In Mozambico cristiani sotto attacco
I jihadisti Ansar al-Sunna, affiliati all’Isis, hanno intensificato gli attacchi contro i cristiani nel nord del paese per costringerli ad andarsene e a non tornare più

Nel nord del Mozambico dal 2017 è attivo il gruppo armato jihadista Ansar al-Sunna, affiliato all’Isis. Insieme alle Adf ugandesi (Forze democratiche alleate) compone l’Iscap, la Provincia Isis dell’Africa centrale. Nelle ultime sei settimane il gruppo ha intensificato gli attacchi e a farne le spese sono stati soprattutto i cristiani. Nella provincia di Cabo Delgato i jihadisti hanno colpito otto distretti. Hanno attaccato molti villaggi e hanno anche istituito dei posti di blocco lungo le principali arterie stradali. Gli autisti e i passeggeri degli automezzi fermati se sono cristiani sono costretti a pagare per poter procedere e non essere catturati. La richiesta va da 150 a 460 dollari. Ma possono dirsi fortunati perchè altre volte i jihadisti individuano i cristiani tra i passeggeri degli automezzi che fermano interrogandoli sul Corano, ingiungendo loro di recitare preghiere in arabo o semplicemente in base all’abbigliamento e li uccidono sgozzandoli mentre i musulmani hanno salva la vita. I dati ufficiali, raccolti dall’ong Open Doors, parlano di oltre 35 morti, almeno dieci persone rapite, chiese e case distrutte e migliaia di sfollati. Il 22 luglio cinque persone sono state sgozzate nel villaggio di Intutupue perché sorprese a produrre una bevanda alcoolica, cosa che i jihadisti considerano peccaminosa. I jihadisti che hanno rivendicato l’azione su Al-Naba, una agenzia settimanale di propaganda dell’Isis, hanno descritto le vittime come “cinque infedeli cristiani”. Due giorni dopo, nel video che riprendeva l’operazione nel corso della quale hanno attaccato e dato fuoco al Comando di Polizia Distrettuale di Chiúre Velho e ad alcuni edifici pubblici tra cui una scuola e una unità sanitaria, si sentono voci che dicono: “i cristiani devono convertirsi all’Islam se vogliono sfuggire alla sofferenza e trovare la salvezza in paradiso”. Il 28 luglio e il 30 luglio i jihadisti hanno attaccato due villaggi, Naparama e Muanquina uccidendo 18 persone. Inoltre hanno dato fuoco a diverse abitazioni di cristiani, a due chiese e a una casa di preghiera. Hanno distrutto delle bibbie e delle pubblicazioni cristiane e si sono dati al saccheggio portando via effetti personali e altro. Ad agosto gli attacchi più gravi sono stati due. Il 1° del mese sono stati uccisi 15 cristiani nel villaggio di Marera, tutti membri della chiesa locale che i jihadisti avevano dato alle fiamme due giorni prima. Il 3 agosto nove membri della stessa famiglia sono stati rapiti a Naphela. Tra di loro ci sono anche dei bambini. L’obiettivo dei jihadisti è chiaro, sostengono fonti locali intervistate da Open Doors. I jihadisti incendiano le chiese e lasciano intatte le moschee, incendiano le case dei cristiani e non quelle dei musulmani. Così terrorizzano la popolazione, tutti fuggono. Poi però, quando i jihadisti se ne vanno, la gente ritorna, ma i cristiani no. A proposito di due città attaccate nel corso degli anni dai jihadisti, una fonte ha commentato: “Ho visitato Palma di recente. È uno dei distretti che ha patito di più. I danni sono ancora visibili. I cristiani non sono tornati. Invece ci sono diverse moschee. Lo stesso vale per Mocimboa a Praia”.