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Guerra del grano, stavolta l'aggressore è l'Ucraina

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Il mercato europeo è stato inondato di grano ucraino mettendo in crisi l'agricoltura di Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania e Slovacchia. Forte tensione con la Polonia, Paese più generoso negli aiuti all'Ucraina e ora minacciato politicamente ed economicamente da Kiev.

Esteri 25_09_2023 English

La Russia, dopo aver attaccato militarmente l’Ucraina, ha voluto colpire anche la sua economia, prima di tutto l’export del grano. A questo serviva il blocco dei porti sul Mar Nero da dove partivano le navi con i prodotti agricoli ucraini. Il blocco è stato alleggerito per un certo periodo grazie agli accordi mediati dalla Turchia. L’UE, per aiutare l’Ucraina, ha organizzato i cosiddetti corridoi di solidarietà: dal 1° giugno 2022, gli agricoltori ucraini hanno potuto esportare cereali senza alcuna restrizione grazie a tali corridoi. 

Tuttavia, il grano ucraino che doveva solamente transitare attraverso i Paesi confinanti per finire in Africa e nel Medio Oriente, finiva in Europa, anche in Polonia: sono stati gli oligarchi ucraini dell’agroalimentare ad abusare della fiducia e ad inondare i mercati dei paesi della UE con il loro grano. La quantità di cereali ucraini finiti in Polonia ha superato 2 milioni di tonnellate. L’agricoltura polacca si è trovata in una situazione molto difficile: l'importazione incontrollata di cereali ucraini ha causato una grave crisi del mercato dei cereali e della colza con la drastica riduzione dei prezzi che si sono dimezzati rispetto all'anno precedente. A luglio 2022 il prezzo del frumento a tonnellata era di 1.455,68 PLN (zloty, circa 320 euro), quest’anno 865,60 PLN (circa 190 euro); si è registrato un calo simile del prezzo di mais e orzo.
Questi prezzi non coprono nemmeno le spese della produzione affrontate dagli agricoltori polacchi e la situazione nelle campagne è diventata drammatica. A giugno, quando la Polonia è precipitata nella crisi del grano, le autorità polacche hanno concesso ai produttori polacchi dei risarcimenti.

In risposta a tale provvedimento, il viceministro dell’Economia ucraino Taras Kaczka minacciava: «I sussidi che la Polonia ha concesso ai suoi agricoltori in risposta al forte aumento delle esportazioni di grano dall’Ucraina non sono in linea con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC)». Per di più Kiev avrebbe anche esercitato pressioni sul capo della Commissione europea, Ursula von der Leyen, affinché bloccasse i 40 milioni di euro di risarcimento per gli agricoltori polacchi dal bilancio della UE.

L’importazione di grano ucraino ha conseguenze negative anche per gli agricoltori di altri Paesi. In Romania, ad esempio, le perdite ammontano già a 3 miliardi di euro, mentre in Bulgaria il 40% dei cereali (3,5 milioni di tonnellate) e di girasole (1 milione di tonnellate) del raccolto dello scorso anno restano invenduti.

Per arginare la crisi del mercato del grano nei Paesi confinanti, già dal 2 maggio la Commissione Europea ha vietato l'importazione di grano, mais, colza e semi di girasole di origine ucraina verso cinque stati membri dell'Unione Europea: Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. Il 5 giugno il divieto è stato prorogato fino al 15 settembre. Bruxelles all’epoca aveva affermato che queste «misure preventive eccezionali e temporanee» erano necessarie dato l’eccesso di grano immagazzinato e le difficoltà derivanti dai problemi logistici affrontati dai cinque paesi in prima linea.

