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Il fenomeno

Droghe sintetiche, il Sudafrica ora ne è produttore

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Il Sudafrica non è più solo un Paese di transito o consumo di droghe sintetiche, ma anche di produzione su scala industriale, con strutture organizzate e sofisticate. Secondo le autorità, dietro questa evoluzione ci sarebbero i cartelli messicani.

Esteri 23_03_2026
Fentanyl (ApPhoto via LaPresse)

L’Africa Organized Crime Index 2025 conferma che la criminalità organizzata si è radicata in tutto il continente a partire dal 2019. Il 92,5% dei Paesi africani mostra una capacità molto limitata di resistere alle reti criminali e in 23 casi si registra l’abbinamento più pericoloso tra criminalità elevata e istituzioni deboli. Questo contesto facilita la crescita dei traffici illeciti e la nascita di strutture sempre più complesse.

Le droghe sintetiche rappresentano oggi una delle aree di maggiore espansione. Egitto, Nigeria e Sudafrica sono i poli principali, con la Nigeria che resta un nodo anche per il traffico di armi. Il Sudafrica, però, mostra il cambiamento più evidente: non è più solo un Paese di transito o consumo, ma anche di produzione su scala industriale. A settembre 2025 la polizia sudafricana ha scoperto un laboratorio di metanfetamina del valore stimato di 20 milioni di dollari, mentre nella provincia di Mpumalanga, nel nord-est del Paese (al confine con Mozambico ed Eswatini), era stato individuato un impianto del valore di circa 50 milioni di rand, cioè circa 2,7 milioni di euro. Le strutture sono organizzate e sofisticate, lontane dai laboratori rudimentali del passato. Secondo le autorità sudafricane dietro questa evoluzione ci sarebbero i cartelli messicani. Non è chiaro quali tra i circa 37 “grandi” cartelli e oltre 130 gruppi minori attivi in Messico siano coinvolti, ma i sospetti ricadono sui due più potenti, Sinaloa e Jalisco Nueva Generación. Il metodo adottato sembra essere quello del “franchising”: trasferire competenze e modelli produttivi alle reti locali, riducendo i rischi di trasporto e aumentando l’efficienza.

Un caso significativo risale al luglio 2024, quando in una fattoria nel Limpopo (estremo nord del Sudafrica, al confine con Zimbabwe e Botswana) è stato scoperto un laboratorio e sono state arrestate cinque persone, tra cui tre cittadini messicani. Se l’episodio attesta la presenza diretta dei cartelli sul territorio e il radicamento delle reti, i flussi di droga ne rappresentano un’ulteriore evidenza: all’aeroporto Benito Juárez di Città del Messico un pacco da 72 chilogrammi di metanfetamina era diretto a Johannesburg, mentre all’aeroporto OR Tambo, principale hub internazionale del Sudafrica, alcune opere scolpite nascondevano metanfetamina cristallina e fentanyl per un valore di circa due milioni di euro. Un chilogrammo di fentanyl ha il potenziale teorico di uccidere 500.000 persone, secondo le autorità antidroga sudafricane e statunitensi. Episodi simili si sono verificati fuori dal continente, come a Louisville, in Kentucky, dove un pacco proveniente dal Sudafrica conteneva cocaina e fentanyl nascosti tra prodotti per la purificazione dell’acqua. Anche gli Hawks, la Direzione della polizia sudafricana specializzata in crimine organizzato e corruzione, hanno confermato l’ingresso del fentanyl nei circuiti locali.

La geografia rende il Paese particolarmente favorevole al traffico di droga: confini difficili da controllare, porti molto attivi e aree scarsamente sorvegliate creano quello che le Nazioni Unite definiscono “confini porosi”. Negli ultimi diciotto mesi la polizia ha smantellato tre laboratori industriali, sequestrando metanfetamina per oltre 150 milioni di dollari e arrestando cittadini stranieri coinvolti nella produzione. Sotto la crescente pressione sulle rotte tradizionali, i cartelli spostano la produzione più vicino ai mercati di consumo per ridurre rischi e controlli. In Sudafrica e Nigeria i laboratori industriali comparsi dal 2016 risultano spesso legati a collaborazioni con gruppi messicani, segnando il passaggio dal semplice transito al radicamento operativo sul territorio. Lo Stato fatica a tenere il passo: centinaia di militari sono stati schierati a supporto della polizia in alcune aree colpite, a dimostrazione della pressione crescente sulle forze di sicurezza; l’Africa occidentale continua a essere un corridoio tra America Latina ed Europa, ma il ruolo del continente si amplia includendo produzione e trasformazione di droghe sintetiche.

Un tema cruciale rimane quello dei precursori chimici. Un rapporto del governo statunitense del 2023 indica il Sudafrica come uno dei principali importatori regionali di sostanze utilizzate nella produzione di droghe sintetiche, con efedrina e pseudoefedrina provenienti principalmente da Nigeria e India.

Oggi il Sudafrica svolge contemporaneamente la funzione di punto di transito, mercato e area di produzione, e questa sovrapposizione lo colloca al centro della nuova geografia del narcotraffico globale del mercato delle droghe sintetiche, oltre a rappresentare un nodo importante anche per il traffico di cocaina: strategico punto di transito per carichi verso Europa e Asia. Nei porti di Durban, Città del Capo e Saldanha sono stati intercettati carichi ingenti, tra cui container da oltre una tonnellata, per un valore di centinaia di milioni di euro. La posizione geografica, le infrastrutture portuali e la sorveglianza limitata rendono il Paese ideale per spostare grandi quantità di cocaina, spesso poi reindirizzate verso mercati esteri.