La Regina Madre – Il testo del video
Nell’Antico Testamento, all’inizio della monarchia, compare la particolare figura della Regina Madre, che gode di una sorta di “diritto di intercessione” presso il Re, suo figlio, per una condivisione di autorità. Una figura anticipatrice di Maria Santissima, omnipotentia supplex.
Proseguiamo la nostra indagine sull’Antico Testamento, alla scoperta delle figure che anticipano Maria Santissima e che ci servono per tratteggiare un po’ meglio la grandezza, il mistero di Maria e in particolare il suo unico e singolare ruolo nell’opera della Redenzione.
Oggi vediamo una figura un po’ particolare, non ha un nome: si tratta della Regina Madre, che compare nell’Antico Testamento, all’inizio della monarchia. Non è la moglie del re, ma la madre del re. Prima di indagare questa figura, dobbiamo ricordare che il “volo” che stiamo facendo è sempre correlato in qualche modo alla figura di Cristo anticipata nell’AT, da cui deriva un’indagine particolare sulla Madre. Per esempio, abbiamo visto Cristo come nuovo Adamo, da cui deriva Maria come nuova Eva. Noi sappiamo che Gesù Cristo è visto come il nuovo Davide: nell’attesa del popolo di Israele il Messia doveva essere un nuovo Davide, cioè colui che avrebbe confermato per sempre il trono di Davide. Doveva essere dunque quel discendente che avrebbe superato la figura di Davide, rendendo il suo trono stabile per sempre.
Ora, se diamo una rapida occhiata al Nuovo Testamento troviamo dei testi che indicano proprio che Gesù è il Messia perché è il nuovo Davide. Lo troviamo ad esempio nella genealogia del Vangelo di Matteo che è volta a mostrare la filiazione davidica di Gesù. Pensiamo anche al primo capitolo del Vangelo di Marco (1, 14-15), il famoso annuncio del Regno di Dio, che è vicino: il riferimento al Regno a noi dice poco, ma esso si collega direttamente all’attesa messianica, che era precisamente l’attesa del nuovo Davide che portava il Regno; e quindi l’annuncio che noi troviamo nel Vangelo di Marco è non soltanto un annuncio spirituale, ma è l’annuncio del compimento della promessa: il nuovo Davide è qui, preparatevi ad accoglierlo.
Se guardiamo al primo capitolo del Vangelo di Luca, nel brano dell’Annunciazione, troviamo questa frase: «Il Signore gli darà il trono di Davide suo padre ed egli regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Vedete l’insistenza, per tre volte si parla del regno: il trono, regnerà, il suo regno. Il brano dell’Annunciazione ci dice precisamente che Gesù acquisisce il trono di Davide, suo padre, quindi acquisisce la regalità sulla casa di Giacobbe; e questo regno, a differenza del regno di Davide, del Davide storico, della monarchia davidica, non avrà fine.
Nel NT l’annuncio di Cristo come nuovo Davide è centrale. Se c’è il nuovo Adamo, dov’è la nuova Eva? Se c’è il nuovo Mosè che porta fuori il suo popolo dalla schiavitù, dov’è l’Arca che rivela la presenza di Dio? Ora, se c’è il nuovo Davide, dov’è la nuova Regina Madre? Perché è così importante? Perché questa figura la troviamo ben descritta soprattutto nel primo libro dei Re. Bisogna ricordare che, finché il re era in vita, la Regina Madre non aveva propriamente un ruolo di autorità, almeno non così marcato. Nel cap. 1 del primo libro dei Re, Betsabea si presenta davanti al re Davide, «si inginocchiò e si prostrò davanti al re». Cioè, nei confronti del marito, la moglie, la regina ha un ruolo di deferenza, deve inchinarsi, deve chiamarlo “mio signore”. Ma attenzione, a noi interessa questo passaggio: quando Davide muore, e quindi sul trono c’è il figlio Salomone, Betsabea non è più la moglie del re, bensì la madre del re. Ed è sorprendente vedere come sempre nel libro dei Re, al cap. 2, troviamo questo passaggio: «Betsabea si presentò al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la madre del re. Questa gli sedette alla destra» (1Re 2, 19). La Regina Madre, in quanto madre del re, riceve gli onori del figlio. Il figlio, in pratica, le va incontro, le si prostra davanti, fa mettere un trono per lei e lei si siede alla destra. Questo “sedere alla destra” – che professiamo nel Credo quando diciamo che Cristo siede alla destra del Padre – vuol dire condividere lo stesso potere: chi siede alla destra del re condivide lo stesso potere del re, è posto, potremmo dire, sullo stesso piano del re. Questa condivisione dell’autorità indica il ruolo centrale della Regina Madre. E non solo.