L'embargo è stato revocato il 15 settembre con decisione della Commissione Europea. Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha annunciato che la Polonia estenderà a tempo indeterminato il divieto sull'importazione di grano ucraino, nonostante la mancanza del consenso dell'Unione Europea. Anche i governi di Ungheria e Slovacchia hanno deciso di estendere unilateralmente le restrizioni alle importazioni. In risposta alle restrizioni introdotte da Varsavia, Budapest e Bratislava, l'Ucraina ha intentato una causa presso l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

Il presidente Volodymyr Zelensky ha sfruttato il palcoscenico dei lavori della 78° Assemblea generale dell'Onu a New York per attaccare, con il pretesto dell'embargo al grano ucraino, i Paesi confinanti accusandoli di mostrare solidarietà in pubblico, ma di sostenere indirettamente la Russia. Un riferimento prima di tutto alla Polonia, Ungheria e Slovacchia. In seguito a queste parole il ministro degli Esteri polacco ha convocato l'ambasciatore ucraino.

L’attacco del presidente ucraino alla Polonia è tanto più scandaloso, tenendo conto che la Polonia è uno dei Paesi che ha fornito più aiuti all’Ucraina. Secondo i dati dell'istituto tedesco Kiel Institute for the World Economy la Polonia è il primo Paese a sostenere l'Ucraina in proporzione al PIL: il suo aiuto totale per l'Ucraina ammonta al 3,78% del PIL di cui la stragrande maggioranza, il 2,51%, è andata ad aiutare i rifugiati. Per di più la maggioranza degli aiuti, anche militari, passa attraverso la Polonia.

Questo vile attacco dei governanti ucraini al Paese che ha permesso all’Ucraina di resistere tutto questo tempo all’invasione russa non poteva non suscitare le reazioni della Polonia. «Non trasferiremo più armi all'Ucraina, ora ci armeremo con le armi più moderne» - ha detto il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, aggiungendo che il governo non metterà certamente a rischio la sicurezza dell'Ucraina: «Il nostro hub di Rzeszów, in consultazione con gli americani e la Nato, svolge ancora lo stesso ruolo che ha svolto e continuerà a svolgerlo» e «manterremo sicuramente il transito delle merci ucraine».

Le parole del primo ministro polacco sono state mal interpretate e hanno suscitato molte reazioni nel mondo. Per questo motivo giovedì (21 settembre) il portavoce del governo polacco Piotr Müller ha spiegato «che la Polonia effettua solo le consegne di munizioni e armamenti concordate in precedenza, compresi quelli risultanti dai contratti firmati con l'Ucraina». È intervenuto anche lo stesso presidente polacco spiegando che la dichiarazione del capo del governo riguarda «le nuove armi che stiamo acquistando per l'esercito polacco». «Ebbene – ha aggiunto Duda - il primo ministro ha detto semplicemente questo: non trasferiremo all'Ucraina le nuove armi, che attualmente stiamo acquistando nell'ambito della modernizzazione dell'esercito polacco».

Vale la pena segnalare la reazione degli Stati Uniti alla guerra mossa dall’Ucraina agli Stati confinanti per il blocco delle importazioni di grano ucraino. Lunedì 18 settembre John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale durante una conferenza stampa a New York ha dichiarato: «Siamo consapevoli delle preoccupazioni dei nostri partner europei riguardo l'importazione di grano ucraino. Si tratta di decisioni sovrane. Tutta la lotta in Ucraina - e il presidente Biden ne parlerà all'ONU - riguarda l'idea di sovranità, che è sancita dalla Carta delle Nazioni Unite. Sarebbe quindi ipocrita se gli Stati Uniti forzassero un cambiamento nelle decisioni sovrane che questi Paesi prendono». «Questi Paesi stanno facendo ciò che credono sia nell'interesse della loro gente» - ha detto, aggiungendo che gli Stati Uniti, tuttavia, vogliono ritornare alle esportazioni di grano attraverso il Mar Nero. In altre parole se l’Ucraina conduce la lotta contro l’aggressione russa per difendere la sua sovranità, gli altri stati hanno il diritto di difendere i loro sovrani interessi. Questa volta è l’Ucraina che ha scatenato la guerra, economica, contro i suoi vicini.
L’Amministrazione americana è preoccupata che la politica ucraina possa indebolire il blocco dei Paesi che la sostengono, rafforzando la posizione della Russia ed anche della Germania che nella guerra del grano vuole ergersi a grande difensore dell’Ucraina. 



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