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L’INTERVISTA

“Io, docente non vaccinato, digiuno per dire no al ricatto”

Padre di 5 figli, Rosario Del Vecchio, insegnante di 62 anni, rischia a breve di restare senza stipendio perché non vuole fare il vaccino anti-Covid. Oggi è il suo 24° giorno di digiuno. «È il mio modo per testimoniare la dignità violata, il mio amore per l’Italia e il no all’omologazione tecnocratica che ci è imposta contro la Costituzione. Così continuerò a insegnare ai miei studenti, nella sofferenza», dice Del Vecchio in questa intervista alla Bussola.

Attualità 18_12_2021

«È da 37 anni e mezzo che servo lo Stato, 36 anni da insegnante di religione e il resto da ufficiale di artiglieria, e non ho mai chiesto un giorno di malattia. Quando a febbraio è morta mia mamma, ho preso solo uno dei tre giorni di lutto, per non mancare a scuola. E ora lo Stato vuole togliermi lo stipendio per non aver fatto un vaccino, ma è mai possibile?». La voce che ci risponde al telefono è di Rosario Del Vecchio, 62 anni, insegnante al Liceo G. Galilei di Legnano, con un passato da militante di Lotta Continua e poi del Pci, fino alla conversione nel 1984. Oggi inizia il 24° giorno di digiuno per esprimere il suo dissenso, in particolare, contro il decreto-legge 172/2021 che ha tra l’altro esteso l’obbligo del vaccino anti-Covid a tutto il personale scolastico.

Padre di cinque figli, tra cui un minorenne ancora a carico e una novizia delle Domenicane da aiutare con le spese, la storia di Del Vecchio - fin qui ripresa solo da qualche testata locale - è emblematica. È lo spaccato di un dramma che coinvolge centinaia di migliaia di persone sottoposte al ricatto di Stato rispetto a un vaccino che non vogliono fare per una varietà di motivi, da quelli morali a una semplice considerazione su benefici-rischi, ma senza il quale possono perdere quella che è spesso l’unica fonte di sussistenza. La Bussola ha intervistato Del Vecchio.

Può raccontarci il primo giorno di obbligo vaccinale, il 15 dicembre?
La preside mi ha dato il foglio previsto dalla normativa: entro cinque giorni devo dimostrare di aver fatto il vaccino o di aver prenotato la vaccinazione: se non lo faccio, vengo sospeso e non mi viene pagato lo stipendio. Ho cresciuto cinque figli con un solo stipendio e ho dovuto fare debiti ancora da pagare, a causa di qualche disgrazia economica, del mutuo, delle spese per l’università. Io non ho mai commesso un reato, non ho mai avuto un rapporto disciplinare a scuola, mai un richiamo. Lo Stato stesso non mi dice di aver commesso un reato, ma di essere improvvisamente - dopo 36 anni - “non idoneo” all’insegnamento.

C’è chi le obietterebbe che è una “situazione eccezionale”…
Ma la situazione eccezionale già mi ha portato, dal 1° settembre, a fare un tampone ogni due giorni; ho speso centinaia di euro in tamponi per me e mio figlio che la domenica se lo deve fare per giocare a pallone. Lo Stato fino a giorno 15 mi diceva che ero in regola con la legge. Chiudiamo un occhio sulla discriminazione per cui il vaccino è gratis e il tampone no. Ma ora lo Stato addirittura mi toglie il diritto al lavoro previsto dall’articolo 1 della Costituzione e non mi dà neanche un assegno di sussistenza per mangiare. Io adesso devo chiedere ai miei figli di darmi qualcosa in denaro per fare la spesa.

Lei sottolinea nei suoi interventi che la sua non è una testimonianza contro il vaccino.
Sì, perché non voglio che si faccia una guerra tra “buoni” e “cattivi”. Se uno, dopo due anni di virus che circola, ritiene di farsi il vaccino, io non me la sento di dire “non lo fare a tutti i costi”, al più gli dico di informarsi bene. Come del resto è stato detto a me da chi non ha la mia stessa idea. È da due anni che leggo articoli, interviste, ecc., ho sentito personaggi autorevoli dire “vaccinatevi” e altri altrettanto autorevoli dire il contrario. Per me questo vaccino non è né il bene né il male assoluto, è una possibilità. Ma se gli stessi produttori ammettono che è sperimentale, a maggior ragione non posso essere obbligato a farlo. Invece si fomenta la divisione sociale. Il governo ha il diritto di invitare alla vaccinazione e anche di fare propaganda: il punto è che non solo non si sente l’altra campana, ma viene pure perseguitata. Allora il problema non è medico, è politico: si sta zittendo con prepotenza - attraverso i mezzi di comunicazione e le istituzioni - una campana informativa. E si ricattano sanitari, insegnanti e personale scolastico, esercito, polizia, ecc.