La Regina Madre gode di una sorta di “diritto di intercessione”, nel senso che il re è quasi costretto a concedere quello che chiede la regina proprio in virtù di questa condivisione dell’autorità, senza confusione: il re è il re ed è il figlio; la regina è la regina ed è la madre; eppure c’è una condivisione del potere, tale per cui l’intercessione della Regina Madre è quasi un’esigenza da esaudire.
Nel primo libro dei Re troviamo un’immagine molto interessante, quando Adonia si presenta da Betsabea. «Adonia disse: “Di' al re Salomone - il quale nulla ti può negare - che mi conceda in moglie Abisag la Sunammita”. Betsabea rispose: “Bene! Parlerò in tuo favore al re”» (1Re 2, 17-18). Notate questo inciso: il quale nulla ti può negare. Non è solo una questione di affetto, è proprio una questione di condivisione dell’autorità. Poi, in questo specifico caso, Salomone intuirà la malizia della richiesta di Adonia e lo metterà a morte. Ma lasciamo perdere com’è finito questo singolo fatto. A noi interessa questa “spia”: è un fatto riconosciuto che l’intercessione della Regina Madre presso il re fa sì che il re sia in qualche modo tenuto a soddisfarne le richieste. E infatti nel seguito dei versetti che abbiamo letto prima, il re risponde: «Chiedi, madre mia, non ti respingerò» (1Re 2, 20). C’è quindi questa relazione particolare, che è una vera e propria condivisione del potere regale, al punto tale che Salomone fa porre un trono alla destra del suo: fosse stata una questione puramente affettiva, si sarebbero trovati in casa in un contesto informale...
Questi sono testi importanti che ci permettono di capire in profondità un passo del NT e cioè il famoso brano delle nozze di Cana. Lì è come se avessimo in versione neotestamentaria il dialogo tra la regina madre e il figlio Salomone. D’altra parte, Gesù stesso nel Vangelo dice «qui c’è ben più di Salomone» (Lc 11, 31); quindi non rifiuta l’accostamento con Salomone, posto che queste sono solo figure e Salomone poi commise tutta una serie di nefandezze: è evidente che queste non sono attribuibili al Figlio di Dio. Invece Salomone, come principe della pace, come colui che ha la sapienza e da diverse parti del mondo vengono ad ascoltarlo, è figura di Cristo. Nelle nozze di Cana noi abbiamo la Regina Madre che accede al Figlio e in qualche modo il Figlio, per come effettivamente compie la richiesta della madre, conferma quel passo: «il quale nulla ti può negare»; il Figlio nei confronti della regina madre “patisce” il potere di intercessione materno, concede ciò che la Madre chiede. Quando parliamo di Cristo e di Maria Santissima parliamo quasi di un’unica volontà, di un unico intento, di un unico cuore dove non si creano possibili frizioni, come invece nel caso di Betsabea e Salomone. Dunque, questo brano ci apre una finestra sulla figura della Regina Madre, la cui intercessione è legata alla certezza di ottenere quello che chiede. Certezza, in quanto Maria è stata scelta per essere la Madre del Re, dunque è la regina madre, è la grande signora, la gebirah, come veniva chiamata in ebraico. Questo è anche un titolo che è entrato nel frasario cristiano: Nostra Signora, Madonna, che indica appunto la grande donna.
