Corpus Domini, la diocesi schizofrenica
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Non deve essere stata una grande idea quella della Diocesi di Milano di non svolgere la processione del Corpus Domini in Duomo anziché per le vie cittadine come si è sempre fatto. Come abbiamo scritto sulla Bussola non più tardi di due giorni fa, la tradizionale processione non si farà sulla pubblica via, ma a causa di traffico e overtourism, si è deciso di ripiegare tra le quattro mura del Duomo.
Una decisione incomprensibile che fa pensare piuttosto ad un disinteresse verso una forma di devozione che affonda le sue ragioni nei secoli scorsi e che evidentemente per le gerarchie che guidano la Diocesi più grande d’Europa, suscita solo moti di fastidio.
Eppure, c’è qualcosa che stona vieppiù dopo aver letto ciò che la diocesi ambrosiana scrive nella guida liturgica della diocesi di quest’anno. Proprio il 4 giugno, giovedì in cui è calendarizzata la solennità del Corpus Domini, la Diocesi invitava i parroci a svolgere le processioni lungo le vie cittadine previste per domenica 7 giugno. Un invito caloroso dato che nel testo proposto ai sacerdoti viene scritto che le processioni potranno avere luogo “lodevolmente” secondo le regole.
Ma in coda al breve trafiletto, la Diocesi scriveva: “Rimane però esclusa la pseudo processione fatta all’interno della chiesa”. E per rafforzare la prescrizione negativa, la curia ambrosiana citava il documento Comunione e culto eucaristico fuori della Messa ai paragrafi 134 e 136.
Del resto, la prescrizione aveva e ha un senso: la processione viene fatta esclusivamente per portare alle case Gesù nel Santissimo Sacramento. È un atto di culto pubblico, che nel pubblico trova la sua ragione d’essere. Cosa che non può essere – e non potrà mai essere neppure se la location fosse il Duomo cittadino – per una processione che viene svolta nel chiuso di quattro mura. Insomma, perderebbe proprio il senso che le processioni hanno.
Invece per la processione del vescovo addirittura si opta per la formula indoor e senza che ce ne siano ragioni gravi, che possano giustificarne la scelta. Il traffico, infatti, non può essere una scusa valida, dato che la legge consente da sempre lo svolgimento delle processioni. E non può essere neppure l’overtourism, inglesismo che dovrebbe stare a significare un eccesso di processioni turistiche tale per cui Milano sia letteralmente invasa da un surplus di visitatori. Tanto più che proprio la presenza di turisti, molti dei quali neppure cattolici, dovrebbe indurre la diocesi a promuovere queste forme di devozione visto che anche questa è una forma di evangelizzazione.
Quella della Diocesi di Milano è una forma di “schizofrenia” liturgica davvero inspiegabile. In buona sostanza, la diocesi proibisce ai parroci di svolgere quelle che non esita a chiamare pseudo processioni dentro le chiese, giustamente non riconoscendo valore alcuno a queste forme di para liturgia.
In buona sostanza: la diocesi proibisce ai parroci ciò che invece il vescovo si concede e si concederà il 4 giugno. Davvero non si comprende la ratio di questa decisione, che la stessa diocesi aveva proibito per tutto il clero.
L’impressione è che qualcuno in curia, piuttosto allergico ad una forma di devozione popolare che ha alimentato la fede nei secoli di milioni di fedeli, non abbia considerato che questa decisione avrebbe cozzato con l’input dato a tutti i preti. Una figuraccia che rischia di far apparire la Diocesi come incoerente e pressapochista verso una forma di devozione popolare che ha alimentato e alimenta la fede nei secoli. E che la stessa Milano non esita a promuovere, salvo nasconderla per interessi che nulla hanno a che fare con la pastorale.

