Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Barnaba a cura di Ermes Dovico
viaggio apostolico

Il Papa alla Sagrada Familia: «la fede dà forma alle pietre»

A cento anni esatti dalla morte di Antoni Gaudí la Messa celebrata da Leone XIV nel Tempio Espiatorio e la benedizione della Torre di Gesù Cristo che ne fa la chiesa più alta del mondo. In questa Biblia pauperum dei nostri tempi una «eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce». 

Ecclesia 11_06_2026

La folla festante che ieri sera riempiva le vie di Barcellona al passaggio di Leone XIV diretto alla Sagrada Familia doveva essere un’eco di quella che un secolo fa accompagnava il feretro dell’architetto Antoni Gaudí. Poco prima delle 22 la benedizione della Torre di Gesù Cristo (pronunciata per metà in catalano, dopo le polemiche linguistiche dei giorni scorsi) è stata il culmine della seconda intensa giornata catalana del Papa, iniziata al mattino incontrando i detenuti del Centro Penitenziario “Brians 1” e proseguita poi nel cuore mariano della Catalogna, dalla “Moreneta”, la Madonna Nera di Montserrat, dove ha condiviso la preghiera del Rosario e il pranzo con la comunità benedettina. Disceso dalla “Santa Montagna”, che fu tra le fonti di ispirazione di Gaudí, il Pontefice ha fatto ritorno a Barcellona. Nel pomeriggio l’incontro con le realtà di carità e assistenza nella chiesa di San Agustí – che nel lontano 1984, ha ricordato, da giovane sacerdote trovò chiusa – e infine l’evento certamente più atteso, a cento anni esatti da quel 10 giugno 1926 in cui il “Dante dell’architettura” passava all’eternità. Sulla sua tomba ieri c’era un Papa di nome Leone, lo stesso del Pontefice regnante al tempo in cui Gaudí assunse la direzione dei lavori del Temple Expiatori de la Sagrada Família.

La Croce di Cristo è il perno dell'edificio ed è stata al centro dell’omelia del Papa e della successiva benedizione conclusa dal canto del Vexilla Regis. Leone XIV è stato accolto dal re Felipe VI e dalla regina Letizia e da Valentina, una ragazzina non vedente che ha spiegato al Pontefice le peculiarità della Torre di Gesù Cristo, basandosi attraverso il tatto su un modello in miniatura dell’opera, che con i suoi 172,5 metri ne fa la chiesa più alta del mondo, «non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino, come lampada accesa nell’attesa del ritorno dello Sposo», ha detto il Papa durante la Messa. Prevost è il terzo successore di Pietro a visitare la Sagrada Familia, dopo san Giovanni Paolo II nel 1982 e Benedetto XVI che la consacrò nel 2010, «ricordando che è segno visibile del Dio invisibile, per la cui gloria svettano le sue torri. In continuità con la preghiera del mio Predecessore», ha sottolineato il Papa, «tra poco benedirò la torre più alta, quella di Gesù Cristo». I lavori sono ancora in corso, il che non ne fa «un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione», non un «difetto», ma un «desiderio», poiché questa condizione «non significa una mancanza, ma esprime una promessa», ha spiegato in perfetto spirito “gaudiniano”.

Sulla scia dei costruttori di cattedrali medievali Gaudí non concepiva infatti la Sagrada Familia come opera di un uomo solo, ma di una comunità che si estende nell’arco delle generazioni. Una dimensione espressa con efficacia da Leone XIV: «Questa chiesa è un unico edificio, composto di molte pietre. Una casa che cresce con costanza negli anni, secondo un identico progetto» e pertanto «è ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento». A condizione di rispettare i ruoli, poiché il costruttore è Lui, ricorda il Papa in riferimento alla lettura del secondo libro di Samuele, dove il Signore annuncia che costruirà una casa a Davide e non viceversa, poiché «non siamo noi a dare un posto a Dio, come se fosse l’elemento di una serie o la parte di un tutto più grande di Lui. È invece Dio che dà posto a noi». E il capolavoro interiore non può che essere incentrato su Gesù, proprio come nella Sagrada Familia, dove «la Croce di Cristo, posta in cima a questa Basilica, è la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno».

