Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Bonaventura a cura di Ermes Dovico
LA POLEMICA

Gli studenti, le tende e l'attacco alla proprietà della casa

Ascolta la versione audio dell'articolo

Una tenda non fa primavera. Una studentessa, una tenda, una protesta dilagante contro il caro-affitti, messe assieme, fanno invece una battaglia politica, a reti unificate. Ed è solo l'ultimo dei tanti attacchi concentrici alla proprietà privata della casa. 

Editoriali 12_05_2023
La tendopoli di Bologna

Una tenda non fa primavera. Tante tende, una protesta dilagante contro il caro-affitti e la solidarietà della sinistra politica, messe assieme, fanno invece una battaglia politica, a reti unificate. La studentessa che ha lanciato la sfida si chiama Ilaria Lamera, di Alzano Lombardo, città resa tristemente celebre dal Covid-19, in provincia di Bergamo. Protestando contro l’aumento degli affitti delle case a Milano, il 2 maggio ha scelto di dormire in tenda, di fronte al Politecnico, la prestigiosa università dove studia Ingegneria ambientale. La sua azione è stata emulata subito a Roma, dove un gruppo di studenti è tuttora accampato di fronte all’università La Sapienza. “Il diritto alla casa è diritto allo studio” recita il loro slogan. Uno dei manifestanti ha appena sostenuto un esame: 30 e lode, lui stesso afferma che sia “non meritato”, facendo presumere che gli sia stato conferito da un professore solidale.

In appena una settimana, tendopoli contro il caro-affitti sono spuntate a Bologna, Torino, Firenze, Cagliari e Padova. La giornalista Myrta Merlino (tre anni dopo essersi inginocchiata per Black Lives Matter) ha condotto la sua puntata di L’aria che tira, su La7, dall’interno di una tendina da campeggio. È un’azione politica, chiaramente, che mobilita studenti e media e ha raccolto subito la solidarietà dei politici di sinistra. A Milano, il sindaco Beppe Sala ha telefonato a Ilaria Lamera nei primi giorni della sua manifestazione e promette provvedimenti contro il caro affitti. Lo stesso sta facendo il sindaco Roberto Gualtieri a Roma.

Le richieste dei manifestanti, e dei politici che li appoggiano, sono analoghe in tutte le città universitarie: limitare o punire gli affitti a breve termine (usati soprattutto per turismo), requisire le case sfitte e redistribuirle ad un canone politico. Gli esempi europei più citati sono quelli di Lisbona e Berlino, che non concedono nuove licenze per affitti a breve termine e, nel caso di Lisbona, la giunta requisisce gli appartamenti sfitti, per poi affittarli ad equo canone. Il governo italiano sta resistendo a questa pressione. Promette semmai nuovi alloggi per gli studenti, usando i fondi del Pnrr nel settore dell’Istruzione pubblica. Ma non intende toccare la proprietà privata delle case.

Prima che il governo subisca l’ennesima pioggia di critiche, è bene ricordare che la protesta contro il caro-affitti è solo l’ultimo di una serie di attacchi concentrici contro la proprietà della casa. Il primo colpo è stato sparato dal governo Conte, in piena pandemia di Covid, quando ha bloccato gli sfratti. Misura comprensibile, ma ha protetto i morosi e provocato inevitabilmente il rialzo dei canoni d'affitto. Il Movimento 5 Stelle nel 2013 aveva proposto di requisire le case sfitte, giusto per dire quale sia la sua idea di proprietà della casa.

Il secondo è arrivato dall’Ue, con la direttiva sulle case green che, una volta approvata, probabilmente già dall’estate prossima, rischia di abbattere il valore delle case private che non rientrano nelle classi energetiche accettate: oltre il 70% di quelle italiane.

Il terzo è arrivato da Elly Schlein, neo-eletta segretaria del Pd, che ripropone, in versione soft, la politica di redistribuzione delle case sfitte. Non con una requisizione, come i suoi colleghi più estremisti penta-stellati, ma con: “… politiche innovative e coraggiose di intermediazione pubblica per recuperare al mercato degli affitti medi e lunghi una parte del patrimonio privato sfitto, per aumentare la disponibilità di alloggi a canone calmierato e rispondere alla domanda di quella fascia intermedia che non ha i requisiti per acceder alle case popolari, ma non riesce a vivere agli alti prezzi del libero mercato”. La Schlein fa sua anche la battaglia contro gli affitti a breve termine. Confedilizia ha già risposto con un “no grazie”: “Se sta parlando di abitazioni private, lo Stato deve fare il minimo necessario, senza avventurarsi in compiti che non gli sono propri”, ha dichiarato il suo presidente Giorgio Spaziani Testa. Il Pd è all’opposizione, a livello nazionale, ma è al governo in molti comuni importanti, fra cui Milano e Roma. Nelle grandi città, dopo l’esempio dato da Venezia (giunta di centro-destra…), si prevedono nuove norme locali contro gli affitti a breve.

Il quarto attacco, per ora sventato: il Pd aveva presentato al Parlamento Europeo un emendamento alla risoluzione sulle “Risorse proprie” che avrebbe introdotto una tassa patrimoniale, su scala continentale. È stato bocciato, anche se la risoluzione contiene tante altre proposte di tasse, fra cui una sulla “differenza di genere” (il Paese con maggior disuguaglianza paga di più) e una sui rifiuti non riciclabili. Però almeno la patrimoniale europea, stavolta, è scampata.

Insomma, le tende, gli studenti che non possono permettersi un affitto a Milano, la protesta e la solidarietà sono uno strumento di pressione in più in una battaglia che è in pieno svolgimento. E che mira a realizzare il nuovo sogno della sharing economy: “non possiederai nulla e sarai felice”. Cosa di meglio che un attacco alla casa di proprietà, simbolo e nucleo del tradizionale focolare domestico famigliare? Oltre a tutto non siamo in Germania, dove solo il 46% dei cittadini è proprietario di casa (le altre sono pubbliche o di proprietà di grandi società) ed è dunque molto più facile applicare direttive come quelle sulle case green, demolire e ricostruire secondo nuovi criteri. In Italia, al contrario, il 70,8% delle famiglie è proprietario della casa in cui vive. Potenzialmente è un popolo di resistenti ai cambiamenti sociali indesiderati.