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CINA E CHIESA

La sfida di Stephen Chow per la Chiesa di Hong Kong

Hong Kong ha un nuovo vescovo: Monsignor Stephen Chow Sau-yan. La città è stata nell'occhio del ciclone negli ultimi anni e dal 2019 non aveva un suo vescovo, dopo la morte di Michael Yeung nel 2019. Dalle prime dichiarazioni è sembrato abbracciare una linea di grande prudenza, che sarà ben presto messa alla prova.

Ecclesia 04_12_2021
Stephen Chow Sau-yan

Hong Kong ha un nuovo vescovo, dopo tre anni di amministrazione apostolica: Monsignor Stephen Chow Sau-yan. 

Negli ultimi due anni, la città di Hong Kong è stata nell’occhio del ciclone per i noti fatti che hanno dato vita ad una situazione di grave instabilità politica e sociale. A questo, per i cattolici, si è aggiunta la morte del vescovo Michael Yeung nel gennaio 2019, una morte forse improvvisa ma non certo imprevista, in quanto il vescovo Yeung, quando è succeduto al cardinal Tong nel 2017, era già abbastanza avanti con l’età e soprattutto malato. 

Eppure, alla sua morte non c’è stata la nomina di un nuovo Vescovo e la diocesi è stata sotto amministrazione apostolica nella persona del cardinale John Tong fino a maggio 2021, quando il Santo Padre ha nominato il padre Stephen Chow Sau-yan, provinciale dei gesuiti, nuovo Vescovo. Il Vescovo eletto ha chiesto del tempo per poter portare a termine i suoi compiti da provinciale e questo spiega la consacrazione episcopale compiuta il 4 dicembre nella Cattedrale dal cardinale John Tong.

Certo, si può riflettere su questi lunghi anni in cui la diocesi si è trovata sotto amministrazione apostolica, di come questo periodo abbia anche evidenziato le profonde divisioni in seno alla diocesi, divisioni acuite dalla situazione di instabilità sociale che una recente legge sulla sicurezza nazionale, con misure di stringente controllo, ha cercato di riportare all’ordine. In questo periodo chi conosceva un po’ di più rispetto a quello che passava la narrativa ufficiale, si è reso conto della difficoltà concreta di trovare un candidato che potesse navigare nelle acque agitate della ex colonia britannica. Il Vescovo ausiliare Joseph Ha, da alcuni giudicato troppo vicino alle aspirazioni di coloro che hanno protestato in questi anni, malgrado fosse favorito da molti fedeli, non è stato in grado di superare le riserve di tipo probabilmente politico. Altri candidati si sono succeduti, alcuni hanno rifiutato, altri sono stati giudicati inadatti.

Ora questo nuovo Vescovo dovrà trovare un modus vivendi in una situazione di estrema precarietà, dove le parole vengono pesate e dove la diplomazia gioca un ruolo essenziale. Certo, egli è anche colui da cui ci si aspetta la difesa dei diritti della Chiesa e il parlare chiaro quando è necessario. Dalle prime dichiarazioni è sembrato abbracciare una linea di grande prudenza che sarà necessariamente messa alla prova quando gli saranno richieste decisioni importanti. In quel momento speriamo che la grazia di stato lo illumini su ciò che è meglio fare e l’esempio di tanti santi Vescovi, anche cinesi, gli dia la forza per accettare le eventuali costrizioni e prove.