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RELAZIONI PERICOLOSE

Staglianò e logge massoniche, quel funerale non è per caso

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La richiesta di funerali cattolici da parte di massoni riconosciuti non è casuale, c'è una spinta delle logge a vedere riconosciuta la doppia appartenenza e monsignor Staglianò è il punto di riferimento nella Chiesa per questa svolta. Come lui stesso spiegò a Milano nel 2024, dialogando con i Grandi Maestri delle tre logge italiane. 

Ecclesia 11_08_2026

Che due esponenti importanti della Massoneria italiana muoiano quasi contemporaneamente è certamente una coincidenza, ma non può esserlo il fatto che per entrambi – in diocesi lontane fra di loro – si chieda, e per poco non si ottenga, un funerale cattolico.

Come abbiamo raccontato è stata la segnalazione della Bussola a mettere in moto il processo che ha portato all’annullamento in extremis del funerale del musicista massone Bruno Battisti d’Amario nella chiesa degli artisti (Santa Maria in Montesanto) a Roma fissato per il pomeriggio di venerdì 7 agosto. Neanche 24 ore dopo un caso simile si presenta a Sanremo, con il vescovo Antonio Suetta – appena rientrato da una breve vacanza – che annulla il fissato funerale di un altro esponente della Massoneria, Mario Tarducci.

Perché non è una coincidenza? Perché se è da tempo che le diverse logge massoniche rivendicano la possibilità della doppia appartenenza (Massoneria e Chiesa cattolica), negli ultimi anni questa loro pretesa ha trovato delle sponde autorevoli all’interno delle Mura vaticane, malgrado le quasi 600 condanne della Massoneria che la Chiesa ha comminato in tre secoli. E malgrado ancora il 13 novembre 2023 la Congregazione per la Dottrina della Fede abbia ribadito il divieto assoluto per i cattolici di aderire alla Massoneria.

Ma si sa, il pontificato di Francesco aveva avviato un processo anche su questo fronte privilegiando la prassi alla dottrina, e quindi ecco che già nel febbraio 2016 il cardinale Gianfranco Ravasi, allora presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, apriva il nuovo capitolo pubblicando sul Sole 24 Ore una lettera aperta dal titolo “Cari fratelli massoni”. Non a caso qualche anno più tardi – siamo nel 2022 – sarà l’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI), Stefano Bisi, a definire quella lettera – e poi quel “Nessuno si salva da solo” di papa Francesco, leit motiv dell’enciclica Fratelli Tutti – come il segnale di un’apertura di credito verso le logge.

Inizia così una stagione di ambiguità, se non di vera e propria complicità, che – dopo diversi incontri diocesani per il dialogo tra Chiesa e Massoneria svoltisi in tutta Italia - trova il suo culmine nell’incontro di Milano del 16 febbraio 2024, sotto il patrocinio della diocesi ambrosiana, tra i responsabili delle tre principali logge massoniche italiane e autorevoli esponenti della Chiesa cattolica. Un incontro a numero chiuso, vietato ai giornalisti, ma che la Bussola potè raccontare in esclusiva, che si collega direttamente con quanto avvenuto nei giorni scorsi a Roma.

Perché il protagonista assoluto di quell’incontro fu proprio monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia ma anche rettore della chiesa degli artisti, teatro del mancato funerale di venerdì scorso. Proprio monsignor Staglianò, affiancato dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini e dal cardinale Francesco Coccopalmerio, fu artefice di un’apertura che andava incontro alle esigenze manifestate da tutti e tre i Grandi Maestri presenti. Questi, in modi diversi, hanno battuto su un unico tasto, ovvero l’asserita compatibilità di appartenenza a Massoneria e Chiesa cattolica. Ricordando che nella massoneria ci sono anche molti cattolici, i Grandi Maestri giudicavano anacronistico il muro alzato dalla Chiesa soprattutto dopo il “Chi sono io per giudicare?” e il “Todos, todos, todos” di papa Francesco.

In altre parole: perché i divorziati risposati possono accedere ai sacramenti e i massoni no? Perché si benedicono le coppie omosessuali e i massoni devono restare fuori dalla Chiesa? La tanto sbandierata misericordia (secondo la concezione del pontificato di Francesco) vale per tutti meno che per i massoni? Da qui la richiesta esplicita di non considerare più l’iscrizione alla Massoneria come un impedimento per accedere ai sacramenti. E la richiesta di funerali cattolici è dunque una spinta in questo senso.

Bisogna riconoscere che i Grandi Maestri misero allora il dito nella piaga, e ci pensò proprio monsignor Staglianò a indicare la strada, che è proprio quella di Fiducia Supplicans. In altre parole, la vita è superiore alla dottrina, e poi c’è la Misericordia di Dio, la cui benedizione «cade sui giusti e sugli ingiusti»: sarà poi Dio alla fine a giudicare come l’abbiamo ricevuta. Esattamente come per la benedizione delle coppie omosessuali, per il diaconato femminile, il celibato sacerdotale e così via, ciò che la dottrina vieta ci pensa la prassi a permetterlo.

Troppo facile, dunque, pensare che il funerale cattolico, che non è un sacramento e che ormai viene concesso a chiunque in nome della pietà umana e del “lasciamo a Dio giudicare”, sia stato pensato come primo passo per arrivare all’accesso dei massoni ai sacramenti, facendo diventare familiare la presenza in chiesa di massoni riconosciuti. Non a caso l’attuale Gran Maestro del GOI, Antonio Seminario, in una intervista domenica al Secolo XIX, ha sostenuto che davanti alla morte «cadono tutte le differenze»: «Credente o non credente – ha detto -, cattolico o massone (…), sono distinzioni che appartengono alla vita e alle Istituzioni. Davanti alla morte resta un uomo, la sua storia, gli affetti che ha costruito e il dolore di coloro che rimangono».

C’è dunque una grande e sospetta assonanza tra le posizioni e le pretese delle logge massoniche e l’approccio di monsignor Staglianò, anche a stagione franceschiana finita.

Per questo se siamo certi che monsignor Suetta, anche per le circostanze ricordate, non avesse saputo nulla dei funerali e dell’appartenenza massonica del signor Tarducci e appena conosciuta abbia agito per impedire il funerale cattolico, non abbiamo la stessa certezza per quanto accaduto a Roma.

Non ce ne voglia monsignor Staglianò ma, date le sue amicizie massoniche, facciamo fatica a pensare che non sapesse nulla di un esponente così importante della Massoneria italiana, celebrato sul sito del Grande Oriente d’Italia già il 5 agosto. E che abbia deciso di aprire straordinariamente la chiesa degli artisti (in agosto è chiusa) per un personaggio a lui sconosciuto solo perché gliel’ha chiesto la figlia del defunto. Singolare anche che il Gran Maestro Seminario abbia attaccato soltanto il vescovo Suetta, che pure si era esplicitamente accodato alla decisione di Roma, e “salvato” l’amico Staglianò.

Piuttosto siamo portati a pensare che solo un intervento esterno che lo ha colto in fallo, abbia spinto Staglianò a cambiare rotta, riparandosi dietro l’intervento del vicario di Roma, cardinale Baldassare Reina. Così Staglianò salva la faccia per la Chiesa e anche davanti ai suoi amici della Massoneria, ai quali avrà potuto dire che non è dipeso da lui.  



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