Funerali annullati ai massoni: Suetta in croce, Staglianò graziato
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Dopo lo scoop della Bussola, tutti piombano sui due funerali annullati ai massoni. Ma mentre il vescovo di Sanremo viene criticato da media e Massoneria, nessuno si accorge del “pasticciaccio” del vescovo Staglianò, il quale senza verifiche né spiegazioni ha concesso il funerale di Roma, costringendo Segreteria di Stato e Vicario del Papa a correggere la sua svista. E dal sito dei massoni scompare persino la notizia.
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Dopo il gran clamore suscitato dallo scoop della Bussola del funerale in chiesa del “maestro” massone Bruno Battisti D’Amario, una cosa è certa: da parte del vicariato di Roma e del rettore della chiesa degli artisti monsignor Antonio Staglianò, c’è tutto l’interesse a tenere sopita la vicenda di un funerale annullato all’ultimo e a coprire l’imperdonabile catena di errori a monte della decisione, unica negli ultimi tempi e probabilmente che non si prendeva a Roma dai tempi dei funerali di Piergiorgio Welby.
In compenso, però, si preferisce gettare la croce addosso a monsignor Antonio Suetta, vescovo di Sanremo e Ventimiglia che proprio nelle stesse ore e sull’onda della decisione romana, aveva preso la stessa decisione di bloccare le esequie già fissate di un massone locale.
Un doppio binario davvero curioso. Andiamo con ordine.
Dopo la pubblicazione della notizia di sabato, nella quale abbiamo riferito che la diocesi di Roma aveva annullato all’ultimo le esequie già fissate del chitarrista di Ennio Morricone proprio a seguito delle telefonate fatte dalla Bussola, nelle quali informavamo i responsabili della chiesa degli artisti (Santa Maria in Montesanto, in piazza del Popolo a Roma) del ruolo apicale in Massoneria del defunto, la diocesi di Sanremo-Ventimiglia ha reso noto un provvedimento analogo: il fermo delle esequie di Mario Tarducci, già venerabile maestro del Grande Oriente d’Italia, che sarebbe stato accompagnato in chiesa di lì a poco.
La decisione di Suetta è avvenuta perché i giornali locali del ponente ligure parlavano già di Tarducci (in foto) come di un massone. A quel punto, anche forte della decisione in contemporanea del vicario di Roma Baldassarre Reina, una volta informato, Suetta ha avuto buon gioco ad appellarsi al canone 1184 del codice di diritto canonico che vieta i funerali cristiani ai «peccatori manifesti non pentiti» e a bloccare le esequie cristiane.
Curiosamente, però, le due notizie appaiate, Roma e Sanremo, sono state trattate dai media in maniera completamente differente: la decisione di Suetta è stata presentata come poco caritatevole e oscurantista; al contrario, quella del duo Reina-Staglianò è stata trattata dai media che se ne sono occupati (dall’Ansa al Corriere più o meno tutti) con una asetticità sospetta e la decisione fatta passare come un fatto di cronaca curioso al massimo, ma non di rottura.
Suetta è stato fatto oggetto di svariate critiche. A cominciare da quella di Paolo Oggero, che all’Ansa ha addirittura dichiarato che si è trattato di una «decisione che va contro ogni forma di carità» passando per La Stampa, che ha sottolineato la contrarietà dei famigliari mostrando una Chiesa, quella di Sanremo, arcigna e matrigna. Successivamente, il giorno dopo, il Secolo XIX ha intervistato nientepopodimenoche Antonio Seminario, gran maestro del Grande Oriente d’Italia che ha “pontificato” sulla morte, di fronte alla quale «gli steccati devono cadere» (ma non nel senso in cui lo intendeva Totò nella Livella) e che «essere massone non significa essere nemico della fede» pretendendo così di voler insegnare al vescovo a fare il suo mestiere e continuando ad auspicare un dialogo con la Chiesa.
Al contrario, la vicenda romana che aveva dato il La a tutto, è stata tenuta sorprendentemente sottotono. Complice il fatto che l’Ansa, la prima ad occuparsene dopo lo scoop della Bussola, ha raccolto una dichiarazione di monsignor Staglianò, presidente della Pontificia accademia di teologia e rettore della chiesa degli artisti, nella quale ha avuto buon gioco nel coprire l’errore appena commesso.
