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Critica il ddl Zan, insegnante di religione trasferito

Ddl Zan o non ddl Zan, nel nostro Paese è già rischioso – pure sotto il profilo lavorativo - esporsi contro la legge arcobaleno e, in generale, le rivendicazioni Lgbt. E anche un post su Facebook può costare caro. Lo prova la vicenda di Piergiorgio Dellagiulia, 46 anni, professore di religione cattolica presso l’Istituto Statale Velso Mucci di Bra (Cuneo), il quale, suo malgrado, si è ritrovato protagonista di una vicenda che ha del surreale.

Sì, perché questo insegnante non ha fatto nulla verso i suoi allievi o nelle sue aule che contrasti col suo ruolo di insegnante di religione (cattolica) o la sua etica professionale. Al contrario, si è limitato, in particolare su un gruppo Facebook molto letto dai cittadini braidesi, a condividere degli articoli critici sul ddl Zan; il che non solo è consentito, ma risulta perfettamente in linea sia con gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, sia con la stessa posizione della Santa Sede, formulata nero su bianco con la nota diplomatica al Governo italiano dello scorso 17 giugno.

Ebbene, solo per questo, per essersi cioè esposto sui social contro il ddl Zan ancora lo scorso aprile, Dellagiulia è stato inondato di critiche. Fin qui tutto normale, dato che a prendere le distanze dai cosiddetti “diritti civili”, come noto, si rischiano anche via social le proteste dei paladini del «love is love». Il punto è che a tali prese di distanza dall’insegnante di religione si è accodato, dalla pagina Facebook dell’Istituto, addirittura il preside della scuola superiore, il professor Gianluca Moretti. Lo scorso 15 aprile, il dirigente ha infatti fatto pubblicare un post dove, ricordato l’articolo 3 della Costituzione - mai messo in discussione da nessuno, tanto meno dal professore di religione -, si è messo nero su bianco che «il nostro istituto prende apertamente le distanze da opinioni espresse da un nostro Dipendente, a titolo strettamente personale». Insomma, Dellagiulia è stato scaricato pubblicamente dalla scuola per le sue idee.

Sarebbe il caso di ricordare a questo preside che, anche se non piace ai sostenitori del ddl Zan, esiste pure l’articolo 21 della Costituzione, ma non attardiamoci perché la vicenda non è ancora conclusa. Giovedì 8 luglio Dellagiulia è stato infatti convocato, al mattino, presso l’Ufficio scuola della diocesi di Torino, a colloquio col direttore, don Roberto Gottardo. In quella sede, a seguito anche d’un confronto sull’accaduto, al docente è stato annunciato che presto sarà assegnato ad altra scuola.

Così Dellagiulia quasi sicuramente dovrà lasciare l’Istituto da dove ha insegnato per 16 anni. Ufficialmente, il motivo della nuova assegnazione è il calo dei giovani che si avvalgono dell’ora di religione; in effetti, una riduzione significativa si è registrata, specie negli ultimi due anni. Tuttavia, è difficile non immaginare un collegamento tra tale pur motivato spostamento di cattedra e il fatto poc’anzi ricordato, con la manifestata contrarietà al ddl Zan che era già costata all’insegnante piemontese addirittura un apposito post, come si diceva, di pubblica presa di distanze sulla pagina della scuola. Un post che, riletto col senno di poi, suona come presagio di ciò che sarebbe poi accaduto.

Ecco che allora la vicenda riassume alla perfezione che clima pesante, per chi abbia certe idee, si sta instaurando nel Paese; a meno che, va da sé, non si sia pronti a rischiare la propria reputazione e qualcosa di più. Ma c’è da ritenere che i critici verso le rivendicazioni Lgbt sceglieranno sempre più l’autocensura.