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il caso

Deriva liberticida in Spagna con la piattaforma HODIO

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Con l'istituzione della piattaforma HODIO, anche il Governo spagnolo si dota di una strumento per reprimere e controllare il pensiero difforme dal Governo. Come già successo in Venezuela, Nicaragua, Cuba e... Unione Europea. 

Attualità 16_03_2026

Il Premier spagnolo Pedro Sanchez delibera il "grande fratello" socialista per intimidire avversari e ostinati oppositori della narrazione del governo. Tutto molto simile alle misure venezuela, cubane, nicaraguensi ed…europee. Tutti meno liberi e più controllati solo per il nostro bene e la pace sociale, decisa ovviamente da lorsignori. 

Sì, il governo socialista ha presentato HODIO, ovvero «L'Impronta dell'Odio e della Polarizzazione», uno strumento sviluppato dal Ministero dell'Inclusione, della Previdenza Sociale e delle Migrazioni. Il sistema è stato sviluppato dall'Osservatorio spagnolo sul razzismo e la xenofobia (OBERAXE), un ente che opera sotto l'egida del Ministero dell'Inclusione, e funzionerà attraverso la raccolta su larga scala di messaggi pubblicati sui social media, che verranno poi analizzati da algoritmi in grado di classificare i contenuti secondo «criteri di polarizzazione, discriminazione o conflitto politico». Criteri forniti dall'esecutivo, si intende. 

Lo strumento, si legge nella pagina istituzionale dedicata, «analizza la presenza di discorsi di incitamento all'odio e di polarizzazione sui principali social network utilizzati in Spagna (Instagram, TikTok, X, YouTube e Facebook) e genera una classifica pubblica e trasparente che mette a confronto il livello di esposizione all'odio tra le diverse piattaforme…HODIO misura e valuta la presenza di incitamento all'odio e di polarizzazione sui social media, pubblicando periodicamente una classifica che misura: la prevalenza dell'incitamento all'odio e la diffusione dei contenuti. Sulla base di questi dati viene redatto un rapporto semestrale che include una classifica, vera e propria lista di proscrizione o se preferite “indice”, per monitorare l'evoluzione su ciascun social media».

L'iniziativa, presentata a Madrid mercoledì 11 marzo durante il primo “Forum contro l'odio organizzato dall’esecutivo socialista e sinistra spagnolo, rappresenta in relatà un ulteriore passo nella strategia del governo di controllare il dibattito pubblico online e più generalmente sullo spazio digitale. In altre parole, l'obiettivo è quello di segnalare pubblicamente utenti e conversazioni che le autorità ritengono indesiderabili. HODIO non si limiterà a individuare i reati, ma tenderà a misurare la "polarizzazione" e l'impatto sociale di determinate opinioni, un concetto molto più ampio e decisamente più difficile da definire in termini legali.

L'utilizzo dell'intelligenza artificiale per classificare i messaggi introduce anche una chiara mancanza di trasparenza, poiché i criteri specifici utilizzati per valutare i contenuti non sono stati resi pubblici. Chi controlla il controllore? La presentazione della piattaforma avviene dopo che per settimane il governo ha intensificato le sue critiche ai social network, accusandoli di incoraggiare lo scontro politico e di diffondere messaggi estremisti e a seguito di nuove proposte restrittive, dello stesso governo Sanchez sul funzionamento delle piattaforme social, il tutto in nome della riduzione dei contenuti dannosi, protezione della gioventù e della pace sociale.

Di fatto, una serie di reali limitazioni e controlli della libertà di espressione e vita sociale e civile dei cittadini che, molto concretamente, sono sempre più controllati e schedati. Sánchez, fortemente messo sotto accusa a causa delle indagini giudiziarie in corso da mesi contro la sua cerchia politica e familiare più ristretta, sembra risentire delle critiche che l'opposizione e i suoi detrattori in generale gli rivolgono sui social media e perciò li vuole controllare. 

L'idea non è nuova ed è copiata dalla strategia per promuovere la pace sociale, attraverso la repressione e la censura, dalle dittature di sinistra di Cuba, Venezuela e Nicaragua. Già nel 2017, con Nicolás Maduro al potere, era stata promulgata la “Legge contro l'odio” in Venezuela, che consente di mettere a tacere le critiche dei media e dei cittadini in generale, nonostante fosse giustificata dall’intento di «promuovere la tolleranza e la diversità e prevenire l'odio, la discriminazione e la violenza nella società venezuelana». Fidel Castro approvò nel 1999 per Cuba ed i suoi cittadini una legge che prevede pene detentive fino a 20 anni per chi dichiara, ad esempio, di appoggiare le sanzioni degli Stati Uniti contro l'isola caraibica. Nel caso del Nicaragua, la cosiddetta «legge sull'odio», attuata pienamente grazie alle riforme costituzionali e del Codice penale approvate all'inizio del 2021 dall'Assemblea Nazionale, ha introdotto la pena dell'ergastolo per chi commette «reati di odio».

Purtroppo l'iniziativa di Sanchez assomiglia molto all'approccio adottato ultimamente dall'Unione Europea, che lo scorso anno ha approvato il “Digital Services Act”, obbligando le piattaforme a rimuovere i contenuti ritenuti “illegali o dannosi” e a sottoporre i propri sistemi a un controllo normativo. L’UE ha anche approvato, nel novembre scorso, il cosiddetto “European Democracy Shield”, scudo europeo a difesa della democrazia e parte della strategia di controllo digitale, allo scopo di contrastare le pressioni che gravano sulla democrazia europea attraverso un approccio sistemico, multilivello e partecipativo e gestito dal centro di Bruxelles, secondo criteri della maggioranza oggi al potere.

Tutto molto inquietante ma ahinoi nulla di nuovo, tutto già sperimentato e visto in atto nel secolo scorso, oltre cortina laddove il “sol dell’avvenire” scaldava i cuori dei soli che sedevano al potere, mentre incarcerava i dissidenti.