In India un altro stato ha adottato una legge anti conversione
Il Maharashtra è il 13° stato ad adottare la legge anti conversione spesso usata dai nazionalisti indù per accusare ingiustamente i cristiani
Il 28 agosto nello stato indiano del Maharashtra è entrata in vigore una legge anti conversione, simile a quella già adottata da 12 stati della federazione. Il fine della legge è impedire le conversioni estorte con frode, coercizione, promesse di benefici materiali, offerte di denaro. È un fine di per sé giusto, ma spesso gli induisti si servono della legge contro i cristiani, per accusarli ingiustamente. La legge appena adottata prevede fino a sette anni di reclusione, multe fino a 100.000 rupie (circa 900 euro), che l’onere della prova ricada sulla persona accusata e che la denuncia possa essere fatta anche da parenti o conoscenti della persona convertita illegalmente. Raggiunto dall’agenzia di stampa Fides, monsignor Simon Almeida, vescovo di Poona, una diocesi del Maharashtra, ha spiegato che la legge aggiunge problemi alla già non facile vita dei cristiani: “Ci ritroviamo a non poter affermare che Gesù è l’unico Dio e l’unico Salvatore: questa frase può essere interpretata come una comparazione e una delegittimazione degli altri culti. Anche nella predicazione in chiesa dobbiamo essere molto prudenti. Con questa legislazione restrittiva, la nostra predicazione va oggettivamente incontro a difficoltà. In Maharashtra, come nell’intera India, esistono moltissime istituzioni sociali cattoliche operanti nei settori dell’educazione, della sanità, dell’assistenza sociale, del sostegno ai poveri, ai dalit e alle popolazioni tribali. E la loro opera potrebbe essere scrutinata o accusata di proselitismo”. Proprio nel Maharashtra nella notte tra il 6 e il 7 settembre la chiesa della Jesus is Lord Church di Pimpri-Chinchwad è stata demolita per ordine dell’amministrazione comunale. La giustificazione data dalle autorità è che l’edificio era abusivo, cosa che le autorità della Jesus is Lord Church contestano. Il giorno successivo era fissata una udienza proprio per esaminare il caso. Secondo l’amministrazione comunale l’abbattimento rientra nell’ambito di una campagna contro le occupazioni abusive, ma i fedeli e i responsabili religiosi della chiesa sostengono che si sia trattato di una scelta politica per assecondare l’elettorato induista. Lo prova, dicono, il fatto che le strutture commerciali abusive circonstanti non siano state toccate. Inoltre era stata emessa una ordinanza che vietava la demolizione e che non è stata rispettata. Nei mesi precedenti il pastore della chiesa era stato denunciato per presunte pratiche di guarigione illecite e a maggio dei gruppi induisti affiancati da esponenti del Bjp, il partito nazionalista al governo, avevano organizzato una marcia di protesta per chiedere la chiusura della chiesa.


