Il nazi-nazionalista Bandera nel Pantheon ucraino, la Polonia non ci sta
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Il governo polacco protesta con Zelensky per la volontà di chiedere la riesumazione di Stepan Bandera per inserirlo nel Pantheon degli ucraini illustri. Un gesto considerato di ingratitudine, visto quello che Warsavia ha fatto durante la guerra e che dovrebbe far riflettere in vista dell'ingresso nell'Ue di Kyev.
Che cosa succederebbe se Giorgia Meloni richiedesse di portare il corpo di Mussolini al Pantheon e decidesse di chiamare un’unità militare d’élite «Eroi di Salò»? Si scatenerebbe un putiferio. Ma i fatti di questa portata succedono adesso in Ucraina nel silenzio delle cancellerie e dell’opinione pubblica mondiale.
L'Ucraina sta sistematicamente costruendo un culto delle personalità criminali responsabili degli stermini delle popolazioni non ucraine, prevalentemente dei polacchi e, allo stesso tempo, blocca l'esumazione delle vittime affinché il mondo non veda la portata del genocidio perpetrato durante la Seconda Guerra mondiale.
Stepan Bandera, leader dei nazionalisti ucraini, sepolto a Monaco, dovrebbe essere riesumato e inserito nel Pantheon degli ucraini Illustri. Questo non è l'unico gesto sconcertante dei governanti ucraini degli ultimi giorni. Martedì, 26 maggio, il presidente Volodymyr Zelenskyy ha firmato un decreto che intitola il Centro Operativo Speciale «Nord» delle Forze Speciali dell'Ucraina agli «Eroi dell'UPA». Invece lunedì, 25 maggio, le ceneri di Andriy Melnyk, uno dei leader dell'OUN e uno dei principali collaboratori del Terzo Reich, sono state sepolte nel Cimitero Militare Nazionale dell'Ucraina.
«La decisione di Volodymyr Zelensky di chiamare un'unità militare 'Eroi dell'UPA' è uno scandalo. È difficile definirla in altro modo se non come una dimostrazione di estrema ingratitudine nei confronti di una nazione che ha aperto i suoi confini all'Ucraina fin dal primo giorno di guerra. L'UPA è il simbolo del genocidio, del brutale assassinio di donne, bambini e interi villaggi polacchi in Volinia e nella Piccola Polonia orientale» - ha dichiarato sui social media il professor Przemysław Czarnek, deputato del PiS, già ministro della Cultura.
A queste notizie sconcertanti ha reagito lo stesso presidente polacco Karol Nawrocki che intende convocare una riunione del Capitolo dell'Ordine dell'Aquila Bianca per revocare la più grande onorificenza polacca conferita a Volodymyr Zelensky. Non sorprende la reazione così emotiva e decisa. Dall'inizio dell’invasione dell’Ucraina, la Polonia, come primo Paese, ha aiutato il Paese aggredito dalla Russia su una scala senza precedenti: ha aperto i suoi confini a milioni di rifugiati; le famiglie polacche hanno accolto profughi stranieri nelle loro case, spesso senza chiedere nulla in cambio; le scuole hanno accolto i bambini ucraini, gli ospedali hanno curato i feriti e la gente comune ha organizzato raccolte di cibo, vestiti e medicine. La Polonia ha anche fornito un enorme supporto militare e politico, diventando uno dei più importanti alleati dell'Ucraina in Europa. Mobilitava anche gli altri Paesi, che spesso si aspettavano soltanto la veloce sconfitta ucraina. Molti polacchi aiutavano per pura generosità, perciò, oggi, sempre più persone si chiedono: perché tanta ingratitudine degli ucraini?
Allora per capire che cosa succede oggi in Ucraina bisogna ricordare dei fatti storici, quasi completamente sconosciti all’opinione pubblica mondiale, quando non esisteva lo stato ucraino.
