La vera arma segreta iraniana è il terrorismo islamico in Occidente
L'incendio di ambulanze di un'organizzazione ebraica a Londra è l'ultimo di una serie di atti intimidatori di una sigla islamica legata all'Iran. Ma peggio ancora sono i lupi solitari che uccidono nel nome della causa islamica, attratti dalla guerra in corso.
Golders Green, quartiere ebraico di Londra, si è risvegliato lunedì all’alba con quattro ambulanze che bruciavano. Erano veicoli medici appartenenti a Hatzola, organizzazione non-profit ebraica dedita al soccorso medico. L’incendio è stato appiccato da ignoti, poi rivendicato da una sigla islamica, la Hayi (Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia, “movimento islamico della compagnia dei giusti”) comparsa sempre più di frequente nell’ultimo mese. Si tratterebbe di un atto di intimidazione iraniano, uno dei tanti da quando è stato lanciato l’attacco all’Iran il 28 febbraio scorso.
I servizi europei avevano avvertito: dopo l’inizio delle operazioni militari nel Golfo, il rischio terrorismo sarebbe aumentato. E in effetti già si perde il conto degli atti intimidatori e di terrorismo, sia quelli rivendicati dalla sigla sciita Hayi, sia quelli di “lupi solitari” che agiscono o nel nome dell’Isis, o in solidarietà con la causa di Teheran.
Il 6 marzo due sinagoghe nell’area di Toronto sono state bersagliate da colpi d’arma da fuoco nella notte di Shabbat. Sempre il 6 marzo, a Londra, quattro iraniani sospettati di spiare potenziali bersagli nella comunità ebraica sono stati arrestati. In un’altra operazione di controspionaggio, un uomo iraniano e una donna romena sono stati incriminati per aver tentato di entrare nella base navale vicino a Glasgow. Il 7 marzo, a Liegi, una bomba è stata fatta detonare fuori da una sinagoga. Anche in quest’ultimo caso, Hayi ha rivendicato l’azione.
Gli attacchi più gravi sono sinora opera di lupi solitari negli Stati Uniti. Già il 1 marzo, giorno dopo l’inizio della guerra, Ndiaga Diagne, senegalese e musulmano, naturalizzato americano, sparava con una pistola e un fucile automatico ai passanti nei pressi di un locale di Austin, Texas: 4 morti (fra cui l’attentatore) e 15 feriti. Portava la bandiera dell’Iran sulla maglietta e la scritta “Proprietà di Dio”. Sui suoi profili social inneggiava alla rivoluzione islamica. In un altro attacco negli Usa, sempre opera di un lupo solitario, un uomo armato ha tentato giovedì 12 marzo di compiere un massacro di bambini ebrei al Temple Israel di West Bloomfield, nell’area metropolitana di Detroit, sfondando con un camion le porte d’ingresso della sinagoga. Il terrorista, poi, è sceso sparando. La sicurezza ha risposto al fuoco e lo ha ucciso prima che potesse raggiungere le sue vittime. L’assalitore è l’unico morto dell’attentato. Al momento dell’attacco erano presenti nell’edificio 140 bambini iscritti al centro per la prima infanzia.
Lo stesso giorno si segnalava un altro “incidente” alla sinagoga di Trondheim, in Norvegia: arrestati due sospetti. Sempre in Norvegia due uomini armati sono stati fermati davanti all’unica sinagoga di Oslo. Il 13 marzo, a Rotterdam una bomba è stata fatta esplodere davanti al cancello di una sinagoga, anche in questo caso rivendicata da Hayi. Il giorno dopo, 14 marzo, ad Amsterdam, altro avvertimento della stessa sigla: una bomba esplode fuori da una scuola ebraica. Il 16 marzo, a Longuenesse, nella Francia settentrionale, sono stati arrestati uomini trovati in possesso di armi. Pianificavano attacchi antisemiti. Questa volta la matrice era un’altra: avevano giurato fedeltà all’Isis. Il 19 marzo, a Londra, invece, due iraniani sono stati arrestati con l’accusa di aver pianificato un attacco a una sinagoga.
Secondo un’analisi dell’International Centre for Counter-Terrorism (Icct), non esiste una prova definitiva del coinvolgimento diretto di Teheran, ma la dinamica degli attacchi, le rivendicazioni online e il profilo dei presunti esecutori suggeriscono un legame con l’ecosistema filoiraniano. Gli attacchi rivendicati da Hayi vengono rivendicati su quattro canali Telegram in lingua araba, di cui due direttamente legati a milizie sciite filo-iraniane. Secondo l’analisi di Icct la rete farebbe reclutamenti fra giovani musulmani locali, spesso privi di motivazione ideologica, impiegati come «agenti usa e getta» in cambio di compensi modesti. E lo scopo, almeno per ora, è più l’intimidazione e la destabilizzazione psicologica delle comunità ebraiche europee che la ricerca della strage.
Ancor più imprevedibili, invece, sono gli attacchi dei lupi solitari o di tutti quegli islamisti che si mettono al servizio dell’Isis di loro sponte. Come sempre, come in tutte le guerre mediorientali, non c’è neppure bisogno di una rete strutturata o di un centro di pianificazione. È la guerra stessa che fa da catalizzatore per i terroristi islamici.

