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MEDIO ORIENTE

Lapid cerca la pace in Giordania, Abbas in Francia

Il premier israeliano Yair Lapid è volato in Giordania per un incontro con il re Abdullah. Gli propone un'alleanza fra Israele e regni arabi sunniti, ma il monarca hashemita risponde che la priorità è una soluzione per la Palestina. Il cui presidente Abbas vola a Parigi per cercare appoggi dall'Ue, non dagli Usa. 

Esteri 01_08_2022
Emmanuel Macron e Mahmoud Abbas

Il primo ministro israeliano, Yair Lapid, è partito dall'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv alla volta di Amman, capitale della Giordania. Mahmoud Abbas, presidente dell'Autorità Palestinese, è atterrato, invece, a Parigi, per incontrare Emmanuel Macron.

È la prima volta che Lapid, da quando è diventato primo ministro al posto di Naftali Bennet, incontra il re Abdullah al-Ḥusayn. La finalità del colloquio è consolidare e migliorare le relazioni tra i due paesi e dare più significato all’accordo di pace. Mahmoud Abbas, dal canto suo, si è recato a Parigi per convincere Macron a sostenere la questione palestinese e rilanciare i negoziati in stallo con Israele, escludendo però dal tavolo delle trattative gli Stati Uniti d'America, diffidando della loro politica, che in più di un'occasione, non si è rivelata imparziale e ha sempre sostenuto le tesi israeliane.

Il primo ministro Yair Lapid e il re hascemita hanno discusso della recente visita del presidente americano, Joe Biden, in Medio Oriente e delle opportunità che potranno scaturire da una nuova "architettura regionale di difesa". Una “perifrasi” che il Primo ministro israeliano sta utilizzando in questi ultimi mesi per avviare un nuovo rapporto di cooperazione con i paesi arabi. Il re Abdullah, da parte sua, ha riaffermato che la pace in tutta la regione si può raggiungere solamente se si arriva ad un accordo giusto e duraturo con il popolo palestinese e che la soluzione dei due Stati è l'unica per garantire stabilità all'intera area.

A dar man forte, indirettamente, ad Abdullah al-Ḥusayn è stato il viceambasciatore dell'Arabia Saudita alle Nazioni Unite, Mohammed Al-Ateeq. Nel corso di un suo recente intervento sul conflitto israelo-palestinese ha affermato: «La decisione di consentire l'uso del nostro spazio aereo a tutte le compagnie aeree israeliane è in linea con i nostri obblighi internazionali, ma questo passaggio non sarà il preludio ad altre concessioni. Solamente una soluzione del conflitto in atto tra israeliani e palestinesi può aprire la strada ad un vero e duraturo dialogo con l'Arabia Saudita». Ed ancora: «L’Arabia Saudita è impegnata per un accordo a due Stati, con uno stato palestinese autonomo nei Territori occupati e con Gerusalemme Est capitale. Sono queste le nostre condizioni per la pace. Abbiamo preso posizione e chiarito che la pace con Israele sarà possibile solamente con questi vincoli».

Ma non è tutto. Il re giordano ha sollecitato Lapid a porre fine alle provocazioni perpetrate dagli ebrei ortodossi, che scortati dai soldati dell'esercito israeliano, costantemente violano lo status quo della Spianata del tempio. Il re ha anche detto che esse sono una vera e propria sfida al mondo islamico e se queste non venissero bloccate potrebbe scoppiare quella scintilla che difficilmente potrà essere spenta.

Mahmoud Abbas, invece, spera che l'UE assuma un ruolo più attivo nella questione palestinese. Macron, da parte sua, ha sottolineato che non c'è alternativa al rilancio del dialogo politico tra israeliani e palestinesi, aggiungendo di essere pronto a contribuire alla ripresa del processo di pace e a mobilitare la comunità internazionale a suo favore.

Hmad Rafiq Awad, presidente del Center for Jerusalem Studies dell'Università Al-Quds di Gerusalemme Est, ha posto in evidenza il fatto che i palestinesi sono rimasti molto delusi dall’atteggiamento di Biden, che ha visto in essi solamente un popolo in cerca di aiuti economici, ignorando, invece, che il popolo palestinese desidera, in primis, di potersi muovere liberamente senza barriere. E ha proseguito, sottolineando, che i palestinesi non si fidano più dell'Amministrazione statunitense sulla questione della soluzione dei due Stati. Biden si limita a sostenerli a parole, ma non fa nulla per attuare la soluzione dei due stati e per esercitare pressioni su Israele.

I leader palestinesi, infatti, sono sfiduciati dell’attuale politica americana, ritenendo che Biden non stia mantenendo le promesse fatte durante la sua campagna elettorale. Ecco, allora, che Mahmoud Abbas, con l'aiuto della Francia, spera di ottenere un sostegno politico dall'Unione Europea, emarginando così gli Stati Uniti.

Intanto, va sottolineato che il ministro dell'Istruzione d’Israele, Yifat Shasha-Biton, ha annunciato lo scorso giovedì, di aver dato istruzioni per annullare l'autorizzazione a sei scuole presenti a Gerusalemme Est e frequentate solamente da arabi, per istigazioni contro Israele e l'esercito ebraico. «L'istigazione contro lo Stato di Israele e i soldati dell'IDF, nei libri di testo scolastici destinati ai bambini, è un fenomeno intollerabile che sarà affrontato severamente» ha dichiarato Shasha-Biton. I direttori dell'Ibrahimieh College e di altre cinque scuole gestite dall'organizzazione Al-Eman sono stati convocati per un'audizione sul materiale scolastico. Entrambe le scuole sono frequentate da circa duemila alunni.