Il piano europeo contro la crisi di Hormuz? Sempre la transizione verde
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Qual è la risposta dell'Ue di fronte alla crisi energetica causata dal blocco di Hormuz? Sempre la stessa: la transizione verde. Non solo il passaggio all'energia "pulita" delle rinnovabili, ma anche la (ri)educazione del cittadino a consumare meno.
Il piano d’azione dell’Ue per far fronte alla crisi del Golfo, causa blocco di Hormuz, si chiama AccelerateEU “per rafforzare la resilienza energetica dell'UE”. A parte l’uso e abuso del termine “resilienza”, nel piano troviamo vecchie ossessioni dell’Unione, a partire dalla transizione verde.
Vediamo i cinque pilastri di AccelerateEU: Maggiore coordinamento a livello UE, Tutela dei consumatori e delle imprese, Più energia pulita prodotta localmente, Potenziare il nostro sistema energetico, Incrementare gli investimenti. A parte il maggior coordinamento delle riserve energetiche a livello continentale, che è la misura obbligata e più pragmatica di fronte a questa crisi, già la tutela dei consumatori include una serie di provvedimenti e di suggerimenti attinti dal Green Deal e dalla sua ideologia.
La tutela dei consumatori, tramite riduzione delle accise e buoni energetici temporanei, soprattutto per le famiglie più povere, si accompagna infatti a misure “pedagogiche”: incentivi agli Stati e agli enti locali per offrire sconti sui trasporti pubblici (per evitare l’uso dell’auto), taglio del riscaldamento (a partire da quello negli edifici pubblici) e altri incentivi per la riduzione “volontaria” dei consumi. Non è passata l’idea di obbligare tutte le aziende, pubbliche e private che siano, di introdurre una giornata di telelavoro, considerata troppo invadente e lesiva dei diritti di proprietà e libertà di impresa. Ma la tendenza è chiara e comunque Bruxelles suggerisce agli Stati membri di introdurre incentivi mirati per favorire la diffusione di tecnologie pulite come batterie, pannelli fotovoltaici, pompe di calore e infissi ad alta efficienza, pratiche come il car sharing e auto elettriche.
Il nucleo del piano è, appunto, la transizione energetica. Il terzo pilastro, infatti, sull’aumento dell’energia “pulita” prodotta localmente, dovrebbe servire a ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia fossili, ma è anche un altro modo per promuovere le rinnovabili e il motore elettrico. Leggiamo infatti che «Per incoraggiare le aziende manifatturiere ad aumentare la capacità produttiva e a investire maggiormente nelle energie rinnovabili e nelle competenze, le misure includono un obiettivo di elettrificazione, nonché la rimozione degli ostacoli all’elettrificazione dei settori industriale, dei trasporti e dell’edilizia».
La maggiore integrazione delle reti e la costruzione di “autostrade dell’energia” (il quarto pilastro) è di per sé un progetto all’avanguardia, ma va letto nel contesto della transizione verde, verso le energie rinnovabili. In tale contesto, reti più integrate servirebbero soprattutto a sopperire la mancanza di produzione là dove le rinnovabili producono meno. Dove e quando c’è meno vento, o meno sole, ad esempio. Sull’incremento degli investimenti, quinto pilastro, si deve ancora intendere “investimenti nelle energie rinnovabili”. Quindi: «Per incrementare l'apporto di capitali privati nella transizione verso l'energia pulita, è necessario mobilitare finanziamenti pubblici sia a livello europeo che nazionale».
L’enfasi del piano è dunque tutta sull’energia “pulita” di cui leggiamo: «La transizione verso l'energia pulita è un imperativo economico, competitivo e di sicurezza che richiederà un forte impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti, uno stretto coordinamento e maggiori investimenti. La necessità di una transizione non è nuova, ma deve accelerare significativamente, considerate le realtà geopolitiche del conflitto in Medio Oriente».
Abbastanza evidente l’ossessione sulla transizione verde. Crisi climatica? La risposta dell’Ue è la transizione verde. Scoppia una pandemia? Sempre transizione verde: il Pnrr (l’ultima “r” sta per Resilienza) la mette al primo posto, così come il piano che lo ha ispirato, Next Generation EU: “per un’Europa più forte e più resiliente”. Oltre a una certa monotonia della retorica resiliente, la risposta è sempre la stessa, qualsiasi cosa accada. Perché è questo il programma dell’Europa, evidentemente, a prescindere dalla crisi che lo giustifica.
Il programma è una transizione verde dalle fonti fossili alle rinnovabili per ridurre le emissioni di gas serra (il nucleare non produce emissioni, ma non viene mai preso esplicitamente in considerazione), dai motori a combustione interna a quelli elettrici, dall’auto privata al mezzo pubblico. E se la produzione energetica con le rinnovabili non basta, i motori elettrici non reggono la concorrenza con quelli a combustione interna e i mezzi pubblici non garantiscono altrettanta libertà di movimento, la risposta è sempre quella: consumare meno energia. Quindi: muoversi meno, lavorare meno, climatizzare meno. “L’energia che costa meno è quella che non si usa” dice la presidente della Commissione Von der Leyen, per riassumere l’insieme di incentivi al risparmio energetico contenuti nel piano AccelerateEU. L’importante è essere resilienti.
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