Dunque, questi testi dell’AT ci danno una luce ulteriore sulla figura di Maria Santissima così come preannunciata nella figura della Regina Madre. D’altra parte, sappiamo anche che nei testi messianici principali – quelli che sottolineano soprattutto il Messia che deve venire come discendente di Davide, come colui che permette la continuità, il compimento della discendenza davidica – troviamo preannunciata anche la Regina Madre. Pensate alle due profezie chiave che abbiamo richiamato: quella del cap. 7 di Isaia, dove il segno è la vergine concepente che partorisce; quindi il segno non è solo il figlio, ma il figlio accompagnato dalla madre, il figlio che porta una regalità, accompagnato dalla madre; quella di Michea 5, cioè il famoso testo in cui si dice colei che deve partorire partorirà. Questa insistenza sottolinea non solo colui che è partorito, ma anche colei che partorisce, cioè la Regina Madre.
Ora, il NT ci dice qualcosa, ci dà dei segnali, dei cenni che ci autorizzano in qualche modo a vedere Maria come la gebirah, come la Regina Madre. Per sottolineare che Gesù è il nuovo Davide, abbiamo citato la genealogia di Matteo; verso la fine (Mt 1, 16) si introduce la figura di Maria: «Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù». Abbiamo uno strano inserimento, perché compare una donna come madre del Messia. Questo ci indica la divina maternità di Maria Santissima e il concepimento di Gesù per opera dello Spirito Santo; il testo, infatti, non dice “Giuseppe, dal quale…”, ma «Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato il Cristo», a indicare che il suo è un parto verginale, un parto senza concorso d’uomo. Ma ci dice anche un altro aspetto, cioè ci mette davanti colui che è il discendente di Davide e colei che è la madre; accosta il re, il nuovo Davide, alla madre, la Regina Madre.
L’altro testo chiaro è quello dell’Annunciazione, dove l’angelo saluta sostanzialmente Maria come madre del Verbo, perché le parla di un trono di Davide, le parla di un regno. E in sostanza l’Annunciazione indica questo: “tu sei la madre del re, tu sei la madre del nuovo Davide”.
Pensiamo anche al testo della Visitazione, dove abbiamo un dettaglio che spesso ci sfugge. Normalmente, in tutte le culture antiche, quando una persona anziana incontra una persona più giovane, è la seconda a manifestare deferenza, rispetto, sottomissione alla prima. Nel testo della Visitazione troviamo invece che Elisabetta, che è più anziana, va incontro a Maria, che è più giovane, e la saluta per onorarla: onorarla come madre del re. Infatti, l’esclamazione che esce dalla bocca di Elisabetta è: «A che debbo che la madre del mio Signore (Adon)…» (Lc 1, 43). Adon era il titolo che veniva dato, riferito ai re di Giuda: «la madre del mio Signore» è perciò un po' come dire «la madre del mio re». Quindi Elisabetta la saluta come la madre del re, la Regina Madre.
Altro testo in cui troviamo un dettaglio importante è il cap. 12 dell’Apocalisse: la donna vestita di sole ha sul capo una corona, se ne parla esplicitamente. E questa corona è formata da dodici stelle, che tutti riconoscono essere le dodici tribù di Israele. Maria è incoronata, ha una corona: la corona viene data a chi ha la regalità. Secondo aspetto: questa corona è formata dalle dodici tribù di Israele, sulle quali il re Davide esercitava la sua regalità, quel diritto che Cristo eredita e che estende non solo alle dodici tribù, ma anche al nuovo Israele, alla Chiesa e per diritto divino all’umanità intera, in quanto Creatore. Questo passo ci indica una vera e propria regalità di Maria Santissima, coestesa a quella di Cristo. Maria è regina: lo comprendiamo dalla corona, ed è regina di tutte le dodici tribù di Israele, e dei nuovi dodici, i dodici apostoli, da cui deriva tutta la Chiesa. Questa visione di san Giovanni, descritta nel cap. 12 dell’Apocalisse, ci dice che la sovranità di Maria è coestensiva a quella del Figlio. Laddove Cristo esercita la sua regalità, anche la Regina Madre la esercita. La Regina Madre è incoronata dal Figlio: abbiamo tantissime raffigurazioni splendide in cui Maria riceve la corona talvolta dalla mano del Padre, più spesso dal Figlio; e come il Figlio siede alla destra del Padre, Maria siede alla destra del Figlio (ricordiamo il testo del primo libro dei Re); questo indica la condivisione della regalità.
