrebbe essere dirimente in relazione a un'ulteriore avanzata – o meno – di Israele nel Paese dei Cedri.

