Francia, alle elezioni locali cresce il centrodestra a trazione Le Pen
Le elezioni locali francesi sono importanti per tre motivi: il centrodestra, se include la Le Pen, continua a crescere. La sinistra, se include Mélenchon e l'estrema, perde. E il macronismo sprofonda assieme alla popolarità del presidente.
«Abbiamo vinto più città di quanto ci aspettassimo», questa la sintesi felice di Marine le Pen dopo i risultati delle elezioni comunali (ballottaggi) di domenica 22 marzo. Ieri l’altro infatti si è votato nei 1.526 comuni più importanti del territorio continentale francese e nei sedici comuni con più di 1.000 abitanti della Polinesia francese. Il primo turno delle elezioni comunali francesi si era tenuto lo scorso 15 marzo 2026 per l’elezione dei consigli comunali e sindaci dei circa 35.000 comuni francesi.
Nonostante le sconfitte di Marsiglia e Tolone, il “Raggruppamento Nazionale” (RN) e l'Unione per la Repubblica (Udr), cioè i due partiti che caratterizzano il centro destra francese, hanno ottenuto 71 sindaci: due città con più di 100mila abitanti (Nizza e Perpignan) e dieci città con più di 30mila abitanti (Montauban, Fréjus, Cagnes-sur-Mer, Carcassonne, Castres, Six-Fours-les-Plages, Marignane, Carpentras, Mentone e La Seyne-sur-Mer). Da segnalare, tra gli altri, la vittoria del segretario dell’Udr Eric Ciotti a Nizza e quello simbolico della vittoria del candidato della destra di Rn ha sconfitto Jacques Bompard, leader e segretario generale di “La France Insoumise” (Lfi) ad Orange. Secondo Le Figaro, l’estrema sinistra francese (Lfi) ha avuto un effetto repellente sugli elettori, visto che in queste ventisei città dove i candidati socialisti o macronisti avevano scelto di stringere un patto con “La France Insoumise”, sono arrivate tante sconfitte. Poitiers e Besançon, città “verdi-rosse”, hanno virato a destra. Brest e Clermont-Ferrand, città “rosa”, hanno fatto lo stesso. A Tulle, il sindaco socialista uscente, al quale François Hollande, senza la minima vergogna, aveva consigliato "unione, unione, unione" con Lfi, è stato sconfitto. E a Tolosa, simbolo per eccellenza, che Jean-Luc Mélenchon sognava di aggiungere al suo palmares di vittorie, gli è sfuggita di mano. Solo a Grenoble, Nantes e questa "alleanza della vergogna" ha funzionato a vantaggio degli amministratori uscenti, mentre a Lione, teatro dell’omicidio di Quentin Deranque lo scorso 14 febbraio 2026, seppur il sindaco dei Verdi uscente è stato rieletto, dovrà convivere con la destra di Rn che ha conquistato l'area metropolitana che, con i suoi poteri ampliati e un bilancio di 4 miliardi di euro, è diventato la vera sede del potere a Lione dal 2014.
Le fusioni tra i “Socialisti” e “La France Insoumise”, aborrite nelle scorse settimane, sono spesso fallite, soprattutto quando sono stati i candidati sindaci a prender le distanze da Lfi, in particolare il candidato delle sinistre Emmanuel Grégoire a Parigi, grazie a una grande vittoria su Rachida Dati, punita per la sua ambiguità politica, essendo stata già ministro con Sarkozy e poi con Macron. A Rennes, la sindaca uscente Nathalie Appéré è stata rieletta, senza un accordo con Lfi. Arnaud Deslandes di Lille prevale contro gli “Insoumise”, ma con i Verdi. Lo stesso vale per Montpellier, con Michaël Delafosse, o per Rouen con Nicolas Mayer-Rossignol, due sindaci socialisti contrari a qualsiasi riavvicinamento con gli “Insoumise”. Sul fronte dei “Verdi” alleati con LFI, la disfatta è stata significativa, visto che a Poitiers e Strasburgo la vittoria è andata a socialisti e sinistra moderata, Besançon hanno vinto i Repubblicani (Lr).
Il partito di Macron ha fallito ed è stato trascinato dalle impopolarità del suo leader e Presidente della repubblica, a Lilla, la candidata di “Renaissance” aveva raggiunto a malapena la soglia del 10% necessaria per accedere al secondo turno, in Savoia, il ministro in carica Marina Ferrari ha subito una pesante sconfitta, mentre a Bordeaux l'ex ministro Thomas Cazenave non è riuscito a ottenere la vittoria al primo turno e nei comuni più piccoli non è andata meglio, tanto che alcune testate giornalistiche parlano già di un Emmanuel Macron “grande perdente delle elezioni municipali”. In ogni caso le elezioni amministrative ci lasciano almeno tre insegnamenti: il centro destra intorno al “Raggruppamento Nazionale”, nonostante tranelli e alleanze infernali degli altri partiti, cresce nei consensi nazionali e si radica a livello locale, soprattutto con candidati di centrodestra; i macronisti si involano verso la disintegrazione e confermano i trend di impopolarità antipatica del loro leader e attuale Presidente della repubblica; le arruffate coalizione di tutte le sinistre, incluse gli estremisti violenti e islamocomuisti, escono sconfitte o, quantomeno non colgono i risultati sperati. Non a caso, il primo segretario del Partito Socialista, Olivier Faure, ha dichiarato ieri che Jean-Luc Mélenchon e Lfi sono «diventati il peso della sinistra», per gli «eccessi» e le «tendenze antisemite». Tre lezioni significative da cui anche in Italia si potranno trarre utili suggerimenti per entrambi gli schieramenti.