Pensate anche alla bellezza di questa verità: il Padre dà tutto nelle mani del Figlio, pensate al Salmo che la Chiesa canta tutte le domeniche, tutte le solennità: Dixit Dominus Domino meo: sede a dextris meis, donec ponam inimicos tuos scabellum pedum tuorum (Dice il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, affinché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi, Sal 109, 1); è il Salmo della regalità di Cristo. Il Padre dà tutto nelle mani del Figlio, a indicare questa cessione di sovranità, ma non perché il Padre non sia più sovrano bensì perché condivide la sua sovranità; il sedere alla destra indica proprio questo. Quindi il Padre dà tutto al Figlio; e il Figlio, che nel suo amore non è inferiore al Padre, posta la sua natura umana, cerca un altro a cui dare questo potere, con cui condividerlo. E questo altro è un’altra, è Maria, la Regina Madre, preannunciata nell’AT, nei testi che abbiamo visto.
E qui si capisce come questa verità fosse compresa fin dall’inizio dai cristiani, che da sempre si rivolgono all’intercessione potente, onnipotente della Regina Madre. La famosa dizione omnipotentia supplex indica che il popolo cristiano riconosce in Maria Santissima non solo un potere di intercessione, ma un’onnipotenza che le deriva da questo essere posta alla destra del Figlio. Maria non è onnipotente per natura, non è Dio, ma lo è per la benevolenza di Dio, che l’ha voluta associare come Regina Madre alla regalità del Figlio, senza confusione. Il potere della Regina Madre deriva dal Figlio, non il contrario. Dunque il popolo cristiano ha riconosciuto questo privilegio di Maria, attestato dalla più antica antifona mariana, il Sub tuum praesidium: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta». Cioè, questo porsi sotto la protezione indica affidarsi all’intercessione di Maria.
Pensiamo anche al titolo di Kyria. Come Cristo è il Kyrios, la Madonna era chiamata, soprattutto in passato, la Kyria, la Signora. Noi usiamo il termine “Nostra Signora”, per esempio Nostra Signora di Fatima, Nostra Signora di Lourdes, titoli bellissimi, a indicare il riconoscimento di una dignità superiore e della regalità di colei che è posta alla destra di Cristo e con Lui condivide il potere della regalità.
Questa figura della Regina Madre ci permetterà la prossima volta di sviluppare, come una derivazione dalla stessa Regina Madre, un’altra figura di regina che intercede con onnipotenza, ossia la regina Ester. Quindi la prossima volta vedremo il parallelo Ester-Maria Santissima.
La Regina Madre
Nell’Antico Testamento, all’inizio della monarchia, compare la particolare figura della Regina Madre, che gode di una sorta di “diritto di intercessione” presso il Re, suo figlio, per una condivisione di autorità. Una figura anticipatrice di Maria Santissima, omnipotentia supplex.
Maria Mediatrice, il prezioso lavoro della commissione belga
Van Crombrugghe, Lebon e Merkelbach furono i tre teologi nominati per i lavori della commissione di studio belga sulla mediazione universale di Maria. Una perizia di grande importanza, perché confermò che questa mediazione può essere definita «come verità dogmatica e dogma di fede».