La Torre benedetta ieri sera è immagine plastica della centralità della Croce di Cristo, in cui «la nostra fede raggiunge il vertice, come professa l’iscrizione che è posta alla base della guglia: “Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus”». È il cuore del messaggio di Gaudí che si dipana nelle tre facciate della Natività, della Passione e della Gloria: «il Primo si fa ultimo per noi nella Natività; col suo Sacrificio ci redime mediante la Passione; la sua morte ci dona vita eterna facendoci partecipi della gloria divina. Ammirando la torre di Gesù Cristo, alziamo a Lui lo sguardo, a Lui che solo ci svela la verità di Dio e la verità di noi stessi». La Sagrada Familia è «molto più di un monumento», aveva detto il Papa all’inizio dell’omelia, ed è anche molto più di un cantiere: essa è «un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi», nel quale veniamo quasi condotti per mano dall’«architetto ardente di fede» che in questa Biblia pauperum dei nostri tempi ha concepito una «eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce», lasciando spazio al vero artista «che ha impresso il suo splendore nel cosmo. Creato a sua immagine, l’uomo corrisponde all’opera di Dio col proprio ingegno: è così che l’artista fa del talento una lode e della creatività la testimonianza del Creatore stesso» che nell’opera e nella spiritualità di Gaudí si fa palpabile perché «la fede dà forma alle pietre e senso all’edificio che stiamo abitando insieme».

Testimonianza che si rinnova nella Sagrada Familia come nelle «antiche cattedrali, che sono in sé stesse ricchissimi messaggi di evangelizzazione. In questo tempio d’immagini appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione», e proprio in quella Spagna che da Zapatero a Sanchez ha accelerato la secolarizzazione ma che ha accolto il successore di Pietro con un calore andato ben oltre le attese. Un paradosso, come lo stesso cantiere della Sagrada Familia dove la persecuzione antireligiosa degli anni Trenta non risparmiò neanche i disegni di Gaudí, distrutti da un incendio appiccato dagli anarchici, ma dove oggi sulla Torre di Gesù Cristo svetta una croce altissima davanti alla quale non si può fare a meno, come recita il motto del viaggio apostolico, di «alzar la mirada».



apologetica

La Bussola Mensile: la lezione di Gaudí per le chiese di oggi

02_06_2026 Maria Bigazzi

Il primo piano del numero di giugno ricorda il grande architetto catalano a cento anni dalla morte: l'anniversario è occasione per riflettere sullo "stato dell'arte" nelle chiese moderne troppo spesso incapaci di veicolare il sacro. Non è un problema solo esteriore: il luogo in cui si prega può favorire o ostacolare l'ascolto della voce di Dio.

i venerdì della Bussola

L’eredità di Gaudí perché le chiese tornino a parlare di Dio

06_06_2026

A cento anni dalla morte dell'architetto catalano la Sagrada Familia continua a proclamare la gloria di Dio nella pietra. Un modello di arte e spiritualità da riscoprire nell'era delle archistar e degli edifici di culto anonimi. Dalla diretta video con Chiara Curti e Andrea Pacciani.

viaggio apostolico

La contesa linguistica incombe sull’omaggio di Leone a Gaudí

Sconfinano in ambito politico le polemiche sul limitato uso del catalano nella Messa che il Papa celebrerà nella Sagrada Familia e soprattutto per la benedizione della Torre di Gesù. Nel 2010 la sproporzione non ci fu: non era il castigliano ma il latino a prevalere e a sopire le dispute, come aveva previsto un cardinale a concilio in corso.

Intervista / Curti

«Gaudí, un genio che si definiva collaboratore del Creatore»

10_06_2026 Fabio Piemonte

«Gaudí progetta con un metodo che è nel contempo antico e nuovo, realizzando un’opera che possa entrare nella storia della salvezza». In occasione del centenario della morte dell’ideatore della Sagrada Familia, la Bussola intervista l’architetto Chiara Curti, autrice di diversi libri sul venerabile spagnolo.

arte sacra

Gaudí è venerabile, genio e santità dell'"architetto di Dio"

Vita ascetica e sguardo contemplativo. Con il riconoscimento delle virtù eroiche arriva un passo decisivo verso gli altari per l'autore della Sagrada Familia, che divenne il "cantiere" della sua profonda spiritualità.