• MANOVRA

In arrivo una nuova stangata sulle famiglie

Con la manovra correttiva, per il prossimo anno aspettiamoci una nuova stangata sulle famiglie. Prima di tutto sono stati respinti gli emendamenti che avrebbero abbassato l'Iva sui generi di prima necessità per l'infanzia e l'Iva sul pane "speciale". Mentre è passata l'idea di abolire le monetino da 1 e 2 centesimi, che provocherà più inflazione.

Centesimi di euro

In occasione della festa della mamma, Matteo Renzi non ha perso occasione per guadagnare la passerella mediatica e fare l'ennesima dichiarazione elettorale: “Bene il bonus mamma o la legge zero sei sulla scuola dell'infanzia – ha detto - che abbiamo finanziato nei mille giorni. Ma sul valore sociale e civile della maternità bisogna fare di più”. Peccato che, appena un paio di giorni dopo, il partito di cui è segretario e il governo di cui è azionista di maggioranza abbiano detto no a una proposta per abbassare l'Iva al 4% (dal 22% attuale) su pannolini, seggioloni, biberon e altri generi di prima necessità per l'infanzia.

Una proposta che sarebbe stata introdotta da due distinti emendamenti, uno di Fratelli d'Italia l'altro di Sinistra Italiana, inseriti nella discussione sulla manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro ma ritenuti inammissibili dalla Commissione Bilancio alla Camera a maggioranza Pd. Quello di Si includeva nella lista dei beni con Iva al 4% “pannolini riciclabili, latte speciale o vegetale per allergici o intolleranti, prodotti alimentari destinati ai bambini da 0 a 3 anni, prodotti per l’igiene neonatale e per allergici e intolleranti”. Per escluderli è stato usato un tecnicismo, l'estraneità alla materia, applicato come sempre con due pesi e due misure: basti pensare che sempre la commissione Bilancio ha ritenuto ammissibile una sorta di 'minisanatoria' per chiudere la vicenda dei dirigenti dell’Agenzia delle Entrate dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale perché nominati senza concorso. Un emendamento alla manovra firmato da Rocco Palese (Cor), che prevede infatti una 'stabilizzazione' nel ruolo di dirigenti di chi sia in servizio da almeno 5 anni in area apicale e abbia svolto negli ultimi 8 anni almeno 3 anni da dirigente con valutazioni positive, e che non si capisce come possa riguardare una manovra correttiva.

Al di là dei formalismi la questione fondamentale è però quella politica: con la bocciatura degli emendamenti la maggioranza parlamentare dimostra di non considerare biberon, passeggini e cibo per i neonati come generi di prima necessità lasciandoli soggetti all'aliquota Iva più alta, quella – per intenderci - prevista per orologi e profumi. La riduzione avrebbe avuto ricadute pratiche importanti se consideriamo che avrebbe abbassato i prezzi di questi generi del 18%. Per un passeggino con un prezzo al dettaglio di 300 euro, ad esempio, avrebbe significato un risparmio di 54 euro. Un risparmio superiore per i beni di utilizzo giornaliero come latte, prodotti alimentari e pannolini.

Che a governo e maggioranza non stiano particolarmente a cuore gli interessi degli italiani che, più di tutti, fanno fatica ad arrivare a fine mese lo dimostra un altro emendamento bocciato che prevedeva l'introduzione l'abbassamento dal 10 al 4% dell'Iva al 4% sui “pani speciali”. Parliamo di quei tipi di pane fatti con farine diverse dal grano o “nel quale è stato impiegato burro, olio di oliva, strutto, latte, mosto d'uva, uve passe, fichi olive, anice origano, zucca, miele, sesamo, malto, e cumino”. Una semplificazione visto che la legge (580 del 1967 parzialmente superata dal Dpr 502/98) prevede tutta una serie di distinzioni aggiuntive dando addirittura vita a casi di dubbia interpretazione. Una vera e propria ossessione normativa deleteria, che crea caos burocratico e che sfavorisce chi acquista il pane, ovvero praticamente tutti gli italiani, specie se con famiglie numerose.

Ma la lista dei dispetti che, con questa manovra, le istituzioni faranno ai cittadini e alle famiglie non finisce qui. Già perché, fra gli emendamenti ammessi, ce n'è anche uno del Pd (prima firma di Sergio Boccadutri) che, sebbene all'apparenza innocuo, potrà invece avere effetti negativi sul bilancio familiare. Parliamo dell'abolizione, dal prossimo primo gennaio, delle monetine da 1 e 2 centesimi. Quei ramini che, secondo i proponenti, oltre a essere inutili, sono anche costosi dal momento che – uniche fra le monete – hanno un signoraggio negativo, ovvero un valore nominale inferiore al costo del conio. Secondo Boccadutri il risparmio della loro eliminazione è quantificabile in “almeno 20 milioni di euro l'anno” che saranno destinati al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato, istituito nel 1993 con lo scopo di rimborsare o ritirare titoli di Stato dal mercato per favorire la riduzione dello stock del debito. Ridurre un debito pubblico da 2.260 miliardi di euro con un risparmio di 20 milioni l'anno? Basta fare un rapido calcolo per scoprire, con un pizzico di ironia, come servirebbero la bellezza di 113.000 anni.

E non è tutto perché l'abolizione delle monete da 1 e 2 centesimi avrà, come conseguenza certa, un aumento dell'inflazione che colpirà i redditi più bassi. Ad essere arrotondati ai 5 o ai 10 centesimi superiori (avete mai visto un arrotondamento negativo?) saranno infatti, per larga parte, gli alimentari acquistati al supermercato. Nel passaggio fra lira ed euro del 2002 – secondo una stima del Codacons – il rincaro in termini di prezzi fu di 1.505 euro a famiglia, ma anche gli stipendi tendenzialmente aumentarono. Oggi, a fronte di un rincaro probabilmente minore (possiamo ipotizzare uno o due euro su una spesa completa), di sicuro non ci sarà un aumento dei salari. Una novità che, al pari delle prime due, penalizzerà le famiglie, specie se numerose e a basso reddito.  

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