Quando ha iniziato esattamente a digiunare?
Dal 25 novembre, all’indomani dell’annuncio di questo decreto abusivo, mangio pane e acqua. E andrò avanti perlomeno fino a Natale. Non ho intenzione di rovinarmi la salute o di morire, voglio però far passare un messaggio. La Costituzione dice che bisogna rispettare la volontà delle persone, quando questa è una volontà legittima naturalmente, io non chiedo di andare nudo in giro per la scuola, ma solo di curarmi - se ce ne sarà bisogno - come ritengo giusto. Qui siamo addirittura in un’Italia che da un lato dice che per chi si vuole ammazzare bisogna rispettare la sua volontà, con l’eutanasia; e chi invece si vuole curare, ma senza vaccino anti-Covid, non lo può fare. Io sono un insegnante di religione che da 36 anni va in classe a dire ai suoi studenti: “Ragazzi, c’è Uno che è venuto sulla terra più di duemila anni fa, Dio, è morto in croce per testimoniare la verità”. Ora, nella situazione attuale non posso dire loro “facciamo finta di niente”. Non voglio che dalla mia bocca esca una sola parola di odio. Perciò, ho deciso di testimoniare con questo “sciopero della fame” che non sono d’accordo.

A livello di colleghi, lei è l’unico vicino alla sospensione?
Forse ce n’è un altro, su 120-130 insegnanti. Il mio rapporto con i colleghi, la preside, il personale scolastico, gli studenti, i genitori, è ottimo. Il problema è che qui siamo di fronte a una violazione della Costituzione e io voglio testimoniare il mio amore all’Italia perché, come diceva Solzenicyn, “bisogna vivere senza menzogna”. Io non voglio vivere nella menzogna di un Paese che addita come capri espiatori i non vaccinati. Questa è una cosa gravissima, che esula dalla questione del vaccino. Anche se il vaccino risolvesse tutti i problemi, come puoi costringere a casa - senza stipendio - un padre di famiglia o anche un single? Questo non c’entra nulla con la medicina, è un atto di violenza politica, mai accaduto in 75 anni di storia democratica.

E questo fa il paio con la retorica di guerra che si accompagna a una certa gestione del Covid.
E c’è chi ha richiamato le leggi razziali. Chiaramente gli ebrei sono finiti nei campi di concentramento, ma ci sono finiti a guerra scoppiata. Senza la guerra magari non sarebbero finiti nei lager né uccisi, ma sarebbero stati sempre più esclusi dalla vita sociale, sarebbero stati dei paria, come adesso sta accadendo con i non vaccinati di queste categorie qui, insegnanti e altro personale scolastico, sanitari e forze dell’ordine. Siamo di fronte a una discriminazione di una gravità inaudita e la cosa grave non è solo che il Governo Draghi stia facendo questo, ma che lo appoggi il Parlamento, il presidente della Repubblica, il grosso della gerarchia cattolica, che con il suo silenzio lo sta appoggiando.

Perciò la sua testimonianza…
La mia è una testimonianza pubblica perché anche quando, tra pochi giorni, non potrò più essere a scuola per insegnare ai miei studenti, in realtà starò ancora insegnando per il loro bene, con la mia sofferenza. Lo Stato non ti offre nemmeno un’alternativa, nemmeno un demansionamento con stipendio inferiore, che sì, sarebbe un’umiliazione, ma ti permetterebbe di campare: no, lo Stato ci sta praticamente dicendo: “O ti vaccini, o puoi morire di fame”. Perciò, visto che lo Stato non mi dà più il pane, obbedisco, non mangio più.

Come mai ha scelto proprio il digiuno, chiamandolo tra l’altro “sciopero della fame”?
Lo sciopero della fame è per far capire che in un Paese civile non deve succedere quello che sta succedendo, è un’arma con un suo valore autenticamente politico e religioso, non lo intendo certo come lo intendeva Pannella. Da cristiano seguo la parola di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15, 13). Quindi, quando ho visto la situazione generale, i miei figli che hanno dovuto farsi vaccinare contro la loro volontà, dei giovani... ho pregato lo Spirito Santo per capire che fare. Pensi che un poliziotto deve restituire la placca, le manette: ma questo succede quando sei un traditore, se sei condannato in tribunale. È assurdo. Quindi il mio sciopero della fame è per difendere la dignità umana violata, è implicitamente un digiuno religioso, una preghiera, perché io chiedo a Dio di intervenire in questa situazione. Digiuno per i miei peccati, ma anche per quelli del popolo italiano, che ha le sue colpe in quello che sta accadendo, ce le abbiamo tutti coloro che non abbiamo fatto nulla dopo il primo obbligo imposto ai sanitari.

Lei oppone libertà a tecnocrazia: può spiegarci meglio?
Questa è una battaglia che non si fa con mitra e cannoni, ma con la parola, la politica, le leggi, perché ci stanno fregando così: questa non è una dittatura comunista o nazista, ma - più che una dittatura - è una sorta di omologazione tecnocratica, materialistica, che vuole togliere l’anima al popolo italiano e non solo. Adesso usano questo virus come pretesto, tra qualche mese l’ecologia e la crisi energetica, poi l’organizzazione informatica: sono tecnocrati che ci fanno fare quello che vogliono loro, con la scusa del panico. Se hanno violato la Costituzione così sfacciatamente, possono fare tutto. Perciò bisogna testimoniare.