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Gerusalemme: cristiani minacciati durante la Via Crucis

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Nuove azioni anticristiane degli ebrei ultraortodossi: stavolta è toccato a un gruppo di pellegrini asiatici ricevere ingiurie e inviti a lasciare Israele. Alla condanna del gesto da parte di Netanyahu seguono i fatti e gli arresti.

Esteri 05_10_2023

Ancora episodi di intolleranza nei confronti dei cristiani in Terra Santa. Sputi, insulti e inviti ad abbandonare Israele. Dopo un breve periodo di apparente tranquillità, gli ebrei ortodossi sono tornati alla carica, compiendo gesti di ostile fanatismo contro i cristiani, in particolare, a Gerusalemme, durante una Via Crucis. Ad essere preso di mira, questa volta, è stato un gruppo di pellegrini asiatici che stava percorrendo la Via Dolorosa alla volta del Santo Sepolcro. Alcuni ebrei ultraortodossi, compresi dei bambini, nelle vicinanze di Porta dei Leoni, chiamata anche "di Santo Stefano" dai cristiani, che stavano percorrendo in senso inverso la via, hanno iniziato a sputare e a rivolgere parole ingiuriose all’indirizzo dei partecipanti alla Via Crucis. 

Da Roma, dove si trova dopo aver ricevuto la berretta cardinalizia, immediatamente informato, ma tutt’altro che sorpreso, Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini ha dichiarato: «Si tratta di un problema di formazione e educazione al rispetto degli altri, assenti in quella comunità. Sarà necessario un lungo lavoro educativo, unito anche alla necessaria attuazione di leggi che vietino e sanzionino questi fenomeni di intolleranza religiosa».

A condannare il fatto, ripreso e diffuso sui social, è stato tra i più solleciti, il primo ministro Benjamin Netanyahu: «Usare dei comportamenti dispregiativi nei confronti di fedeli è un sacrilegio ed è inaccettabile. Qualsiasi forma di ostilità verso persone impegnate nella preghiera non sarà tollerata». «Prendiamo atto che per la prima volta, se non erro - ha detto il cardinale Pizzaballa - anche il primo ministro israeliano ha stigmatizzato questo fenomeno. Speriamo che ora, oltre alle parole, seguano i fatti». Ma il portavoce del deputato Limor Son Har-Melech, del partito di estrema destra Otzma Yehudit, ha pubblicato un post, sottolineando «che sputare al clero o ai fedeli delle chiese cristiane è un'antica usanza ebrea, supportata anche dalla legge ebraica». Il vicesindaco di Gerusalemme, Fleur Hassan-Nahoum, impegnata in consiglio comunale nella battaglia contro le molestie nei confronti dei cristiani, ha invece dichiarato che la polizia sta iniziando a prendere sul serio la questione. «Dovremmo avere tolleranza zero verso questi teppisti, che guidati dalla diseducazione e dall’odio, attaccano, in ogni luogo della città dei pacifici fedeli».

Che dalle parole si stia passando ai fatti, lo dimostra l’arresto, ieri mattina, di cinque sospettati, tra cui un minore, da parte della polizia di Gerusalemme.  Uno dei fermati è stato ripreso dalla telecamera proprio nel momento in cui sputava ai cristiani. Tra questi c'è anche il fratello del deputato israeliano Simcha Rothman, del partito “Sionismo Religioso” guidato dal ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich. «Non tollereremo espressioni di odio verso nessuno, siano essi ebrei, musulmani o cristiani, nella città vecchia e in qualsiasi altra parte di Gerusalemme - ha detto Doron Turgeman, comandante della Polizia Distrettuale di Gerusalemme -. La violenza e l'odio, comunque si manifestino, sono inaccettabili. Purtroppo, continuiamo ad assistere a questo vergognoso e increscioso fenomeno di ostilità verso i cristiani nella città vecchia».

Che l’intolleranza verso i cristiani sia in aumento lo dimostra anche la manifestazione di protesta di un gruppo di ebrei che si è svolta davanti al palazzo dell'Arena, a Gerusalemme, dove era in corso un incontro dell'ICEJ, International Christian Embassy Jerusalem, un movimento internazionale protestante filoeisraeliano, in occasione della festa dello Sukkot. «Lo Stato di Israele preserverà sempre la libertà di religione e di culto - ha detto il presidente dello Stato d'Israele, Isaac Herzog -. Faremo di tutto per proteggere tutte le comunità religiose che compongono il bellissimo mosaico umano del nostro Paese e salvaguarderemo ogni luogo sacro contro qualsiasi vile espressione di odio o intolleranza. Questo impegno - ha concluso Herzog - va al cuore di ciò che siamo come Stato ebraico e democratico. Non scenderemo mai a compromessi».

In questo clima di tensione, l'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, ha sollecitato il governo israeliano affinché «rimuova i sussidi governativi per gli studenti della yeshiva (istituzione ebraica che impartisce un’istruzione sui testi della Torah e del Talmud) e a modificare le attuali norme a sostegno all’infanzia, vincolando i padri all’obbligo lavorativo». I suggerimenti per porre fine ai sussidi agli Haredi sono arrivati, ​​dopo che all’inizio di quest’anno, il governo ha approvato nel bilancio statale 13,7 miliardi di shekel (3,7 miliardi di dollari) di fondi stanziati principalmente a sostegno delle istituzioni ultraortodosse, inclusi circa 3,7 miliardi di moneta israeliana (960 milioni di dollari) di aumento per gli stipendi presso gli istituti studenteschi religiosi delle yeshiva.



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