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Asia

Il Maharashtra ha adottato una legge anticonversioni

È il 13° stato indiano ad approvare una legge che rischia di avere gravi conseguenze per i cristiani e sulla libertà di credo

 

Accusarli di convertire con l’inganno, promettendo denaro, lavoro o altri allettanti vantaggi è uno dei modi in cui in India i fondamentalisti indù rendono difficile la vita ai cristiani. Lo fanno per metterli in cattiva luce, indurre la gente a diffidare di loro, creare attorno a loro un ambiente ostile. Ma in alcuni stati della federazione inoltre è stata adottata una legge anticonversioni che consente di arrestare chi viene accusato e prevede sanzioni anche gravi per i trasgressori. Nella quasi totalità dei casi, se non in tutti, le accuse risultano false e quindi alla fine cadono. Però i cristiani presi di mira subiscono intrusioni in casa o altrove, se si “sospetta” che vi stiano eseguendo conversioni illegali, durante le quali spesso vengono malmenati e le loro proprietà danneggiate o rubate, le autorità allertate intervengono, vengono tradotti in stazioni di polizia, interrogati, a volte reclusi per ore e giorni. Finora erano 12 su 28 gli stati in cui vigevano leggi anticonversione. Dal 16 marzo se ne aggiunto uno, il Maharashtra.  La legge prevede pene detentive fino a sette anni e ingenti multe per i colpevoli. Inoltre chi intende convertirsi deve notificarlo alle autorità con un preavviso di almeno 60 giorni e qualsiasi familiare del convertito ha facoltà di sporgere denuncia. Contro la legge si sono attivati i vescovi cattolici dello stato con una dichiarazione congiunta riportata dall'agenzia di stampa AsiaNews nella quale chiedono il ritiro della legge motivandolo. “Lungi dal salvaguardare la libertà religiosa – dicono i vescovi – questa legge, nella sua forma attuale, finisce per compromettere proprio il diritto che pretende di proteggere, ossia la libertà di scegliere e professare la propria religione, come garantito dagli articoli 19, 21 e 25 della Costituzione dell’India. Le disposizioni della legge costituiscono un’interferenza diretta e ingiustificata nelle legittime pratiche religiose della Chiesa cattolica, in particolare nel suo programma del Rito di iniziazione cristiana degli adulti”. I vescovi ringraziano quindi tutti coloro che si sono opposti alla legge. “Tuttavia – dicono – è altrettanto scoraggiante che il partito di governo, insieme ad alcuni altri, abbia sostenuto questo provvedimento senza un’adeguata consultazione con le comunità maggiormente colpite. I governi precedenti, incluso quello del signor Atal Bihari Vajpayee, hanno sostenuto la tradizione democratica del dialogo con le parti interessate prima di emanare leggi che incidono sulle comunità religiose. Un simile approccio consultivo in questo caso è stato vistosamente assente”. “La Chiesa cattolica – conclude il documento – si è sempre opposta alle conversioni forzate. Il suo stesso diritto canonico (Canone 865 §1) richiede esplicitamente che un adulto che desideri ricevere il battesimo lo faccia liberamente e dopo un’adeguata istruzione. Il cammino dell’iniziazione cristiana degli adulti, che di norma dura diversi mesi, è progettato proprio per garantire che gli individui prendano una decisione consapevole e volontaria riguardo alla propria fede. Secondo la legge attuale, tuttavia, anche una conversione così attentamente ponderata e liberamente scelta potrebbe essere facilmente contestata. Se i familiari, che possono naturalmente opporsi a tale decisione, sollevano obiezioni, il clero e gli altri coinvolti nel processo rischiano di essere accusati di coercizione o di ‘lavaggio del cervello’. In tali circostanze, si trovano ad affrontare la minaccia di pene severe e sproporzionate, tra cui fino a sette anni di reclusione e pesanti sanzioni pecuniarie, nonostante l’assenza di qualsiasi illecito. Ciò finisce per criminalizzare attività religiose legittime e impone un onere irragionevole sia all’individuo sia all’istituzione religiosa. Lo spostamento dell’onere della prova sull’imputato, la mancanza di sanzioni deterrenti contro le accuse false e il linguaggio generico e ambiguo della legge sollevano serie preoccupazioni circa l’arbitrarietà e il possibile abuso, come già avvenuto in altri Stati. Una lettura attenta della legge suggerisce una preoccupante mancanza di neutralità. Piuttosto che promuovere l’armonia, essa rischia di alimentare sospetti, divisioni e ingiustizie. La legge sembra colpire in modo sproporzionato le comunità minoritarie, sollevando serie preoccupazioni circa la sua intenzione e applicazione”.