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La ragazza che ha abortito e le storie montate ad arte

Un’adolescente abortisce, a scuola ci sono dei disegni che rimandano all’umanità di un feto e parte lo sdegno pro aborto, alimentato dai giornali e dall’attivista Cathy La Torre. Nessuno si interroga sulla fragilità di quella ragazza, che ha l’insegnante di sostegno, e sulla veridicità della narrazione mediatica. Ma è emersa una versione molto differente, a partire dal tempo e fine di quei disegni.

Attualità 28_03_2021

L’altro giorno l’avvocato Cathy La Torre, legale bolognese e attivista per i diritti cosiddetti Lgbt, ha denunciato una vicenda annunciando contestualmente un possibile esposto da parte sua. A riprendere per primo la denuncia - pubblicata sui profili social di La Torre - è il Corriere della Sera che scrive: «In una scuola superiore della provincia di Piacenza, una ragazzina esentata dalla didattica a distanza, tornando in classe, dopo aver affrontato un aborto, ha trovato, sulla porta della sua aula e lungo tutto il piano in cui si trova la classe, appesi dei fogli con disegni di un feto e scritte come “Ho bisogno di afFeto”, “Questo eri tu”». «La ragazza - come dichiara La Torre, sempre ripresa dal Corriere - è chiaramente e fortemente turbata dell’accaduto».

Tempo zero, ovviamente, la vicenda è stata ripresa da tutte le principali testate italiane accompagnata da fiumi di sdegno nei confronti dei vili compagni antiabortisti, rei a prescindere.

Nessuno si è fatto domande su questo racconto che eppure ne suscitava parecchie: siamo nel pieno del periodo della cosiddetta didattica a distanza (Dad), gli studenti in classe sono pochissimi, la ragazza in questione è esentata dalla Dad, come scrive sempre il Corriere, perché ha bisogno di un sostegno; com’è possibile che in una scuola semi deserta i pochi ragazzi presenti siano quelli più meschini e soprattutto com’è possibile che abbiano attaccato bigliettini in corridoio senza essere notati da docenti o personale scolastico? Quei bigliettini erano veramente rivolti a lei? Contengono delle offese? Ma soprattutto, come mai nessuno spreca una riflessione sul fatto che una ragazza così giovane e con una fragilità che le necessita sostegno a scuola sia rimasta incinta, abbia abortito e poi la notizia sia arrivata in tempo record anche ai compagni?

Tutti si scagliano unicamente contro i “leoni da bigliettino”, sdegnati rilanciano la notizia, gonfiandola di volta in volta, cogliendo l’occasione per ribadire che l’aborto non può mai e in nessun caso essere messo in discussione.  (Quale migliore occasione per ribadire che “vogliamo gli obiettori fuori dagli ospedali?”. Ok, non c’entra, eppure lo stanno scrivendo in molti in queste ore).

Peccato che forse la storia potrebbe non essere per nulla andata come è stata raccontata. Sui social dello stesso avvocato La Torre sono apparsi due commenti significativi. Scrive @mariameloniii «Prima di parlare e diffondere voci assicuratevi di sapere la storia. Conosco la persona che ha compiuto questo atto, so benissimo e posso dichiarare, insieme a tantissime altre persone, che non è una persona aggressiva nei confronti delle altre persone. Questo atto è stato frainteso, inizialmente le immagini dei feti erano state create per un progetto di scienze. Questa persona in seguito ha deciso di attaccare le immagini sulle porte di ogni aula, tempo prima che la ragazza in questione abortisse, senza nessun secondo scopo. Nessuno era al corrente dell’aborto ricorrente, essa, però, si è sentita presa in causa e non ha reagito bene, com’è giusto che sia. Le due persone hanno già chiarito la questione, colui/lei che ha appeso le immagini ha dichiarato esplicitamente di non voler ferire nessuno. La ragazza presa in causa ha compreso e si è chiusa la faccenda, altre persone hanno prolungato e ingigantito la questione fino a farla arrivare ai giornali. Siete pregati di non attaccare questa persona perché il suo scopo non aveva nessun fine offensivo. Grazie».

Ma non è il solo commento in tal senso. Infatti, l’utente @laura.degenn scrive: «Che ridicola! Frequento quel liceo e i volantini sono stati attaccati due settimane prima che la ragazza abortisse. I due ragazzi in questione (il responsabile e la ragazza) si sono già chiariti».

Non sappiamo se questi messaggi dicano il vero, sappiamo per certo che la verità non interessa a nessuno, meno che meno interessa come stia davvero questa giovane mamma dopo l’aborto. Contano solo la narrazione e i suoi risvolti. Infatti, ieri Repubblica titolava: «Gli insulti a Diana che ha abortito “Andrò a parlarne nelle scuole”». Seguiva articolo d’ordinanza che si concludeva con l’immancabile intervento del gruppo Non Una di Meno (secondo cui siamo in un paese in cui «la libertà di scelta viene additata e giudicata») e la solidarietà delle donne del Pd. Che dire? Tutto secondo copione.

Eppure, potrebbe essere proprio una fake news, propagata con la voce, la penna e le pagine proprio di coloro che dicono di volerle combattere. Sulla pelle delle donne. Per quante altre notizie funziona così?