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RIFORMA

Il ballottaggio torna... in ballottaggio. Centrodestra e dilemmi elettorali

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La riforma elettorale "Stabilicum" è stata approvata alla Camera e attende il voto al Senato. Marcello Pera (FdI) ha proposto un emendamento che introduce il doppio turno: ballottaggio fra le due formazioni che superano il 38%. Tutto per tentare di neutralizzare Vannacci. 

Politica 04_09_2026
Marcello Pera (La Presse)

La partita della legge elettorale torna al centro dello scontro politico e mette il centrodestra davanti a un dilemma che riguarda molto più dei meccanismi di voto: come evitare che la crescita di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale trasformi le prossime elezioni in una sfida dall'esito incerto.

Il cosiddetto Stabilicum, o Melonellum, è stato approvato in prima lettura dalla Camera il 16 luglio con 217 voti favorevoli e ora è all'esame del Senato. Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto il 1° settembre, con 697 proposte depositate, e l'approdo in Aula è previsto per il 9 settembre. Il testo uscito dalla Camera prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza: il premio scatta al raggiungimento del 42% dei voti in entrambe le Camere e assegna 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, entro un tetto massimo rispettivamente di 220 deputati e 113 senatori. È prevista inoltre una soglia di sbarramento del 3% e l'abolizione dei collegi uninominali del Rosatellum.

Ma il punto politicamente più controverso è un altro: nella versione approvata dalla Camera non c'è il ballottaggio. Il secondo turno è però tornato in discussione al Senato grazie a un emendamento presentato dal senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera. La proposta prevede che una coalizione ottenga direttamente il premio soltanto superando il 48%; se nessuno raggiunge questa quota, andrebbero al ballottaggio le prime due coalizioni, purché entrambe abbiano superato il 38%. Non è dunque corretto dire che il Parlamento abbia già scelto il doppio turno: al momento è una delle ipotesi sul tavolo, sulla quale il centrodestra non ha ancora trovato un accordo.

Ed è proprio qui che entra in gioco Vannacci. Futuro Nazionale è ormai diventato un fattore politico tutt'altro che marginale. I sondaggi estivi hanno registrato una crescita del movimento dell'ex generale, arrivato in alcune rilevazioni a superare Lega e, in altre, anche Forza Italia. Se questa tendenza fosse confermata alle urne, il centrodestra rischierebbe di presentarsi diviso proprio mentre il centrosinistra, secondo diverse rilevazioni, potrebbe superare ampiamente la soglia del 42%. Con il sistema senza ballottaggio, la frammentazione della destra potrebbe quindi impedire alla coalizione guidata da Giorgia Meloni di conquistare il premio di maggioranza. Il risultato sarebbe un Parlamento senza un vincitore netto, con la necessità di costruire dopo il voto una maggioranza attraverso trattative e accordi.

È lo scenario che Meloni vuole evitare. Il ballottaggio offrirebbe invece una possibile via d'uscita: Vannacci potrebbe correre da solo al primo turno, raccogliere il consenso dell'elettorato più radicale e, se escluso dal secondo turno, lasciare ai suoi elettori la scelta tra le due coalizioni rimaste in campo. Il centrodestra potrebbe così recuperare al secondo turno una parte significativa del voto vannacciano senza essere costretto a stipulare prima delle elezioni un accordo formale con Futuro Nazionale. Ma proprio questo meccanismo divide la maggioranza. Lega e Forza Italia temono infatti che un primo turno in cui Vannacci ottenesse un risultato molto alto trasformerebbe l'ex generale nel vero arbitro della legislatura. Più voti significherebbero maggiore peso negoziale nella scelta dei candidati, nella composizione del Parlamento e nella futura distribuzione degli incarichi. Per Salvini e Tajani, dunque, il ballottaggio potrebbe risolvere il problema di Meloni, ma contemporaneamente rafforzare il principale concorrente interno alla destra.

La premier si trova così davanti a un bivio. La prima strada è mantenere il testo senza secondo turno, puntando tutto sulla soglia del 42% e accettando il rischio che la crescita di Vannacci renda impossibile al centrodestra di raggiungere il premio. La seconda è introdurre il ballottaggio, lasciando che le forze della destra si presentino separate al primo turno e cercando poi di ricomporre il consenso al secondo. La terza, politicamente più impegnativa, sarebbe un accordo preventivo con Vannacci, che però significherebbe riconoscergli un ruolo formale nella coalizione e un peso nelle future candidature. È proprio questa eventualità che Lega e Forza Italia vogliono scongiurare. Il centrosinistra, intanto, accusa la maggioranza di voler costruire una legge elettorale “su misura”, calibrata sugli attuali rapporti di forza e sulla necessità di neutralizzare la crescita di Futuro Nazionale. L'opposizione contesta inoltre le liste bloccate e chiede un sistema che garantisca un rapporto più diretto tra elettori ed eletti. La maggioranza replica che l'obiettivo della riforma è la governabilità e che l'Italia deve evitare di tornare alla stagione dei governi tecnici o delle larghe intese.

La vera scommessa dello Stabilicum, dunque, è tutta politica. Senza ballottaggio, il rischio è che la frammentazione del centrodestra produca un Parlamento senza una maggioranza certa. Con il doppio turno, invece, Meloni potrebbe tentare di trasformare la divisione della destra in un vantaggio, lasciando Vannacci libero di correre al primo turno e puntando poi a recuperare i suoi elettori al secondo.

Ma proprio in quel passaggio potrebbe nascere il nuovo problema: se Futuro Nazionale diventasse abbastanza forte, Vannacci potrebbe non essere più un alleato da convincere, ma il politico dal cui consenso dipenderebbe la nascita della prossima maggioranza. È questo il paradosso che oggi spacca il centrodestra: una legge pensata per garantire stabilità potrebbe finire per modificare profondamente gli equilibri interni alla destra. E la decisione sul ballottaggio, attesa al Senato, potrebbe diventare la prima vera scelta strategica in vista delle prossime elezioni politiche.