Staglianò, infatti, contrariamente a quanto dichiarato a noi della Bussola, che lo avevamo sentito il giorno prima dopo che era stato informato dai suoi collaboratori, ha detto di essere stato avvertito dalla Segreteria di Stato e di essersi messo in contatto con il Dicastero della dottrina delle fede per gestire l’imprevisto. Cosa che poi, ha portato alla decisione del Vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, il cardinale Baldassarre Reina, di stoppare il funerale.
La versione di Staglianò, come se si fosse trattato di una semplice svista, è stata ritenuta sufficiente da tutti i giornali, che poi hanno diffuso la notizia, senza costruirvi polemiche, diversamente da Sanremo, senza nemmeno andare a indagare un po’ di più su come erano andati i fatti.
Eppure, la trovata dell’avviso della Segreteria di Stato, è servita a Staglianò per scrollarsi di dosso l’imbarazzo di ammettere di essere stato avvertito di questo incidente da un giornale come il nostro, perché evidentemente nessuno - e lui per primo - aveva pensato bene di informarsi su chi fosse il defunto del quale di lì a poche ore si sarebbero celebrati i funerali.
Ma paradossalmente mette ancora di più in difficoltà l’ambizioso vescovo della pop theology e con la passione del dialogo con logge e massoni, come in passato abbiamo scritto (QUI e QUI).
Attribuendo alla Segreteria di Stato la responsabilità di averlo informato, ha mostrato evidentemente che è stata sua la mancanza principale nella vicenda del funerale di D’Amario (in foto). Come ci ha poi detto, Staglianò sostiene di essere stato informato della sua appartenenza in ruolo apicale alla Massoneria alle 8 di mattina di venerdì direttamente dalla Segreteria di Stato, guarda caso appena un’ora prima della nostra telefonata, perché era da poco uscito un articolo del Grande Oriente d’Italia che “svelava” il suo segreto.
Ma non è vero. L’articolo del Grande Oriente che celebrava il maestro collaboratore di Morricone, era di mercoledì, ben due giorni prima. Evidentemente Staglianò non poteva ammettere di essere stato “sgamato” dalla Bussola. Ma anche ammesso che lo avesse imparato dalla Segreteria di Stato, questo non fa che peggiorare la sua situazione perché significa che è stato buttato giù dal letto dal Vaticano per un errore che aveva commesso lui. E l’errore è stato quello di non verificare chi fosse il defunto per il quale aveva deciso qualche giorno prima di aprire straordinariamente la chiesa che di solito in agosto è chiusa.
Quali informazioni sono state prese da Staglianò e dai suoi collaboratori per appurare la provenienza cattolica del defunto? E come è stato possibile che a un defunto che viene presentato come “artista” sia stato concesso un funerale in una chiesa così prestigiosa senza alcuna verifica da parte dei responsabili? Perché, delle due, una: o Staglianò conosceva la famiglia e allora non è vero che non sapeva chi fosse D’Amario, oppure non lo conosceva, ma allora sulla base di quale forte pressione si è deciso di concedere un’apertura straordinaria di una chiesa altrimenti chiusa? Basta la semplice richiesta di un parente in quanto il defunto è “artista”?
Si tratta di domande alle quali Staglianò non ha saputo rispondere neppure in un successivo confronto con la Bussola, limitandosi a dire che la figlia «ce lo aveva presentato come cattolico». Cattolico? Un grado 33esimo della Massoneria, cioè il più alto ruolo gerarchico nelle logge, come D’Amario era effettivamente?
A proposito della figlia. Da ieri l’articolo che celebrava Battisti D’Amario pubblicato sul sito del Grande Oriente d’Italia è stranamente stato oscurato. Semplicemente non compare più. Non potendo chiederne conto alla Massoneria,
ci siamo limitati a porre la domanda a Staglianò, il quale si è limitato a rispondere che «è forse dovuto a una richiesta della figlia che era rimasta offesa». Ma rimasta offesa per che cosa? Per il fatto che aveva scoperto che il padre era un massone del più alto in grado o da tutta la vicenda sollevata dall’abolizione del funerale?
È evidente che anche Staglianò sa qualcosa di più che non può e forse non vuol dire. In ogni caso, tirando in ballo la Segreteria di Stato, ha mostrato ai vertici vaticani, che non solo ha provocato un “pasticciaccio” che ha reso indispensabile l’intervento dei vertici della Santa Sede, ma che non è stato in grado di gestire il dopo, costringendo il Vicario del Papa a esporsi per una vicenda così delicata e a prendere carta e penna per annullare un funerale già fissato da lui. Non proprio un successo.
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