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In Slovacchia vince Fico, socialista pro-life e pro-family

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Rinnegato dai socialisti europei per le sue convinzioni controcorrente si appresta a guidare il suo quarto governo con il 22,94%. Dopo la vittoria su avversari politici e mediatici lo attende la sfida non facile di costruire una maggioranza.

Esteri 02_10_2023

Robert Fico, il socialista rinnegato dai socialisti europei per le sue fortissime convinzioni pro-famiglia naturale e pro-vita, contrario alla tirannia LGBTI e all’aborto, per nulla convinto del destino da "colonia americana" dell’Europa, amico di Orban e Kaczyński e convinto sostenitore della coalizione dei Paesi di Visegrad, ha vinto sabato le elezioni politiche in Slovacchia.

Fico ha combattuto contro tutto e tutti. L’Europa ed il mainstreaming globalista ed americano volevano assolutissimamente la vittoria dei liberali per avanzare imperterriti nella devastazione della identità e cultura cristiana europea, rafforzare il fronte dei centralisti democratici di Bruxelles e mantenere il nostro continente in guerra contro la Russia per il prossimo decennio. Non è stato così, Robert Fico non ha solo vinto le elezioni con il 22,94% dei voti al suo partito Smer (Direzione-Socialdemocrazia), lasciando i liberali al 17,96 e gli altri socialdemocratici di Robert Pellegrini, nato da una scissione di Smer, al 14,70%, ma  ha anche dominato nella stragrande maggioranza dei distretti locali del paese, a riprova del radicamento del suo consenso.

Sabato 30 settembre, dei 4,4 milioni di elettori, quasi il 68% degli aventi diritto ha partecipato al voto, mai così tanti dal 2002. Gli elettori si sono recati alle urne per eleggere i nuovi 150 membri del parlamento, dopo una scorsa legislatura molto travagliata che aveva visto stravincere bel 2020 il partito della protesta, ma dai valori cristiani, di OLANO incapace però di consolidare una coalizione stabile di governo.

A trent’anni dall’indipendenza del Paese dalla Repubblica Ceca del 1993, quella di sabato è stata una tiratissima campagna elettorale che vede ora un parlamento con 42 membri per il partito Smer di Robert Fico, 32 seggi per i liberali del partito progressista guidato dal giovane Vice presidente del Parlamento europeo Michal Šimečka, poi i socialdemocratici di Peter Pellegrini con 27 parlamentari, il partito di Olano in coalizione con i democristiani pro-vita di Anna Záborská, guadagna 16 seggi, gli altri democristiani KDH sono a 12 seggi, i liberali di Sas si confermano a 12 seggi e i nazionalisti di SNS si confermano a 10 seggi.

Non sarà facile per Fico costruire una maggioranza parlamentare, ma certo sarà ancora più difficile la convivenza nel prossimo semestre con la Presidente della Repubblica Zuzana Caputová. La Presidente slovacca, in scadenza nel giugno 2024, è legatissima all’Open Society Foundations di George Soros, favorevole alle politiche migratorie, disponibile ad ogni sopruso europeo e promotrice delle ideologie LGBTI e gender, tutte posizioni ed amicizie opposte a quelle di Fico.

La gran parte dei mass media europei e americani hanno fatto un tifo incredibile a favore dei liberali e del giovanissimo Michal Šimečka, un vero e proprio manchurian candidate costruito a tavolino per servire da nuovo Primo Ministro i desideri globalisti ed europei. Alla campagna elettorale dei liberali di Michal Šimečka ha contribuito anche il governo tecnico che ha portato nell’ultimo semestre il paese al voto, promuovendo una stretta alleanza con Bruxelles, aprendo ai temi LGBTI e pillole abortive e assicurando fedele ossequio ai desideri USA nella guerra con la Russia. 

Il dipinto spregiudicato e marcatamente falso di un Robert Fico sostenitore della Russia, promosso da Los Angeles a Berlino come terribile mostro da evitare, non ha convinto i cittadini slovacchi che hanno ascoltato e apprezzato la posizione di Fico: «Farò di tutto per far ripartire i colloqui di pace tra Russia e Ucraina…Ulteriori uccisioni non aiuteranno nessuno». Cercare la pace significa essere favorevoli alla Russia? Si abbia allora il coraggio di mettere il cappio al collo a tutti coloro che vogliono fermare la tragedia della guerra in Ucraina: papa Francesco, Viktor Orban e i Repubblicani del Congresso USA che ieri l’altro hanno approvato un mini bilancio statale senza ulteriori finanziamenti per la guerra in Ucraina.

Certamente Robert Fico ha dovuto combattere all’arma bianca non solo una campagna elettorale nazionale, con i tentativi di influenzare il voto da parte di Germania, fondazioni legate a Soros e Amministrazione Biden, continui e palesi. Stupisce che la Commissione europea non sia intervenuta a difesa della trasparenza e del rispetto del voto democratico nazionale. Tutti i giornaloni europei ed italiani preoccupati per la supposta influenza elettorale russa che poteva condizionare il voto, non rilevata da alcun osservatore elettorale presente.

Nessuno invece a fare i conti con i 6,2 milioni di euro investiti dal 2016 al 2021 da George Soros nelle ONG del Paese o all’acquisizione del 34% della seconda società editoriale slovacca SME da parte del Media Development Investment Fund, legato allo stesso sinistro magnate. Proprio su uno di questi quotidiani l’Ambasciatore Usa in Slovacchia Gautam Rana ha ammesso di aver versato milioni di dollari per silenziare i social media dei politici conservatori slovacchi ed i nazionalisti del Paese critici con la guerra ad oltranza contro la Russia o contrari alle ideologie progressiste promosse da Biden.

Robert Fico dopo aver guidato tre governi si appresta a guidare per la quarta volta l’esecutivo, ha mostrato che è possibile vincere contro tutti e, auspicabilmente, poter guidare presto un governo forte, coeso e determinato per il bene del suo popolo e la rinascita dell’intera Europa.
 



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