• DOMANI A ROMA

«In marcia per la vita e contro la legge sull’aborto»

«L’unica vera ricetta per uscire dalla crisi economica è rilanciare la natalità e difendere la vita». Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita presdenta la manifestazione di domani a Roma, alla quale parteciperà, per la prima volta, anche un vescovo diocesano.

La Marcia per la vita dell'8 maggio a Roma

«L’unica vera ricetta per uscire dalla crisi economica e rilanciare la natalità è difendere la vita». Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita, spiega perché oggi è più che mai è necessario promuovere la cultura della vita. Intanto a Roma è tutto pronto per la sesta edizione della Marcia pro-life che si terrà domani, 8 maggio. Il ritrovo dei manifestanti è previsto alle 8.30 a Piazza Bocca della Verità. 

Arriverete in piazza San Pietro per il Regina Coeli delle 12. Sperate in un saluto del Santo Padre? 

«Certamente, speriamo in saluto di Papa Francesco che abbiamo chiesto perché abbiamo comunicato la nostra presenza. Voglio far vedere al Papa che ci sono i laici che sul tema della vita nascente e terminale sono pronti a scendere in piazza. Vogliamo quindi lanciare un segnale forte al mondo politico e alla Chiesa». 

Recentemente il Papa ha ricevuto e incoraggiato il presidente del Family Day, Massimo Gandolfini. Il sostegno di Francesco all’impegno per la famiglia rincuora anche voi? 

«Lo sentiamo allo stesso modo, l’esortazione ad andare avanti senza la guida delle gerarchie ecclesiastiche credo che valga anche per noi. É una direzione che dobbiamo seguire perché non sempre la gerarchia pubblicamente dà il suo appoggio, ma non importa perché noi vogliamo mandare un messaggio chiaro a tutta la società».

Alla marcia ci saranno membri del clero?

«Come no! Quest’anno probabilmente avremo il primo vescovo diocesano italiano, ma al momento preferisco non rivelare il suo nome per questioni di rispetto e opportunità. Ci sono stati e ci saranno molti sacerdoti. L’altro giorno ho incontrato 60 parroci romani e uno dei vescovi ausiliari di Roma. Il clero ha una grossa sensibilità su questi temi, poi talvolta reputa di uscire allo scoperto, a volte no. Quando lo fa per noi è una grande gioia». 

C’è una spinta propulsiva del Family Day? Quello che è successo a Roma a gennaio può essere un trampolino anche per altre iniziative?

«Io la vedo come un aiuto reciproco, sono convinta che il Family Day ha tratto forza dalle precedenti Marce della vita. Con le nostre manifestazioni si era già operata una svolta nel mondo cattolico che ha portato la gente a scendere in piazza. Inoltre, la Marcia della vita e gli ultimi Family Day nascono entrambi nel mondo laico, mentre il raduno per la famiglia del 2007 fu guidato da Ruini. L’appello ai laici di scendere nella piazza pubblica pronunciato da Benedetto XVI nel 2011 ci ha dato la spinta per la prima Marcia della vita». 

Questa sesta edizione è dedicata a un aspetto particolare della battaglia per la difesa della vita? 

«Lo slogan è sempre quello, “Per la vita senza compromessi”, ma quest’anno puntiamo i riflettori sul fatto che il nostro governo spende 200 milioni di euro all’anno per gli aborti. Noi diciamo che invece di uccidere i nostri bambini bisogna mettere questi fondi a sostegno delle nascite perché è da lì che riparte la nazione. Sappiamo che l’Italia si sta suicidando, e un governo serio dovrebbe porre rimedio a questo. Lo va ripetendo da sempre un economista come Gotti Tedeschi, ma persino il direttore della Morgan Stanley dice che per rilanciare l’economia bisogna rilanciare la demografia. Il governo deve mettere quei fondi per l’aiuto alla natalità».

Se non sbaglio, ancora adesso in Italia su cinque bambini uno viene abortito...

«Dicono che gli aborti siano diminuiti, ma questo è legato al fatto che è diminuito il numero complessivo delle gravidanze. Abbiamo praticamente un aborto ogni cinque minuti e mezzo, resta il dramma quotidiano dell’uccisione di chi non può difendersi».

In Europa c’è qualcuno che sta tentando di invertire la rotta? 

«La Polonia. Infatti, alla Marcia di domani ci sarà il rappresentante polacco del movimento che ha portato avanti la campagna per riscrivere la legge sull’aborto e interverrà dal palco».

Il messaggio è che il dato acquisito può essere cambiato?

«Si tutto dipende da noi, da quanto noi promuoviamo la cultura della vita sapendo che l’ultima parola è sempre della Provvidenza, perché siamo convinti che senza la preghiera nulla si può fare. Ad ogni modo, in America dopo quarant’anni di marce è cambiata la percezione dell’opinione pubblica, ora abbiamo il 50% della popolazione statunitense pro-life e un 50% pro-choice, noi partiamo da molto più indietro, ma possiamo ottenere lo stesso risultato».

Tuttavia a oggi anche molti cattolici sono contrari all’abolizione della 194. E più in generale la popolazione Italiana è fortemente contraria a rendere illegale l’aborto…

«Certamente, questo lo sappiamo, noi siamo in ritardo di quarant’anni, perché non c’è mai stata opposizione seria contro la legge, però siamo convinti anche se questo non è possibile adesso magari tra dieci anni se ne potrà parlare. Lavoriamo perché le future generazioni prendano coscienza sul valore della vita che va difeso sempre e che da questo dipende il futuro della nostra nazione». 

Oltre agli aiuti economici serve quindi anche un cambio di visione antropologica. D’altra parte, Paesi come la Germania che hanno un ottimo welfare sono anche loro a nascite zero…

«Serve un cambio di visione della vita, gli aiuti servono fino ad un certo punto. La nostra società è materialista, edonista e egoista, molto poco aperta alla vita proprio per questi motivi di fondo. Non era così società italiana di un tempo, dobbiamo seminare la visione di una società aperta alla vita. È chiaro poi che ogni figlio è un dono ma anche un sacrificio, oggi si è persa la nozione di sacrificio e della bellezza che questa comporta. Se uno è aperto al sacrificio è aperto alla vita». 

Le scelte politiche sono fondamentali nell’indirizzare la sensibilità dell’opinione pubblica. A giugno si vota per le amministrative, darete indicazioni o vi impegnerete in prima persona per i candidati pro-life?

«Noi non entriamo nel merito del confronto elettorale, il nostro scopo è creare una cultura della vita , che dopo, ovviamente, si dovrà esprimere anche pubblicamente creando una mentalità sana nella società. È chiaro poi che il politici sono sensibili ai voti e quando percepiranno che la società richiede la protezione della vita si comporteranno di conseguenza. Insomma, noi puntiamo a cambiare la società nel lungo periodo». 

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