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VIAGGIO APOSTOLICO

Francesco nel Sud Sudan "serbatoio" di migranti

Inizia una visita papale rinviata dallo scorso luglio, in una delle aree più instabili del continente africano con ripercussioni anche sull'Europa che ne riceve i flussi migratori, impossibili da risolvere senza una gestione efficiente della crisi umanitaria.

Ecclesia 31_01_2023

Comincia oggi il quarantesimo viaggio internazionale di Francesco. La Repubblica Democratica del Congo ed il Sud Sudan danno il benvenuto al Papa che lo scorso luglio si era visto costretto, su pressione dei medici, a rinviare la partenza già programmata per consentire alla terapia al ginocchio di fare effetto.

Non era stato facile convincere il Papa a dare forfait come si era capito dal videomessaggio inviato alle due popolazioni africane alle quali aveva confessato il suo «grande rammarico». In quel filmato aveva chiesto preghiere perché «con l'aiuto di Dio e delle cure mediche» si potesse realizzare al più presto il viaggio rimandato. Così è stato. Nella determinazione con cui vuole rispettare la fitta agenda di appuntamenti internazionali nonostante l'età e gli acciacchi, Bergoglio ricorda il suo predecessore Giovanni Paolo II. 

E proprio Wojtyla fu l'ultimo Papa ad atterrare Kinshasa nel 1985 prima di recarsi in Kenya per il congresso eucaristico internazionale di Nairobi. Non era la prima volta, però, per Giovanni Paolo II che aveva visitato quello che all'epoca si chiamava Zaire anche nel 1980. In questa prima occasione fu tale la partecipazione di fedeli che durante l'ordinazione episcopale di otto nuovi vescovi si verificò una tragedia costata la vita a nove persone per la calca che si era creata e che faceva persino temere per l'incolumità stessa del Papa. 

Non è una visita facile quella di Francesco che si appresta ad atterrare in una delle zone più instabili del continente, tra guerre mai realmente finite, conflitti etnici, sfruttamento delle risorse naturali, rapimenti di religiosi, massacri, inondazioni. Non c'è solo una prospettiva africana: quello che succede nella Repubblica Democratica del Congo ed in Sud Sudan, infatti, riguarda indirettamente anche l'Europa perché le guerre, la povertà e le epidemie sono all'origine di flussi esorbitanti da questi due Paesi che danno vita a fenomeni di migrazione forzata interna ma anche diretta verso la Libia.

Il Sud Sudan in particolare è diventato il principale serbatoio di migranti dell'Africa che per lo più trovano ospitalità nella vicina Uganda ma c'è anche chi tenta la rotta mediterranea attraverso la Libia.  Senza la pace ed una gestione efficiente della crisi umanitaria è impossibile solo pensare di rallentare questi flussi. Il Papa se n'è dimostrato consapevole quando, di ritorno dal viaggio in Bahrein, ha detto che «è una ipocrisia pensare di risolvere il problema dei migranti in Europa» invitando a «risolverli anche a casa loro».

Francesco proverà a fare la sua parte con queste due tappe africane fortemente volute. In effetti, è forse l'unica personalità mondiale a tenere alta l'attenzione su quello che avviene in questi due Paesi ricordando all'opinione pubblica che non esistono solo i contesti di crisi di cui siamo abituato a leggere tutti i giorni. La perenne crisi di un Paese come il Sud Sudan, ad esempio, che nel 2020 ha visto svuotarsi di due milioni di persone su una popolazione totale di dieci milioni non può non interessare anche l'Europa, specialmente alla luce dell'emergenza migranti. Lì, dove la mortalità materna è la più alta al mondo e il 10% dei bambini muore prima di aver compiuto cinque anni, Francesco si giocherà anche la carta ecumenica perché avrà al suo fianco il primate anglicano Justin Welby e il moderator dell'assemblea generale della chiesa presbiteriana scozzese Ian Greenshields. 

Nel 2018 per la pace in questa terra – e nella Repubblica Democratica del Congo – Bergoglio aveva indetto una giornata di preghiera e di digiuno nel 2018, poi un anno dopo ci fu il gesto del bacio dei piedi dei leader sud-sudanesi a Santa Marta. Ora sei giorni in questi due Paesi che, oltre ai problemi già citati, scontano anche l'offensiva dei fondamentalisti islamici con attentati ai luoghi di culto e religiosi rapiti. Si vedrà nei prossimi giorni come il Papa parlerà a queste popolazioni che vivono la violenza degli jihadisti come una minaccia concreta.