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lettera aperta

Germania: delegate lasciano il sinodo per restare cattoliche

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Quattro donne importanti rinunciano al ruolo di delegate per il Cammino sinodale in Germania, denunciandone l'allontanamento dalla Chiesa universale e le discutibili procedure. Del resto mons. Bätzing dà a intendere che è Roma a doversi piegare ai diktat sinodali.

Ecclesia 02_03_2023

L’ultima assemblea del Cammino sinodale della Chiesa in Germania, prevista per il 9-11 marzo prossimo a Francoforte, non sarà al completo. Quattro donne hanno affidato ad una lettera aperta pubblicata su Die Welt le ragioni che le hanno portate a  rinunciare al loro ruolo di delegate su nomina della Conferenza Episcopale Tedesca.

Si tratta di nomi importanti:  Marianne Schlosser, Professore di Teologia della spiritualità presso la Facoltà teologica cattolica dell'Università di Vienna, Premio Ratzinger nel 2018, membro della Commissione di Studio sul Diaconato delle Donne voluta nel 2016 dal Papa, nel 2019 aveva preso posizione su Die Tagespost nei confronti dell’onda che stava montando all’interno del Sinodo tedesco per riaprire la possibilità dell’ordinazione sacerdotale delle donne. Poi, Katharina Westerhorstmann, Professore Ordinario di Teologia alla Franciscan University di Steubenville. Anch’ella nel 2020 aveva sollevato un’acuta critica su Herder Korrespondenz nei confronti dell’allentamento della morale sessuale che molti membri del Sinodo ritengono imprescindibile per risolvere il problema degli abusi su minori. Filosofa è invece Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, profonda conoscitrice del pensiero di Edith Stein e Romano Guardini, e Direttore dell’Istituto Europeo di Filosofia e Religione del Philosophisch-Theologische Hochschule Benedikt XVI. Heiligenkreuz. Infine, la giornalista e scrittrice Dorothea Schmidt, che appena un anno fa aveva denunciato la chiara deriva scismatica del Sinodo, nella sua evidente caratterizzazione ideologica.

La dimissione dalla loro carica altro non è che l’unica scelta ormai possibile per rimanere fedeli alla Chiesa cattolica. Nella loro lettera aperta denunciano che il Sinodo, nato per affrontare la piaga degli abusi, ha finito per mettere sistematicamente in discussione «i fondamenti essenziali della teologia cattolica, dell'antropologia e della prassi ecclesiastica», riformulandoli interamente e allontanandosi così «sempre di più dalla Chiesa universale».

Alla critica di sostanza, si accompagnano anche dei rilievi su alcune procedure piuttosto discutibili; come quella di aver respinto «la richiesta di scrutinio segreto» durante l'ultima assemblea sinodale, pubblicando addirittura su internet «gli esiti dell'appello», giusto per esporre alla gogna pubblica i dissidenti. Ancora più preoccupante di queste scelte intimidatorie, appare la volontà dei membri del Cammino sinodale di fare orecchie da mercante di fronte ai richiami della Santa Sede. Non solo non vi sono cenni di correzione dei contenuti, così preoccupanti da spingere il Cardinale Oullet a chiedere addirittura una moratoria dei documenti prodotti dal Sinodo, in vista di una «revisione sostanziale» (vedi qui); ma neppure vi sono segnali di voler arrestare la costituzione di un Consiglio permanente del Cammino sinodale (vedi qui), che scalzerebbe di fatto l’autorità di ogni singolo vescovo. Le quattro firmatarie fanno presente che, nonostante la lettera dei Cardinali Parolin, Ladaria, Oullet fosse stata «espressamente approvata dal Papa stesso e, quindi, giuridicamente vincolante», l’ordine del giorno dell’assemblea che si terrà tra qualche giorno continua a mantenere l’istituzione della Commissione sinodale, «il cui obiettivo dichiarato non è altro che la costituzione del Consiglio sinodale».

Ed in effetti le ultime dichiarazioni di mons. Georg Bätzing a SWR1, un’emittente radio del Rheinland-Pfalz, confermano che il Cammino sinodale intende andare dritto per la propria strada. Lo stile di Bätzing ormai è arcinoto: mostrare di voler mantenere un legame con Roma, ma con il solo scopo di portare la Santa Sede a lasciar fare o, ancor meglio, a imitare. E per ottenere lo scopo, di questi tempi, niente di meglio che far apparire il proprio “interlocutore” come il responsabile degli abusi. «Dobbiamo continuare a cercare un'intesa con Roma - afferma il Presidente della DBK. Sfortunatamente, durante la mia visita lo scorso autunno, non ho avuto l'impressione che un numero sufficiente di persone ai vertici condividesse l'intuizione che anche l'abuso sessuale nella Chiesa cattolica ha le sue cause sistemiche. Quanti però non cercano il cambiamento, incoraggiano l'abuso di potere nella Chiesa. E anche questo purtroppo lo devo rimproverare ai nostri interlocutori a Roma».

È chiaro dunque che la maggior parte dei partecipanti al Sinodo, rappresentati da Bätzing, non ha nessuna intenzione di rientrare nei ranghi. Per loro, è Roma a dover capire che la revisione della morale cattolica sulla sessualità, l’ordinazione delle donne, l’abolizione del celibato, etc., sono elementi essenziali della lotta agli abusi.

Chi non è d’accordo può anche andarsene. Come hanno fatto le donne sopra menzionate. «Abbiamo 230 membri sinodali  - prosegue il vescovo di Limbug. Cinque di loro ora hanno dato il segnale di non poter più continuare a collaborare [...]. Me ne rammarico, perché abbiamo davvero cercato di rendere l'Assemblea sinodale molto ampia, in modo che tutte le opinioni potessero essere espresse. Ma naturalmente tutti sanno che anche la propria opinione deve essere disposta al compromesso e che non può semplicemente prevalere. Se uno poi si arrende, la mia reazione può essere solo il rammarico. Ma questo è il gioco di un dialogo e di un dibattito costruttivo». E’ la democrazia. Sempre che la maggioranza decida conformemente ai desiderata dei poteri forti.

Il principio irrinunciabile per Bätzing di certo non è la fedeltà alla dottrina della Chiesa, «ma rendere il Vangelo con la sua esigenza indelebile veramente accessibile alle persone di oggi». Secondo lui è perché questo obiettivo “pastorale” non è stato ancora raggiunto che, come gli fa notare l’intervistatrice, ogni anno aumenta sempre di più il numero di persone che lasciano la Chiesa cattolica: circa 220 mila nel 202 e quasi 360 mila nel 2021. I frutti del Sinodo. Ma secondo Bätzing, tutte queste persone attenderebbero «un cambiamento fondamentale in questa Chiesa».

Il Sinodo tedesco dimostra così la propria ideologia: ogni problema della Chiesa viene letto secondo un unico schema interpretativo, cioè come il frutto della mancata rivoluzione. E sarà assai difficile, se non (umanamente) impossibile, fargli cambiare idea, perché non c’è peggior cieco di chi non voglia vedere. In sostanza, c’è un unico modo, secondo Bätzing, per evitare lo scisma: che Roma si adegui.