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COMUNISMO LATINO

Il Nicaragua perseguita la Chiesa e quello strano silenzio del Vaticano

Peggiora sempre la persecuzione dei cattolici in Nicaragua, ad opera del regime sandinista di Ortega e Murillo. Non solo si arrestano i preti, ma ai fedeli viene impedito in tutti i modi di celebrare le feste. Il Vaticano tace. 

Libertà religiosa 17_02_2026
Daniel Ortega (AP)

La situazione è peggiorata in Nicaragua, prosegue il divieto di missioni pastorali nella diocesi di León e all’inasprimento delle restrizioni sugli eventi religiosi organizzati dalla Chiesa cattolica a Managua e in altre città del paese. Nonostante il nuovo pontefice, il pavido silenzio del Vaticano nei confronti delle persecuzioni promosse nei confronti di fedeli, religiosi, da parte dei tiranni nicaraguensi, prosegue. Il cardinale Leopoldo José Brenes aveva annunciato domenica 2 febbraio il trasferimento di 23 sacerdoti nell'arcidiocesi di Managua, una riorganizzazione forzata dall'espulsione dei religiosi che ha lasciato molte parrocchie senza titolari in Nicaragua. La portata della persecuzione religiosa in Nicaragua è riflessa in cifre schiaccianti che, secondo il rapporto Fe bajo fuego (Fede sotto tiro) dell'Ong Colectivo Nicaragua Nunca Más, dal 2018 almeno 261 religiosi sono stati espulsi dal Paese, tra cui quattro vescovi, circa 140 sacerdoti, più di 90 suore, una decina di seminaristi e tre diaconi. Tra gli espulsi figurano il presidente della Conferenza episcopale, Carlos Enrique Herrera, e i vescovi Silvio Báez, Rolando Álvarez e Isidoro Mora.

La dittatura del presidente Daniel Ortega e di sua moglie e co-presidente, Rosario Murillo, mantiene «un discorso di riconciliazione e amore, ma le loro parole non sono coerenti con le loro azioni: hanno paura della fede e dell'amore per Dio che prova la gente», ha spiegato Martha Patricia Molina, altra ricercatrice nicaraguense in esilio e autrice del rapporto Nicaragua: una Chiesa perseguitata in una dichiarazione dello scorso 10 febbraio ad ACI Prensa, agenzie di notizie cristiane da tutto il mondo in lingua spagnola. I sacerdoti da tempo sono già sottoposti a vari metodi di controllo da parte della polizia, tra cui resoconti settimanali delle loro attività e persino richieste di visionare i loro cellulari per scoprire con chi erano in contatto. Dal 21 gennaio scorso, secondo la testimonianza della Molina, ripresa anche dall’agenzia AICA, la dittatura ha vietato le missioni pastorali nella diocesi di León, che comprende i distretti di León e Chinandega, guidata dal vescovo René Sándigo. 

La conferma della recrudescenza della persecuzione antireligiosa viene anche da un terzo testimone autorevole, Félix Maradiaga, presidente della Fondazione per la Libertà in Nicaragua, che ha avvertito come la dittatura «non si limiti più a molestare i leader religiosi o a cancellare le processioni, ma ora cerca di mettere a tacere la fede nella vita quotidiana e di punire qualsiasi espressione spirituale che non controlla».  In una dichiarazione rilasciata ad ACI Prensa, Maradiaga ha evidenziato come ora Ortega-Murillo stiano addirittura proibendo «le feste popolari con profonde radici culturali e religiose, come la tradizionale festa in onore dei santi patroni di diverse città che si tiene a Diriamba e limitando le celebrazioni di grande importanza per la comunità, come quella del Divino Bambino a Matagalpa». Divieti e persecuzioni che arrivano ora a punire anche la predicazione “porta a porta” e “di casa in casa” di altre confessioni cristiane. 

«La dittatura consente solo che le immagini dei santi vengano portate nell'atrio della chiesa», ha proseguito Maradiaga, ricordando come gli stessi divieti abbiano colpito «la celebrazione della Vergine della Candelaria [a Managua], che è stata confinata tra le mura della chiesa per impedire una maggiore partecipazione dei fedeli». Per un maggiore controllo e una più efficace persecuzione contro le celebrazioni cattoliche e la libertà di culto dei cristiani, i comuni sandinisti, con tutto il loro apparato organizzativo e tecnologico, occupano gli atri delle chiese per mettere in scena i loro spettacoli: scelgono regine, organizzano balli all'aperto per distrarre la popolazione e, di fatto disturbare in ogni modo anche le celebrazioni all’interno delle chiese.

In tutto ciò, nei giorni scorsi la “Commissione Interamericana dei Diritti Umani” (Cidh) ha chiesto alla dittatura di Daniel Ortega e Rosario Murillo di porre fine alle violazioni dei diritti umani e di liberare senza condizioni tutte le persone incarcerate per motivi politici in Nicaragua. Nella sua dichiarazione, la Cidh condanna «la persistente repressione in Nicaragua, caratterizzata dal protrarsi di arresti arbitrari e privazioni della libertà per motivi politici contro chiunque assuma una posizione percepita come di opposizione al regime». Mentre dal Vaticano prosegue un incomprensibile e sconcertante silenzio tombale, pari solo a quello nei confronti dei soprusi messi in campo dal regime cinese, dall'esilio negli Stati Uniti solo il vescovo ausiliare di Managua Silvio Báez ha esortato i cattolici a non ritirarsi nel silenzio, invitando la Chiesa a parlare chiaramente nonostante la repressione. Possiamo solo confidare in un blitz delle forze speciali di Trump anche a Managua?