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GLI OTTOCENTO ANNI DI SAN FRANCESCO / 7

La scelta del nome e la giovinezza del Poverello d’Assisi

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Le fonti francescane concordano sul contesto, ma divergono sul nome (Giovanni o Francesco) imposto alla nascita e sulla giovinezza del santo. Passiamo in rassegna la Vita prima e la Vita seconda, la Legenda maior e la Leggenda dei tre compagni.

Cultura 14_09_2026

Assisi, tra il 1181 e il 1182, è una città che cambia volto: le antiche strutture feudali si allentano, la borghesia mercantile avanza, le strade si animano di traffici, stoffe, mercanzie. In questo ambiente nasce il figlio di Pietro di Bernardone, commerciante di panni, e di Madonna Pica, donna che la tradizione vuole di origini francesi, circondata da un’aura di eleganza e di mistero.

Le fonti concordano sul contesto, ma divergono sul nome imposto alla nascita e sulla giovinezza del santo. Nella Legenda prima (o Vita prima) di Tommaso da Celano non compare traccia del nome Giovanni, né alcun cenno all’infanzia, se non per la formazione mondana. È nella Legenda secunda (o Vita seconda), composta alcuni anni più tardi, che Tommaso si sofferma sul nome assegnato dalla madre e dedica un intero capitolo ai primi anni di vita. Madonna Pica vi appare come donna pia e virtuosa, quasi una santa Elisabetta, accomunata alla madre del Battista sia dal nome imposto al figlio sia da un dono profetico che la induce a intravedere nel bambino una vocazione straordinaria. Alle donne che lodano la signorilità del piccolo Francesco risponde profetando che cosa diventerà: «Vedrete che per i suoi meriti diventerà un figlio di Dio». Se Elisabetta ha dato alla luce il precursore di Cristo, Pica darà alla luce un bimbo che annuncerà e profeterà Gesù.

Tommaso da Celano interpreta così il duplice nome: Giovanni, adatto al ministero della predicazione cui Francesco si dedicherà per tutta la vita; Francesco, più consono alla diffusione della sua fama, richiamando il porto franco esente da dazi, immagine della libertà che accompagnerà la sua conversione. Trova inoltre una coincidenza ulteriore nel passo evangelico in cui Giovanni Battista è proclamato il più grande tra i nati di donna, mentre Francesco appare, sulla Terra, il più simile al Signore.

Nel Paradiso Dante contempla la disposizione dei santi nella Candida Rosa: da una parte, ai piedi di Maria, si trova Eva e in terzo ordine Rachele con Beatrice; dalla parte opposta, allo stesso livello di Maria, vediamo in ordine, a partire dall’alto, Giovanni Battista, il più grande tra i nati di donna, seguito da san Francesco e da san Benedetto sul secondo e sul terzo gradino. Il primo è descritto nel canto XI, il secondo nel canto XXII (multiplo di undici), collocati rispettivamente alla fine della prima e della seconda parte della terza cantica.

La Leggenda dei tre compagni (Legenda trium sociorum) offre invece una spiegazione più semplice: il padre, tornato dalla Francia, commutò il nome Giovanni in Francesco per ricordare la terra dei suoi commerci. Il nome, probabilmente nato nel XII secolo, si diffuse nel Medioevo proprio grazie alla fama del santo.

L’infanzia e la giovinezza del principe dei giovani

L’infanzia di Francesco si svolge in una casa piena di movimento, di stoffe pregiate, di viaggi e di racconti cavallereschi. Nella Vita prima Tommaso da Celano insiste sulla prosperità della famiglia e sulla cattiva educazione impartita al ragazzo, cresciuto secondo le mode del mondo e divenuto presto «frivolo e vanaglorioso». Ovunque, annota, si è imposto «il dannoso sistema di educare assai mollemente e dissolutamente i propri figli fin dalla culla». Francesco appare vivace, amante delle feste, dei canti, della compagnia; non mancano le ombre: vanità, spensieratezza, gusto per la mondanità, fino a diventare «grande incitatore al male ed emulo della stoltezza». Non è avaro, ma prodigo, dissipatore; cortese, arrendevole, affabile, e proprio per questo molto ricercato dai gruppi gaudenti di Assisi. Nella Vita seconda Celano attenua i toni: tace la dissipatezza dei primi vent’anni e passa subito alla guerra tra Assisi e Perugia, durante la quale Francesco, imprigionato, «lascia esalare da ogni parte i carismi della sua virtù». Di questo episodio e delle sue conseguenze si parlerà nella prossima puntata.

La Leggenda dei tre compagni offre un ritratto diverso: Francesco è dedito al lavoro paterno, allegro ma non dissoluto; generoso, spontaneo, amante della vita, e va in giro cantando «giorno e notte con una compagnia di amici», spendendo in festini tutto il denaro che guadagna o che ottiene. I genitori lo rimproverano, ma lo amano troppo per contristarlo. È sontuoso nel vestire, gentile nel comportamento, e già circondato da una fama di straordinarietà: non pronuncia parole ingiuriose o lascive, e tutti sono convinti che vivrà una vita fuori dal comune. La sua generosità verso i poveri cresce, fino all’episodio dell’accattone: rifiuta di dare l’elemosina, ne è subito folgorato, si rimprovera il gesto e si contrista per non aver avuto riguardo al povero «per amore al re dei re e al Signore di tutti». La giovinezza di Francesco non è dunque un tempo di peccato, ma un periodo di immaturità, un terreno fertile che la grazia farà fiorire.

Nella Legenda maior san Bonaventura presenta un Francesco che, pur cresciuto tra ricchezze e vanità, è colmo della grazia fin dalla giovinezza e non segue «gli istinti sfrenati dei sensi» né ripone speranza nel denaro. Si propone di fare elemosina a chiunque gliela chieda, soprattutto nel nome di Dio. L’episodio dell’accattone ricompare: Francesco non si limita però a pentirsi, ma corre dietro al povero per offrirgli l’elemosina, promettendo a Dio che mai più avrebbe mancato di amare l’indigente. Bonaventura osserva che il santo mantenne sempre fede al proposito. La giovinezza appare così segnata da indizi sicuri di una indole buona: dolce mansuetudine, raffinatezza dei costumi, pazienza e affabilità più che umane, larghezza nel donare superiore alle sue disponibilità. Tutti elementi che sembravano presagire una benedizione destinata a riversarsi su di lui con ancora maggiore copiosità. Un uomo di Assisi, incontrandolo, stese il mantello ai suoi piedi, profetando che avrebbe compiuto grandi azioni e sarebbe stato «onorato da tutti i cristiani».

Tutte le fonti ci mostrano un Francesco che, solo nell’incontro con il Signore e nella sua sequela, trova la via della perfetta letizia e del compimento.



Gli ottocento anni di san Francesco / 6

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07_09_2026 Giovanni Fighera

L'agiografia francescana si sviluppa tra la testimonianza immediata dei primi compagni e l'ufficialità delle biografie commissionate dall'ordine. Occorre riconoscere questo complesso intreccio per inoltrarsi nella vicenda umana e spirituale del santo di Assisi.