Il discorso di Trump: bene sul gender, male sull’aborto
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Nel discorso sullo stato dell’Unione, il presidente degli USA ha ricordato la lotta all’ideologia gender e i divieti agli interventi chirurgici per il “cambio” di sesso nei minori. Ma ha sorvolato sulla protezione dei nascituri, in particolare sulla vendita delle pillole abortive e sull’emendamento Hyde. Delusione tra i pro vita.
- Discorso-spettacolo, ma non sempre convincente di Stefano Magni
Martedì 24 febbraio il presidente statunitense Donald Trump, nel discorso sullo stato dell’Unione, durato un’ora e 48 minuti, si è vantato di risultati record in materia di immigrazione, economia e lotta al “wokismo”, ha ribadito il suo sostegno alla fecondazione in vitro, ma ha sorvolato sulla tutela assoluta del concepito: pietra miliare del benessere e della prosperità di ogni nazione. Le incertezze di Trump sulla lotta all’aborto destano preoccupazioni tra i pro life in vista delle elezioni di medio termine del prossimo novembre.
Trump ha fatto benissimo a ricordare le sue politiche contrarie alla “transizione di genere” dei minori e anche la ripresa religiosa che sta vivendo il Paese, accompagnata dall’esplicito riconoscimento che lo stesso Trump fa del «cristianesimo e della credenza in Dio». Ha fatto bene anche a ricordare il contrasto sistematico della «ideologia di genere», le politiche che limitano la fornitura di farmaci per la “transizione” negli ospedali, i divieti di interventi chirurgici per il “cambio” di sesso nei minori, la chiara separazione nelle attività sportive e nelle competizioni tra ragazze e ragazzi biologicamente tali. Ricordiamo bene come nella scorsa amministrazione guidata dal “cattolico devoto” Joe Biden, assurdità come la “transizione” ormonale e chirurgica, gli sport femminili aperti ai transgender erano non solo tollerate ma anche promosse attivamente. Trump ha anche ricordato l’impegno affinché i diritti dei genitori nei confronti dei figli siano protetti e ristabiliti, laddove siano stati violati dalle politiche precedenti («a nessuno Stato può essere permesso di strappare i bambini dalle braccia dei loro genitori e trasformarli in un nuovo genere contro la volontà dei genitori… Dobbiamo vietarlo e dobbiamo farlo immediatamente»).
Tuttavia, come era già stato temuto nelle scorse settimane, il presidente ha sorvolato sulla lotta all’aborto e in particolare sul divieto delle pillole abortive e su quello dei finanziamenti federali ai fornitori di servizi sanitari che comprendano aborto e “contraccezione d’emergenza”, cioè potenzialmente abortiva. A ricordare a Trump e all’intera amministrazione l’importanza di queste due battaglie cruciali per tutto il movimento pro vita americano è stata, nel suo discorso sullo “Stato dei nascituri”, Marjorie Dannenfelser, presidente della SBA Pro-Life America. Dannenfelser, in diretta su molte piattaforme social, ha messo in chiaro che «il nostro movimento è forte (…). Ma c'è ancora una realtà che dobbiamo riconoscere. L'altra parte non si arrenderà mai (…), dovremo continuare a lavorare, a lottare e a far sentire la nostra voce (…). Abbiamo una richiesta modesta riguardo ai farmaci venduti per corrispondenza e all'emendamento Hyde. Abbiamo costruito un consenso al di là del movimento, nella cultura popolare, che rifiuta il finanziamento dell'aborto da parte dei contribuenti e rifiuta l'illegalità che circonda i farmaci abortivi».
Trump e la sua amministrazione non potranno a lungo evitare questa questione. Ad esempio, ci sono 51 senatori statunitensi e 175 rappresentanti della Camera che hanno già da tempo invitato l'amministrazione Trump-Vance a ripristinare misure di salvaguardia e di buonsenso contro la compravendita facilitata, via posta, dei farmaci abortivi. Ben 22 Stati (Nebraska, Alabama, Alaska, Arkansas, Georgia, Idaho, Indiana, Iowa, Kansas, Louisiana, Mississippi, Missouri, Montana, North Dakota, Ohio, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Texas, Utah, West Virginia e Wyoming) si oppongono alla norma di Biden e degli allora componenti della FDA (Food and Drug Administration) che consente dal dicembre 2021 l'aborto per corrispondenza, ovvero l’acquisto e l’invio di pillole abortive (mifepristone e misoprostolo) senza alcun controllo e in tutti gli Stati, inclusi quelli che vietano o limitano l’omicidio dell’innocente. La scorsa settimana una coalizione di 58 membri del Congresso aveva presentato un parere legale a sostegno di una causa della Louisiana contro la FDA, volta a limitare la vendita per corrispondenza della pillola abortiva e a ripristinare anche l'obbligo di dispensazione di persona della pillola abortiva. Quanto al finanziamento federale delle multinazionali abortive, Planned Parenthood in primis, preoccupa la scelta dello scorso gennaio dell'American Civil Liberties Union che ha ritirato la causa contro l'amministrazione Trump, relativa a decine di milioni di dollari di fondi per la pianificazione familiare previsti dal Titolo X, a un certo punto bloccati dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS). Preoccupa perché i fondi sono stati e continuano ad essere elargiti… Trump farà bene a non dare per scontato i voti dei pro life americani sino a quando questi due terribili lasciti di Biden provocheranno morte e disperazione nel Paese.
Pillole abortive e danni, i medici pro vita scrivono alla FDA
Una lettera di cinque organizzazioni di medici sollecita l’agenzia statunitense per il farmaco e Robert Kennedy a non ritardare la revisione sulla sicurezza del mifepristone. Una sostanza letale per i nascituri e che comporta gravi rischi anche per le madri.
RU486, la FDA ha sottostimato gli effetti avversi
Un articolo sulla rivista scientifica Health Services Research and Managerial Epidemiology mostra che l’agenzia americana per i farmaci ha fornito dei dati non attendibili sugli effetti collaterali del mifepristone, di molto inferiori a quelli registrati nientemeno che da Planned Parenthood. Eppure, la pillola abortiva viene sempre più liberalizzata, tanto negli Usa quanto in Italia.
La pillola abortiva resta, ma la Corte Suprema non chiude i giochi
La Corte Suprema degli USA ha deciso all’unanimità che un gruppo di medici non ha i requisiti per agire in giudizio contro la liberalizzazione del mifepristone. Ma la sentenza lascia aperta la porta ad altri ricorsi, in primis delle donne danneggiate dalle pillole abortive.