Nel 1929 gli esuli ucraini fondarono l'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini - OUN, un partito nazionalista, anticomunista con il marcato carattere nazi-fascista. Lo scopo dell'OUN era la creazione di uno stato ucraino indipendente con ogni metodo compreso l’inganno, la lotta armata e il terrorismo sui territori dei Paesi dove abitavano ucraini, cioè principalmente nell’allora Polonia, ma anche nella Cecoslovacchia e nell’Unione Sovietica. Il capo principale dei nazionalisti fu Stepan Bandera che già nel 1934 organizzò l’attentato al ministro dell’Interno del governo polacco Bronisław Pieracki e per questo fu condannato all’ergastolo ma venne liberato dai tedeschi che occuparono la Polonia.
Nel 1941 le ex zone orientali della Polonia furono occupate dai tedeschi e i nazionalisti ucraini videro nella Germania di Hitler il loro miglior alleato. I membri dell'OUN si divisero tra i sostenitori di Andriy Melnyk e Stepan Bandera. Il primo optò per una più stretta cooperazione con i tedeschi e in seguito creò la divisione SS «Galizien» che agiva al loro fianco. Il secondo anche collaborava con i nazisti, organizzando il battaglione «Nachtigall», ma rimasero più indipendenti dai tedeschi. Nel 1942 fu creato nella regione di Wolyn (Volinia) l’Esercito insurrezionale ucraino (UPA) che fu il braccio militare della fazione di Bandera dell’OUN.
E proprio i membri dell’UPA perpetrarono lo sterminio di circa 120 mila civili polacchi con lo scopo di creare uno stato ucraino «puro» etnicamente. Si trattò di un genocidio pianificato, al servizio della folle idea di «liberare l'Ucraina dai polacchi»; non fu una «guerra polacco-ucraina» in cui si sarebbero svolti scontri tra formazioni armate, ma uno sterminio totale della popolazione. Si voleva anche eliminare ogni traccia di presenza polacca in queste terre. Le vittime dei nazionalisti ucraini furono anche ebrei, armeni e cechi.
Il 30 giugno 1941, i seguaci di Bandera, all'insaputa e senza il consenso di Berlino, annunciarono a Leopoli la creazione dello stato ucraino indipendente. Questo atto provocò la rabbia di Hitler che fece internare Bandera in Germania. Anche se Bandera stesso non prese parte ai massacri in Volinia, essendo stato internato dai tedeschi, fu proprio lui l’ideatore del genocidio dei polacchi. Lo slogan «Ucraina senza polacchi» nacque nella sua cerchia politica. Per questo non si può negare la sua responsabilità morale del genocidio.
Bandera fu liberato dai nazisti nel 1944 e si mise a combattere l’Armata Rossa che avanzava verso l’Occidente, organizzando azioni di guerriglia contro i sovietici. Tale guerriglia continuò anche dopo la fine della guerra. Intanto Bandera scappò in Germania dove viveva sotto la protezione dei servizi segreti occidentali, che volevano usarlo nella lotta contro i sovietici. E proprio a Monaco di Baviera venne eliminato da un agente del KGB nel 1959.
Adesso l’Ucraina indipendente in cerca di «eroi nazionali» ha «rivalutato» in chiave nazionalista appunto le figure di criminali come Bandera, Melnyk o Dmytro Klyachkivsky, il comandante dell'UPA in Volinia, il principale responsabile dell’eccidio dei polacchi. Ma l’Ucraina che vuole essere «democratica» non può fondare la sua identità nazionale elogiando come «padri della patria» nazional-fascisti, responsabili di orrendi crimini, dando in questo modo anche il pretesto per la propaganda russa.
Le cancellerie dei Paesi dell’UE e la Commissione Europea dovrebbero riflettere meglio sul processo dell’annessione dell’Ucraina nell’Unione, tenendo conto anche di questi fatti preoccupanti che squalificano il candidato: la dilagante corruzione che è diventata endemica e tocca i vertici dello stato e la glorificazione, come eroi nazionali, di collaboratori di Hitler, sterminatori delle popolazioni non ucraine.

