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Libertà di religione

In Laos migliora la situazione dei cristiani, ma non dappertutto

 

A livello governativo l’assenza di arresti da oltre un anno conferma che i cristiani godono di libertà religiosa, ma a livello locale la situazione non è altrettanto positiva

Nel Laos, poco più di sette milioni di abitanti, i cristiani rappresentano circa il 2 per cento della popolazione, per metà circa cattolici e per metà protestanti. Ufficialmente la libertà religiosa è riconosciuta, i cristiani non dovrebbero quindi subire discriminazioni e violenze. Lo assicurano l’Ufficio affari religiosi e il Lao Front for National Construction. A marzo un rapporto della Commissione Usa bipartisan sulla libertà religiosa internazionale ha rilevato che in effetti di recente la situazione della libertà di religione è migliorata: “il numero delle persone arrestate o detenute per pratiche religiose è diminuito”. Nel 2019 non si ha notizie di arresti da parte del governo centrale. Invece si sono verificati numerosi casi di arresti a livello locale. In pratica molto dipende dalla regione di residenza. Nel nord del paese, ad esempio, gli stessi rappresentanti governativi che dovrebbero tutelare i cristiani tendono a etichettare il cristianesimo come una “importazione americana”, affermazione grave per un paese di tradizione comunista. Nella provincia di Luang Prabang succede che subiscano discriminazioni e soprusi per quanto riguarda ad esempio l’uso della terra e l’accesso all’acqua e non vengono difesi né dalle autorità governative né dai capi villaggio. Nella provincia di Houa Panh, nel Laos nord orientale, i cristiani non subiscono abusi, ma devono fare attenzione a come si presentano al resto della popolazione: “essi però – spiegano i dirigenti provinciali – non devono cercare di persuadere altre persone a credere nella loro regione”. Certi comportamenti possono venire giudicati atti di proselitismo ed essere quindi sanzionati. A marzo, a Kalum Vangkhea, nella provincia di Savannakhet, un pastore protestante è stato arrestato con l’ambigua accusa di “attività religiose” ed è stato condannato a sei mesi di carcere.