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Mariologia

Corredentrice, il cardinale Müller: «Una verità contenuta nella rivelazione»

Al convegno internazionale De Maria numquam satis tenutosi a Roma (7-8 ottobre 2026), dopo l’intervento del cardinale Burke, anche l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede riabilita pienamente il titolo mariano di “Corredentrice” e la verità che tale titolo esprime, affermando che essa è oggettivamente contenuta nella rivelazione che Dio ha fatto agli uomini.
- Il testo integrale dell’intervento di Müller
- Dossier: Maria è Corredentrice

Ecclesia 08_10_2026

«Quando, quindi, Maria viene chiamata “corredentrice” nella pietà e nella teologia cattolica, non si tratta di un’attribuzione fuorviante né di un’esagerazione entusiastica, ma di una verità oggettivamente contenuta nella rivelazione. Tale titolo non deve essere taciuto […] ma richiede una spiegazione nel contesto complessivo dell’opera di redenzione divino-umana di Cristo, del Figlio di Dio e di Maria».

È questo il cuore dell’intervento di S. E. il cardinale Gerhard L. Müller al Convegno Internazionale De Maria numquam satis, che si sta concludendo a Roma. Dopo l’importante apertura del cardinale Raymond L. Burke, anche l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede riabilita pienamente il titolo mariano di “Corredentrice” e la verità che tale titolo esprime, affermando chiaramente che essa è oggettivamente contenuta nella rivelazione che Dio ha fatto agli uomini. E lo fa fondandolo dottrinalmente nella concezione cattolica della Redenzione, la quale, a differenza di quella protestante, restituisce la grazia e risana la natura, rendendola capace di vera cooperazione.

Citando San Tommaso d’Aquino, che gli uomini possano essere concause della redenzione, «non deriva da una mancanza di potenza divina, ma dal fatto che Dio si avvale di cause medie per preservare la bellezza dell’ordine nelle cose e anche per comunicare alle creature la dignità della causalità» (Summa Theologiæ, I, q. 23, a. 8, ad 2). Comprendere che l’avvalersi di cause intermedie – vere cause! – non è indice di una carenza in Dio, e che la partecipazione della dignitas causalitatis alle creature si radica nella sapienza e nell’onnipotenza divine, è l’argomento che scioglie i nodi delle obiezioni alla radice di molti titoli mariani, incluso quello di Corredentrice.

Proprio perché «la mariologia è il culmine dell’antropologia cattolica e il criterio dell’ortodossia cattolica», ha spiegato il cardinale, e «poiché l’intera redenzione dipende dal fatto che Dio abbia comunicato a Maria la dignitas causalitatis nell’attuazione della sua volontà salvifica universale», la cooperazione di Maria all’opera della Redenzione appare come il vertice perfetto e insuperabile di questa causalità partecipata. La Vergine santa, infatti, riceve e attua questa sua causalità nel modo proprio di una donna liberata preventivamente dalla colpa originale, colmata della pienezza della grazia, e predestinata ad essere la Madre di Dio. «Per questo Maria – spiega il cardinale – è in modo unico intrinsecamente e essenzialmente legata all’opera salvifica di Cristo», con quel fiat che, oltre all’Incarnazione, «comprende anche – a nome dell’intera umanità – la sua collaborazione alla redenzione attraverso la croce di suo Figlio, accanto al quale ella stava e dove la sua anima fu trafitta da una spada».

Ma Maria è stata predestinata anche ad essere la nuova Eva, «compagna e aiutante di Cristo (socia Christi)», il nuovo Adamo. Non nel senso «che ella sostenga l’opera di Cristo», ma nel senso che «riceve la salvezza e coopera […] affinché la Chiesa e i suoi singoli membri si lascino unire, nella fede e nell’amore, a Cristo loro Capo».

A quanti si scandalizzano del fatto che, con il titolo di “corredentrice”, il titolo di Redentore verrebbe trasferito ad una creatura, il cardinale risponde che «anche i titolo cristologici vengono applicati per analogia a noi», come quando veniamo chiamati e siamo figli di Dio. E aggiunge: «Chiunque conosca le regole della teologia cattolica, quindi, non può trovare motivo di scandalo nell’uso analogico dei titoli cristologici e soteriologici». L’uso analogico – non univoco! – di questi titoli deve spingere non a diffidenza, ma a «una comprensione più profonda». E la deduzione di chi scrive è che, evidentemente, i redattori della nota Mater populi fidelis non siano propriamente ferrati né su tali regole né sul senso dell’analogia.

Ancora, Müller ricorda che il principio della gerarchia delle verità, affermato in particolare dall’ultimo concilio ecumenico, non significa «una suddivisione meccanica tra dottrine importanti e meno importanti», quasi che queste ultime possano essere trascurate e taciute, ma la «loro analogia in relazione al fondamento della fede cristiana». La corredenzione mariana non è dunque una verità periferica, che possa essere tralasciata per questioni ecumeniche, ma una verità analogica, che dev’essere compresa e illustrata nella connessione con i dogmi principali della fede. «Non regge nemmeno l’obiezione secondo cui il titolo sarebbe comparso solo a partire dal tardo Medioevo. Infatti, il fatto che una verità di fede sia contenuta nella Rivelazione non deve essere confuso con la sua formulazione concettuale», che si concretizza e si precisa nel tempo.

Il cardinale Müller manda un messaggio chiaro e forte: la corredenzione di Maria è una verità contenuta nella Rivelazione, e il titolo di “Corredentrice” non dev’essere taciuto, ma spiegato. E, ci permettiamo di far notare, una definizione dogmatica è quanto di più adeguato per precisare i contenuti, mostrarne la connessione con gli altri dogmi della fede ed evitare fraintendimenti ed equivoci.

Un messaggio che risponde anche indirettamente al tentativo di classificare il cardinale tra i sostenitori di un minimalismo mariologico, messo in atto slealmente appena qualche giorno prima del convegno, in un articolo che rievocava alcune considerazioni che Müller fece nel 2017. Il cardinale libera il campo dalle etichette di massimalismo e minimalismo, spiegando che «il principio “numquam satis de Maria” non ha nulla a che vedere con un massimalismo mariologico, che si dovrebbe bilanciare diplomaticamente e pedagogicamente con un minimalismo mariologico. Il principio non dice altro che la verità fondamentale della fede cattolica contro lo gnosticismo. Secondo la fede cattolica l’uomo diventa più grande nel pensiero e nell’agire quanto più si lascia sostenere dalla grazia e condurre alle altezze di Dio». E Maria è colei che, per la sua docilità, è stata sollevata a tali altezze che, all’occhio della conoscenza umana, appaiono irraggiungibili.



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