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L’Algeria, terra di gravi persecuzioni per i cristiani

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Prima tappa del viaggio di Leone XIV in Africa, l’Algeria si trova al 20° posto nell’elenco dei Paesi – redatto da Open Doors – in cui i cristiani sono più perseguitati. Anche solo portare con sé una Bibbia può comportare sanzioni.

Libertà religiosa 14_04_2026
Chiesa di Nostra Signora d'Africa, 8 aprile 2026 (Ap/LaPresse)

L’Algeria è la prima tappa del viaggio di papa Leone XIV in Africa. Nel Paese, musulmano al 98%, di cristiani ne sono rimasti pochi, circa 156 mila su un totale di quasi 48 milioni di abitanti. In gran parte sono protestanti, i cattolici sono solo 8.000. La loro condizione è peggiorata negli ultimi anni durante i quali la pressione statale, soprattutto sui cristiani protestanti, ha raggiunto livelli mai visti da decenni, come dimostra l’attuale posizione dell’Algeria nell’elenco dei Paesi in cui i cristiani sono più perseguitati, redatto ogni anno dall’onlus Open Doors. Nel 2020 l’Algeria si trovava al 24° posto, nel 2025 è salita al 20°.

Negli ultimi tre anni le autorità algerine hanno costretto 58 chiese protestanti a chiudere. Tutte le chiese affiliate alla Chiesa Evangelica Protestante di Algeria sono state chiuse o hanno sospeso quasi tutte le loro attività. Altre chiese indipendenti hanno smesso di riunirsi temendo ritorsioni da parte del governo. Nel frattempo, inoltre, più di 50 cristiani sono stati accusati di aver violato le norme riguardanti i cittadini non musulmani e sono in attesa di giudizio o già condannati a pene detentive e a sanzioni pecuniarie. Tra i reati contestati figurano culto non autorizzato, distribuzione di materiale religioso, proselitismo. Dal decreto del 2006, che ha stabilito condizioni e regole per la pratica di religioni diverse dall’islam, sono state introdotte pene particolarmente severe per chi converte un musulmano ad altra religione e in qualsiasi modo ne mina la fede. Da allora i cristiani, protestanti e cattolici, non possono mostrare simboli religiosi, ad esempio indossare una croce. Anche solo portare con sé una Bibbia può essere considerato proselitismo e comportare sanzioni. Devono inoltre fare molta attenzione a condividere apertamente la fede, ad esempio sulle reti social.

Addirittura si ispezionano i panifici per “scovare i tronchetti di Natale”. A rivelare questo dettaglio è un rapporto dal titolo L’oppressione dei cristiani d’Algeria pubblicato alla vigilia del viaggio di Leone XIV dal Centro Europeo per il Diritto e la Giustizia. «In Algeria – si legge nell’introduzione del testo di 40 pagine – i cristiani si trovano in una zona grigia giuridica, mantenuta deliberatamente dal governo. Il governo, infatti, applica un doppio standard, garantendo la libertà di culto nella Costituzione senza però garantire la libertà di coscienza, pur riaffermando al contempo il primato dell’islam. Ufficialmente liberi di praticare la propria fede, in realtà dipendono da opache decisioni amministrative che limitano severamente l'esercizio del culto e l'espressione religiosa. L'oppressione dei cristiani in Algeria non può quindi essere intesa come una serie di episodi isolati, ma piuttosto come il prodotto di un sistema giuridico e amministrativo restrittivo, incompatibile con gli standard internazionali in materia di libertà di religione, di coscienza e di espressione».

La repressione della libertà religiosa – sottolinea il rapporto del Centro Europeo per il Diritto e la Giustizia – colpisce in particolare la comunità cristiana della Cabilia. «Questa regione, storicamente molto legata al cristianesimo, è stata caratterizzata da una massiccia ondata di conversioni a partire dagli anni Novanta e oggi ospita la maggior parte delle chiese evangeliche. Questa regione dell'Algeria settentrionale, segnata anche da un forte movimento indipendentista, è una fonte costante di tensione con il governo: cristiano è spesso sinonimo di clandestinità».

La difficile situazione dei cristiani si inserisce in un contesto più ampio di restrizioni alle libertà civili. L’Algeria ha adottato una nuova costituzione nel 2020, approvata da un referendum popolare indetto, non a caso, il 1° novembre, anniversario dell’inizio, nel 1954, della guerra d’indipendenza dalla Francia. Nel nuovo testo, specificamente nella sezione dedicata ai diritti e alle libertà, non si fa più riferimento ai “diritti umani”, sostituiti con l’espressione vaga e soggettiva “diritti fondamentali”. Inoltre è stato rimosso il riferimento alla “libertà di coscienza” che tutte le costituzioni precedenti, dal 1976, avevano sancito.

Ad accogliere Leone XIV al suo arrivo è stato il presidente Abdelmadjid Tebboune, al suo secondo mandato. Era stato eletto nel 2019 promettendo riforme e lotta alla corruzione e agli sprechi, alimentando speranze di cambiamento dopo i 20 anni di governo autoritario di Abdelaziz Bouteflika. Nel 2024 è stato rieletto con l’84,3% dei voti, ma solo il 46% degli aventi diritto sono andati alle urne stando ai dati ufficiali, e forse meno ancora secondo altre stime. La sua presidenza ha rafforzato il già notevole potere dell’esercito, motivandone la necessità con l’esistenza di minacce al Paese, reali o presunte, interne ed esterne. Serve indubbiamente al governo per reprimere il dissenso, in continuità con quelli che lo hanno preceduto. Rivolgendosi al presidente Tebboune e alle altre autorità algerine durante l’incontro di cortesia con cui è iniziata la sua visita, il Papa ha ricordato che «le autorità sono chiamate non a dominare, ma a servire il popolo e il suo sviluppo. L’azione politica trova quindi il suo criterio nella giustizia, senza la quale non vi è pace autentica, e si esprime nella promozione di condizioni eque e dignitose per tutti». Ha quindi sollecitato un «nuovo corso della storia, più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali». «Le persone e le organizzazioni – ha detto – che dominano sugli altri, questo l'Africa lo sa bene, distruggono il mondo».