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il dibattito

L'Europa "avara" di carri armati per l'Ucraina

Solo gli USA dispongono di molte centinaia di carri Abrams in riserva, ma non intendono fornirli all’Ucraina. Al tempo stesso premono sugli europei affinché si privino delle loro già limitate scorte di carri armati. E le nazioni europee non vogliono esporsi a una ulteriore escalation del confronto con Mosca fornendo armi pesanti e “offensive”.

Esteri 20_01_2023

La fornitura di carri armati all’Ucraina sarà al centro oggi dell’incontro di Ramstein tra le nazioni alleate che sostengono Kiev, ma il dibattito in corso da tempo in Europa presenta molti aspetti critici tra i quali spicca innanzitutto il fatto che le forze militari europee dispongono ormai di un numero risibile di carri armati. Solo la Polonia allinea circa 500 carri e ne ha ordinati ben 1360 in USA e Corea del Sud mentre tutti gli altri eserciti schierano da poche decine a non più di 2/300 carri armati, peraltro non tutti operativi.

I tedeschi ad esempio dispongono di 260 Leopard 2 di cui 160 operativi e prevedono di portare il totale a 330 entro il 2025. I francesi hanno 222 Leclerc (200 verranno ammodernati) più altri 186 in riserva, i britannici 227 Challenger 2 dei quali 148 verranno ammodernati allo standard Challenger 3 e 15 ceduti presto all’Ucraina.

Nessun esercito NATO dispone di flotte di tank in eccesso di cui potersi privare senza azzerare o quasi le rispettive componenti carri continuamente ridotte negli ultimi 20 anni in cui gli europei hanno creduto che avrebbero dovuto combattere solo conflitti a bassa intensità e anti-insurrezionali in cui i carri armati non avrebbero avuto un ruolo rilevante. Gli unici a poter cedere qualche centinaio di tank senza privarne i reparti sono gli Stati Uniti grazie alle ampie riserve di carri Abrams, ma occorrerebbero anni per riorganizzare l’esercito ucraino su tali mezzi e del resto Washington ha appena annunciato che il nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina non includerà carri armati.

Non a caso molti esponenti militari in Europa hanno espresso perplessità circa l’efficacia di questi tank nel conflitto contro la Russia, forniti in numero limitato e in mano alle poco addestrate truppe ucraine, evidenziando il rischio di impoverire ulteriormente la componente corazzata degli eserciti NATO la cui ricostituzione richiederebbe anni e molti miliardi. Ci sono molte perplessità circa l’effettivo ruolo che i carri occidentali avrebbero nel conflitto. La loro logistica e i loro equipaggiamenti non sono compatibili con i carri russo/sovietici usati dagli ucraini, l’addestramento di equipaggi e tecnici di mezzi così sofisticati richiederebbe almeno un paio d’anni e non poche settimane.

Meglio ricordare che già oggi l’Esercito Ucraino allinea già oltre 150 tipi diversi di mezzi corazzati e blindati, ruotati e cingolati e sistemi di artiglieria e altri ne stanno arrivando dalle nazioni aderenti alla NATO.  

Inoltre analisti militari statunitensi rilevano che i carri armati occidentali pesano almeno 65 tonnellate contro meno di 50 dei carri russo/sovietici: consumano più carburante e sono meno idonei all’impiego su strade strette e nei centri abitati. Inoltre il magazine statunitense Military Watch ricorda che i Leopard 2 dell’esercito turco in Siria si rivelarono molto vulnerabili alle armi anticarro delle milizie curde, il cui equipaggiamento è di certo inferiore a quello dell’esercito russo.

Sul versante politico al World Economic Forum di Davos il cancelliere tedesco Olaf Scholz non si è espresso circa la fornitura di tank Leopard ma il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ha fatto appello al governo tedesco affinché fornisca “ogni genere di armamento” all’Ucraina e anche il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, ha dichiarato che chiederà a Berlino di fornire carri armati Leopard 2 all’Ucraina o “almeno” di autorizzare gli altri Stati che li hanno in dotazione a consegnarli a Kiev.

Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albaresal, al World Economic Summit di Davos, ha detto che la possibilità di consegnare i Leopard all’Ucraina “non è sul tavolo al momento” pur non escludendo tuttavia una consegna in un secondo momento. 

L’impressione è che Germania e altre nazioni europee non vogliano esporsi a una ulteriore escalation del confronto con Mosca fornendo armi pesanti e “offensive” come i carri armati che l’Ucraina chiede per tentare di riprendere il contrattacco la prossima primavera. Una fonte del governo tedesco ha detto al Wall Street Journal che il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha ribadito più volte, a porte chiuse, che la condizione per dare a Kiev i carri armati Leopard 2 è che vengano inviati in Ucraina anche i carri armati statunitensi Abrams.

Valutazione che sul piano militare non ha una logica poiché gli ucraini già impiegano almeno quattro diversi tipi di carri russo/sovietici a cui si aggiungerebbero tre tipi diversi di sofisticati e complessi tank occidentali (Challenger 2, Abrams e Leopard 2): un vero e proprio incubo per la gestione logistica.

Sul piano politico però la valutazione del governo tedesco è invece ben comprensibile poiché implica che gli europei esasperino ulteriormente un confronto con Mosca che ha già indebolito l’Europa sul piano energetico ed economico e in più procedano a passi rapidi a indebolire sempre di più i propri apparati militari continuando a fornire a Kiev armi e munizioni di cui nessun paese europeo dispone in quantità sufficiente neppure per le proprie forze armate.

Fonti del Pentagono hanno del resto confermato che il segretario alla Difesa, Lloyd Austin, già a Berlino per incontrare il nuovo omologo ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius “farà pressioni sui tedeschi” affinché acconsentano al trasferimento dei carri armati Leopard a Kiev. 

Gli USA dispongono di molte centinaia di carri Abrams in riserva ma non intendono fornirli all’Ucraina ma al tempo stesso premono sugli europei affinché si privino delle loro già limitate scorte di carri armati. Difficile non intuire che l’indebolimento delle forze armate europee, corazzate e di altro tipo, favorirà la già marcata sudditanza strategica europea nei confronti di Washington e l’acquisizione di equipaggiamenti statunitensi nuovi o di seconda mano considerato che l’industria della Difesa europea avrebbe bisogno di ampi investimenti e diversi anni per produrre nuovi mezzi e sistemi d’arma (tank inclusi) in quantità rilevanti.

La guerra in Ucraina continua quindi a colpire gli interessi europei: dopo averci indebolito sul fronte energetico e più in generale economico oggi vengono minate anche le capacità militari poiché con  le continue forniture all’Ucraina l’Europa sta perdendo capacità e autonomia strategica anche per la propria difesa, costretta quindi ad essere un alleato sempre più docile degli Stati Uniti.