Leone celebra 10 anni di Amoris laetitia, ma i Dubia restano
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Dal Papa un messaggio elogiativo per il decennale del documento più controverso di Francesco, che viene definito «luminoso» sbrigando i punti critici in due battute. Eppure quel testo ha innescato un terremoto. Sarebbe stato meglio non dire nulla.
Ieri, 19 marzo e solennità di san Giuseppe, è stato reso pubblico un Messaggio di Leone XIV nel decimo anniversario dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia di Francesco. Si tratta di un testo breve, evasivo delle grandi questioni dottrinali e pastorali da essa suscitate, intento a stabilire un proseguimento di quella stessa linea all’interno del «discernimento sinodale». Alla fine del Messaggio, il Papa informa di aver convocato per il 26 ottobre 2026 «i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, al fine di procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi, alla luce di Amoris laetitia e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali».
Della lettura del Messaggio colpisce prima di tutto l’apprezzamento deciso di Amoris laetitia, definita un «luminoso messaggio di speranza riguardo all’amore coniugale e famigliare», qualcosa per cui «rendere grazie al Signore per l’impulso dato allo studio e alla conversione pastorale della Chiesa», un «insegnamento prezioso che dobbiamo continuare ad approfondire oggi», fino a impostare il prossimo lavoro della grande riunione del 26 ottobre prossimo «alla luce di Amoris laetitia».
Una simile frettolosa valutazione dell’Esortazione di Francesco non può essere considerata soddisfacente. Meglio sarebbe stato non dire niente. Amoris laetitia è stato il testo più controverso del magistero di Francesco. Ha lacerato la Chiesa, scandalizzato e colpito molte coscienze, su di essa sono stati scritti libri di contrasto, i teologi moralisti si sono divisi tra loro, l’Istituto Giovanni Paolo II è stato sacrificato, in Vaticano molte nomine eccellenti sono state fatte per garantire la prosecuzione di quella linea. Tutto il sinodo che ha portato ad Amoris laetitia era stato preparato a tavolino, come una vera e propria operazione politica e il testo dell’Esortazione era stato calibrato in modo artificioso.
Sul capitolo VIII, che ora Leone XIV risolve in due battute – «accompagnare, discernere e integrare la fragilità» –, alcuni cardinali avevano richiesto dei chiarimenti (i famosi Dubia), poi riproposti una seconda volta perché inascoltati. Molti cristiani, di fronte alle dichiarazioni dirompenti di Amoris laetitia hanno pronunciato il proprio “non possumus”. Quella esortazione è stata un terremoto nella Chiesa e per questo sembra veramente improprio parlare di un documento «luminoso», dato che per molti è stato tenebroso. Basti ricordare solo un ultimo aspetto: l’Esortazione non diceva mai espressamente che i divorziati risposati potessero accedere alla Comunione eucaristica, ma nello stesso tempo lo faceva dire indirettamente ad alcune note a piè di pagina, il cui contenuto fu poi espresso dai vescovi argentini e confermato per iscritto dal Papa con un atto di formale magistero. Anche dal punto di vista procedurale c’era poco di «luminoso».
Colpisce poi che Leone XIV affermi che «le due Esortazioni apostoliche Familiaris consortio – data da san Giovanni Paolo nel 1981 – e Amoris laetitia ( AL) hanno entrambe stimolato l’impegno dottrinale e pastorale della Chiesa al servizio dei giovani, dei coniugi e delle famiglie». Ma non è possibile che due affermazioni contraddittorie siano in continuità tra loro. Dire che i divorziati risposati non possono, oppure dire che possono accedere alla Comunione non rispecchia nessuna continuità. Questo accostamento tra i due Papi e le due Esortazioni sembra anche dimenticare che Amoris laetitia ha citato artificiosamente e strumentalmente il paragrafo 84 di Familiaris consortio, nella sostanza prendendosene gioco.
C’è infine un ultimo aspetto che rende questo Messaggio insoddisfacente: il riferimento al contesto in cui si collocava Amoris laetitia – quello della «nuova sinodalità» – e la volontà di continuare a muoversi anche in futuro dentro quello stesso contesto. Dispiace notare nel Messaggio una vena di eccessiva attenzione ai cambiamenti delle situazioni storiche, che è la vera anima della nuova sinodalità versione Francesco, come qualcosa da inseguire come se si trattasse di una chiamata dello Spirito Santo. Amoris laetitia sarebbe nata dalla presa d’atto «dei "cambiamenti antropologico-culturali" (AL, 32), accentuatisi nell’arco di trentacinque anni», così la prossima riunione dei Presidenti delle Conferenze episcopali dovrà operare «prendendo atto dei cambiamenti che continuano a influenzare le famiglie». L’interpretazione sinodalista dovrebbe così continuare.
Qualcuno potrà sostenere che Leone XIV, con questo documento, voglia dire che è giunto il momento di dimenticare e voltare pagina. Può essere, ma allora perché commemorare il decennale di Amoris laetitia? Non c’era nessun obbligo di farlo e l’oblio sarebbe stato maggiormente garantito. Qualche altro dirà anche che questo è il “metodo Prevost”: ammorbidire i toni, non rettificare niente in modo ufficiale e nel frattempo promuovere di fatto una linea diversa. Anche questo può essere, ma allora perché impegnarsi anche per il futuro ad attingere alla “luce” di Amoris laetitia? Altri potranno pensare che siamo nel campo della pastorale dove contano i “frutti”, ma quali sarebbero i frutti di Amoris laetitia? Essa ha aperto un processo di revisione non solo pastorale ma anche dottrinale di inaudita portata.
Quel documento non intendeva limitarsi alla pastorale della famiglia, quanto piuttosto cambiare il concetto di matrimonio, apportare delle variazioni alla dottrina cattolica sull’esercizio della sessualità, annullare la dottrina delle azioni intrinsecamente cattive, quindi smobilitare la Veritatis splendor. Nessun accenno nel Messaggio di Leone XIV ai gravi aspetti dottrinali di Amoris laetitia e al fatto che i Dubia dei quattro cardinali sono ancora là, in attesa.
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